Le Acque Albule. Un bene millenario di Tivoli destinato a essere privatizzato?

Le Acque Albule. Un bene millenario di Tivoli destinato a essere privatizzato?

Le Aquae Albulae, di rilevante importanza terapeutica, uno dei luoghi più identitari del territorio di Tivoli, sono sul punto di essere privatizzate.

di
Giuseppe Morganti, architetto, Soprintendenza Archeologica di Roma, già Presidente Regionale del FAI per il Lazio

Le Aquae Albulae, così chiamate per il loro colore celeste latteo, dovuto alla concentrazione di idrogeno solforato e anidride carbonica – quest’ultima potente antibatterico naturale – sono un gruppo di sorgenti poste circa 6 km a ovest di Tivoli: l’acqua sgorga principalmente dai due laghi Regina e Colonnelle, a una temperatura di circa 23 gradi.

Queste acque della pianura tiburtina, che conosco e di cui ho letto in vari testi e appreso da varie fonti, raccontano una storia millenaria, che precede addirittura la fondazione di Roma. Conosciute fin dall’antichità per le eccezionali proprietà terapeutiche, rappresentano uno dei siti più rilevanti del territorio tiburtino. Presso il lago delle Colonnelle sono stati trovati reperti litici che risalgono al Paleolitico superiore e in epoca romana la fama di queste sorgenti superò i confini locali.

Proprietà Terapeutiche delle Acque Albule

Scrittori e storici romani, tra cui Strabone e Plinio il Vecchio, ne decantarono le virtù curative. Plinio nella Naturalis Historia scrive che “Albulae aquae vulneribus medentur“ (le acque albule curano le ferite); l’imperatore Nerone fece incanalare le acque per servire la grandiosa Domus Aurea, mentre Cesare Augusto vi si bagnò su consiglio del suo medico Antonio Musa. Nei secoli successivi il cardinale Ippolito d’Este le utilizzò per la cura della gotta e, arrivando a periodi più recenti, anche il tiburtino Emilio Segrè, premio Nobel per la Fisica nel 1959, nella sua “Autobiografia di un Fisico” riferisce di aver frequentato assiduamente lo Stabilimento Termale di Bagni, tornato a Roma dalla California, fino agli ultimi anni: “lo conoscevo fin dall’infanzia e il luogo mi richiamava cari ricordi. Anche l’odore di idrogeno solforato, sgradevole per molti, mi piaceva”.

Progetto del nuovo stabilimento delle Acque Albule, 1881 (da Mezzetti, 1983)

Nel corso dei secoli, queste Terme non sono mai state considerate dai cittadini una semplice risorsa economica, quanto un elemento distintivo dell’identità tiburtina.

Bagnanti nella piscina centrale all’inizio del secolo. (da Mezzetti, 1983)
1885. Bagnanti nella piscina dei poveri. (da Mezzetti, 1983)

Il gemellaggio, dal 2001, di Tivoli con Saint – Amand – les- Eaux in Francia, conferma che le Acque Albule sono state sempre considerate un elemento di identità internazionale.

Il decreto di donazione di Papa Pio IX

Papa Pio IX

Il passaggio cruciale verso la fruizione pubblica moderna risale alla seconda metà dell’Ottocento. Con un decreto del 1857, Papa Pio IX volle infatti destinare la gestione e i benefici delle Terme alla comunità di Tivoli, ponendo la salute dei cittadini al centro della missione dello stabilimento. Quell’atto sancì un principio fondamentale: il benessere derivante dal patrimonio idrotermale appartiene, in prima istanza, alla collettività tiburtina. Pertanto una donazione che aveva come finalità la salute dei tiburtini.

Ne conseguì che nel 1928 si costituì la Società delle Acque Albule, divenuta proprietà della città di Tivoli.

Piscina centrale, folla domenicale, 1934

Nel corso del XX e XXI secolo lo Stabilimento è stato modernizzato in maniera importante: denominato, chissà perché e impropriamente, “Terme di Roma”, contiene quattro grandi piscine all’aperto per una superficie balneare di circa 6000 mq. Attualmente la gestione delle Terme si è adeguata ai mutamenti normativi e alle leggi di mercato.

La Gestione pubblica-privata

La creazione della Società per azioni “Acque Albule S.p.A.” ha visto finora l’ingresso di capitale privato al 40%, mentre il Comune di Tivoli ha mantenuto e ancora mantiene la maggioranza assoluta con il 60% delle quote.

Questa impostazione mista pubblica-privata aveva l’obiettivo di mantenere la funzione anche sociale dello Stabilimento (assicurando prezzi accessibili, prestazioni convenzionate e occupazione con ricadute positive per il territorio) e allo stesso tempo garantire l’efficienza gestionale e la capacità di investimento del settore privato.

Bar e sala da ballo, 1934

Negli ultimi anni la legislazione che disciplina la partecipazione degli Enti Locali nelle Società pubbliche è cambiata (si veda il Testo Unico sulle Società Partecipate, d. lgs. 175/2016), e le amministrazioni comunali sono oggi chiamate a razionalizzare le proprie partecipazioni, se i bilanci comunali non dispongono fondi sufficienti per investimenti e/o nuovi impianti tecnologici.

Di conseguenza l’Amministrazione Comunale di Tivoli, con delibera n. 174 del 1° luglio 2025 (quindi già più di un anno fa), ha dichiarato l’urgenza di predisporre gli atti per l’alienazione della quota societaria Acque Albule SpA, e procedere a gara sul mercato per privatizzare e cedere la quota pubblica della storica Azienda Termale.

Dopo la delibera, il percorso amministrativo si articola in fasi precise: gli uffici incaricati stanno completando la valutazione patrimoniale complessiva dello Stabilimento e degli annessi per stabilire la base d’asta della gara, dove devono essere definiti i criteri di selezione dell’acquirente e tutti i vincoli contrattuali legati al personale dipendente e all’uso dei complessi termali.

La scelta dell’Amministrazione comunale rappresenta una svolta storica, poiché la vendita della quota di maggioranza trasferirà a soggetti privati il controllo della società e della gestione delle strutture.

Passaggio ai privati delle Terme Acque Albule

Piscina “la Spiaggetta” ai giorni nostri

Naturalmente la prospettiva del passaggio definitivo delle Terme non può non suscitare grandi perplessità e molti interrogativi tra i cittadini. Per i Tiburtini l’idea che un bene legato a secoli di storia – che in sé racchiude valori storici, sanitari, e paesaggistici – possa passare interamente in mani private, viene vista come una perdita di identità e un grave impoverimento sul proprio territorio. Il dibattito va oltre la mera operazione finanziaria. Esso tocca la visione di futuro che la comunità tiburtina intende darsi.

Nel decreto di Pio IX, come abbiamo detto, le Acque Albule furono donate a Tivoli non per motivi economici, ma come strumento di cura per i cittadini.

Mentre il Comune completa gli atti amministrativi necessari per la gara – certi che l’Amministrazione ha ben presente che la proprietà delle acque e delle sorgenti appartiene allo Stato e alla Regione – la città deve partecipare a questo passaggio con consapevolezza e senso di responsabilità.

In conclusione: la privatizzazione di una società pubblica non può comportare con la cancellazione della memoria storica e dei valori identitari della cittadinanza; decisioni comunali di tale rilevanza devono essere condivise con la comunità dei cittadini, per assicurare che il patrimonio di benessere donato nel 1857 da Pio IX a Tivoli continui a rappresentare un valore acquisito per la città anche per le generazioni future.

Piscina centrale ai giorni nostri

Per saperne di più

Strabone, Geografia V, 3, 11, descrizione delle acque sulfuree sulla via Tiburtina.

Mezzetti, Riviviamoli insieme 1983

Tivoli ieri e oggi, a Cura di Giuseppe Porcelli, 1985

Mari, Z. (1991) – Le Acque Albule e la zona del Lago della Regina, in Archeologia a Tivoli e dintorni, Quaderni del Museo Archeologico di Tivoli.

Sciarretta, Viaggio a Tivoli, 2001

Fiore, M.G. – Mari, Z. (2008) – Le Terme di Tivoli: Acque Albule e Terme di Stazzo, in Terme di Roma antica – Electa.

Inoltre, su http://cultura.gov.it si veda:

Terme di Tivoli – Acque Albule: Schede della Soprintendenza ABAP e del Parco archeologico (scaricabili)

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Redazione

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