Nino Novacco. Memoria di un incontro in vista del centenario della nascita (1927-2027)

Nino Novacco. Memoria di un incontro in vista del centenario della nascita (1927-2027)

Attraverso la memoria personale e la riflessione storica, emerge il profilo di un intellettuale che ha saputo unire cultura, economia e impegno civile in una visione unitaria del Mezzogiorno e dell’Italia.

di
Antonio Capitano

Un maestro che continua a parlare al presente

Vi sono uomini il cui insegnamento non si misura soltanto dalle opere che hanno lasciato, dagli incarichi ricoperti o dai riconoscimenti ricevuti, ma dalla capacità di continuare a dialogare con le generazioni che non li hanno conosciuti. È il privilegio che appartiene ai veri maestri. Essi sembrano sottrarsi alla cronologia della storia, perché il loro pensiero conserva una sorprendente attualità e il loro esempio continua a interrogare il presente. Nino Novacco appartiene, senza dubbio, a questa rara categoria di uomini.

L’approssimarsi del centenario della nascita, il 30 ottobre 2027, non rappresenta soltanto una ricorrenza da affidare alla memoria. Costituisce, piuttosto, un’occasione preziosa per tornare a riflettere sul significato della sua opera e sul lascito di una delle figure più autorevoli del meridionalismo italiano del secondo Novecento.

In un tempo nel quale il dibattito pubblico appare spesso prigioniero dell’immediatezza e della contingenza, rileggere Novacco significa ritrovare il valore del pensiero lungo, della programmazione, della responsabilità civile e di quella visione dello sviluppo che non separava mai l’economia dalla cultura, la politica dalla storia, il Mezzogiorno dall’interesse nazionale.

Una comune appartenenza: conterraneo, concittadino, testimone

Ogni memoria autentica nasce da un incontro. Nel mio caso, il ricordo di Nino Novacco è anche il riconoscimento di una comune appartenenza, geografica e spirituale, che ha reso il dialogo ancora più intenso e significativo.

Per chi scrive, questa ricorrenza possiede anche un significato profondamente personale. Essere conterraneo e concittadino di Nino Novacco costituisce motivo di sincero orgoglio, ma soprattutto il privilegio di riconoscersi in una comune appartenenza che non è soltanto geografica.

Esiste una geografia più profonda di quella tracciata sulle carte: è la geografia della memoria, delle esperienze condivise, delle radici culturali, delle aspirazioni civili. È una geografia dello spirito che accomuna uomini appartenenti a generazioni diverse e rende possibile una forma silenziosa di dialogo.

È da questa comune appartenenza che nasce il sentimento di riconoscenza che accompagna oggi queste pagine.

Gli incontri alla Svimez: il magistero del dialogo

Le conversazioni con Nino Novacco nella sede della Svimez rappresentano uno dei ricordi piùpreziosi della mia formazione. In esse si manifestava una rara capacità di collegare economia, storia, cultura e responsabilità istituzionale in una visione unitaria del Paese.

Alla riconoscenza si unisce il ricordo di incontri che considero fra i più significativi del mio percorso culturale. Ho avuto infatti il privilegio di conoscere Nino Novacco nella sede della Svimez, dove ogni conversazione rappresentava un’occasione di riflessione ben più ampia delle questioni contingenti.

Colpiva la naturalezza con cui un ragionamento sulla programmazione economica conduceva alla storia d’Italia; un riferimento al Mezzogiorno si apriva al tema delle classi dirigenti; un’analisi sullo sviluppo diventava occasione per richiamare la responsabilità della cultura e delle istituzioni.

Nulla appariva frammentato nel suo pensiero. Ogni argomento trovava il proprio significato all’interno di una visione complessiva del Paese, maturata attraverso decenni di studio, ricerca e servizio alle istituzioni.

Era questo il tratto che più colpiva chi aveva la fortuna di ascoltarlo. Nino Novacco non offriva soltanto risposte: suggeriva un metodo.

Prima dell’economista: l’uomo di cultura

Per comprendere davvero Nino Novacco occorre risalire alle radici della sua formazione. Prima dell’economista e del meridionalista vi fu un giovane intellettuale convinto che la cultura dovesse dialogare con la realtà e contribuire a trasformarla.

Vi è infatti un rischio, quando si ricorda Nino Novacco, ed è quello di identificarlo esclusivamente con il grande economista o con il presidente della Svimez. Tutto ciò è vero, ma non basta.

Prima dell’economista vi fu infatti l’intellettuale. Prima dello studioso della programmazione vi fu il giovane che sentì il bisogno di confrontarsi con il mondo delle idee, della letteratura e del dibattito civile.

È in questa prospettiva che assume un’importanza decisiva l’esperienza della rivista «Cultura e realtà», della quale fu tra i fondatori insieme a personalità destinate a segnare la cultura italiana del secondo dopoguerra e, fra esse, a un protagonista assoluto come Cesare Pavese.

«Cultura e realtà»: un manifesto per una nuova Italia

La rivista «Cultura e realtà» rappresenta molto più di un episodio giovanile. Essa racchiude un’idea alta della funzione dell’intellettuale e anticipa la visione che accompagnerà Novacco lungo tutta la sua esistenza.

Ridurre quella esperienza a un semplice episodio giovanile significherebbe non coglierne il valore più autentico.

Cultura e realtà non erano due parole accostate casualmente, ma i due poli di una medesima concezione della società.

La cultura non poteva rinchiudersi nell’erudizione, ma era chiamata a confrontarsi con la realtà, con i problemi del Paese, con le trasformazioni economiche e con le responsabilità della democrazia.

Allo stesso modo, la realtà non poteva essere compresa senza gli strumenti critici offerti dalla cultura.

In questa intuizione si trova il nucleo dell’intero percorso umano e intellettuale di Nino Novacco.

Cesare Pavese e il ponte culturale fra Nord e Sud

L’incontro con Cesare Pavese assume un valore che va oltre la biografia. Esso diventa il simbolo di una stagione nella quale cultura, letteratura ed economia dialogavano fra loro, contribuendo alla costruzione di una nuova coscienza nazionale.

La presenza di Cesare Pavese rappresenta il simbolo di una stagione irripetibile della cultura italiana.

Fra Pavese e Novacco sembra delinearsi quasi un ponte ideale fra il Nord e il Sud, fra il Piemonte delle Langhe e quel Mezzogiorno al quale Novacco avrebbe dedicato l’intera vita.

Non due Italie contrapposte, ma due tradizioni chiamate a riconoscersi reciprocamente.

In questa osmosi di esperienze si coglie una delle intuizioni più feconde del suo percorso: la cultura precede lo sviluppo e lo sviluppo, per essere autentico, deve sempre tradursi in un progetto di civiltà.

Confesso che proprio questa stagione rappresenta l’aspetto della sua biografia che più profondamente sento vicino alla mia geografia naturale e culturale.

Un’eredità da trasmettere

Il mio contributo al volume commemorativo della Svimez nasceva dal desiderio di testimoniare la statura di Nino Novacco. Oggi, alla vigilia del centenario, quel ricordo trova un naturale approfondimento.

Quando, nel 2012, la Svimez volle dedicargli il volume Manifestazione in onore di Nino Novacco. Eminente meridionalista (30 ottobre 1927 – 7 novembre 2011), ebbi l’onore di offrire un mio ricordo personale accanto a quelli di autorevoli studiosi e protagonisti della vita istituzionale italiana.

Le esigenze editoriali imposero inevitabilmente la sintesi e lasciarono fuori episodi, riflessioni e conversazioni che oggi, nell’approssimarsi del centenario della nascita, ritengo doveroso consegnare alla memoria collettiva.

Gli uomini come Nino Novacco non appartengono soltanto al tempo in cui hanno vissuto. Appartengono soprattutto al tempo che viene dopo, perché continuano a interrogare le coscienze con la forza delle loro idee e con l’esempio della loro vita. Se questo scritto riuscirà a suscitare anche in un solo giovane il desiderio di leggere le sue pagine, di comprenderne il pensiero e di raccoglierne l’eredità civile, allora avrà raggiunto il suo scopo più autentico.

Con questo spirito prendono avvio le pagine che seguono. Esse non intendono aggiungere una commemorazione alle molte già dedicate a Nino Novacco, ma offrire la testimonianza di un incontro e di un magistero. Perché la memoria, quando riguarda uomini di questa statura, non appartiene al passato: diventa un atto di responsabilità verso il futuro e un invito a custodire quella continuità fra cultura, istituzioni e impegno civile che rappresenta il lascito più alto della loro esistenza.

Bibliografia

“Manifestazione in onore di Nino Novacco Eminente Meridionalista (30 ottobre 1927 – 7 novembre 2011)”  Quaderni SVIMEZ – Numero Speciale (38) Roma, novembre 2013 

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Redazione

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