Alle origini del Notariato tiburtino
Con riferimento alla Mostra “Tivoli Medievale, l’articolo illustra la presenza del Notariato a Tivoi, in età medievale, con particolare riferimento ai Signa Tabellionum, sigilli personali apposti dai funzionari, e ad alcuni importanti documenti medievali dell’Archivio Comunale.
di Maria Luisa Angrisani, Università di Roma “La Sapienza”
I Signa Tabellionum
Nella splendida mostra sulle testimonianze medievali a Tivoli, l’alto numero delle pergamene conservate nell’archivio storico locale ha reso per la prima volta possibile l’esposizione dei Signa tabellionum – misconosciuta peculiarità nella storia del notariato – suddivisa per secoli. Si tratta del segno distintivo apposto dai funzionari (i tabelliones, antesignani dei successivi notarili) che avevano l’incarico di redigere e conservare gli atti giudiziali e privati.


Sono sigilli personali, composti a mano secondo un modello caratteristico per ciascun notaio, in forma di monogramma risultante dalla combinazione delle lettere del nome di battesimo. In un intreccio più o meno complesso, vengono utilizzate tutte le lettere del nome, talvolta solo le prime o addirittura esclusivamente quella iniziale.

Già nell’antica Roma esperti di materie giuridiche denominati tabelliones, soppiantati in seguito dagli scrinarii, esercitavano pubblicamente la funzione ufficiale dell’insinuatio documentaria nei gesta amministrativi, ricevendo così il crisma della publica fides, necessaria per il rilascio di copie autentiche.
La figura del Notarius
Scarna è Tivoli la documentazione di tali attività giuridiche, comunque non è dimostrata l’esistenza di una figura specifica di “notarius” e il termine va inteso solo come “scrittore di carte private”, uno “scriba, che annotava le volontà del committente usando un formulario tipizzato. Fioritura ed evoluzione del notariato a Tivoli sono legati alla veridicità della documentazione trasmessa attraverso copie di exemplaria perduti e ritenuti autentici, quasi esclusivamente sulle conferme ecclesiastiche successive, interessate ad avallare concessioni e privilegi, o addirittura ‘confezionate’ allo scopo. Le origini medievali sono da ricercare sulla documentazione privata come i registri notarili. cruciali per la conservazione e la trasmissione di atti giuridici e commerciali.
Il Regestum Tiburtinum



I primi documenti medievali relativi alla città sono raccolti nel Cartularium Sublacense e nel Regestum Tiburtinum, confezionati tra l’XI e il XII secolo. La maggior parte sono trascrizioni di atti a supporto di proprietà fondiarie della Chiesa, dove abbondano i “falsi“, confezionati secondo un rigido formulario, con l’inventario dei beni di donazione ricalcato su quello della Basilica Lateranense (è il caso dell’umile chiesetta campestre di santa Maria in Cornuta legata al fantasioso nome del goto Valila in un documento acclarato “falso”).
La Nomenclatura Notarile tiburtina
Per quanto riguarda la nomenclatura notarile, emergono nel Regesto i seguenti appellativi:
Deodato, scriniario Sanctae Romanae Ecclesiae; Feliciano, notaro personale; Georgius, notaro e scriniario; Gregorius, scriptor et signum facie; Iohannes, scriniario e tabellio civitatis Tyburtine et; Leo, scriniario e tabellione, Leoserinus, notarius civitatis tyburtinae, Madelbertus, Romanus, regestum scribens, Stephanus, tabellius, Tedemundus, tabellio civitatis tyburtinae.

Gli Archivi Tiburtini
La prima menzione dell’Archivio del Comune compare negli Statuti del 1305 che affidano al notarius communis la conservazione del cassone (suppetaneum), dove sono raccolte le scripturae communi pertinentes.

Notevole è l’eredità della famiglia Brunelli, unico archivio gentilizio del medioevo che ci sia rimasto, e che contiene documenti dal 1352 al 1494. Cospicui anche gli Archivi storici dell’Aspedale e quello della Chiesa di Santa Maria Maggiore.




Bibliografia
Angrisani Maria Luisa, Sulle fonti della Charta Cornutiana conservata nel Regesto Tiburtino, in “Atti e Memorie della Società Tibutina di Storia e d’Arte”, 78, 2000 pp. 49-100 con bibliografia precedente.
