A VILLA ADRIANA L’ANTIQUARIUM DEL CANOPO CAMBIA NOME
Il passaggio da Antiquarium a Mouseia – Musei del Canopo non è solo un cambio di nome, ma una scelta che invita a riflettere sul rapporto tra memoria scientifica, comunicazione e valorizzazione contemporanea.
di
Stefano Gizzi, già Dirigente Architetto del Ministero della Cultura
Anna Maria Reggiani, già Direttore Generale del Ministero della Cultura
Gli interventi nella valle del Canopo

Nel corso della seconda metà del Novecento la Soprintendenza Archeologica per il Lazio avviò una serie di interventi di scavo, restauro e rifunzionalizzazione nella valle del Canopo di Villa Adriana, delimitata da un muro a contrafforti sul lato orientale e da una sostruzione sul lato opposto, dove si apre una sequenza di ambienti voltati.
Ciascun ambiente era originariamente diviso orizzontalmente da una contabulatio lignea sorretta da grandi mensole in travertino. Il livello superiore abitabile (cenaculum), probabilmente destinato ad alloggio, era accessibile tramite una porta autonoma che si apriva su un ballatoio esterno continuo (maenianum) lungo la facciata. Le porte erano sormontate da ampi finestroni e da arconi aggettanti, che conferivano alla sostruzione l’aspetto di una lunga sequenza di tabernae.
Il complesso doveva funzionare come una fascia residenziale di servizio, dotata di latrine collettive alle estremità e presumibilmente destinata a personale di livello intermedio della villa, distinto dai lavoratori più umili alloggiati nelle vicine Cento Camerelle.
In una data imprecisata tra Sette e Ottocento il duca Luigi Braschi, proprietario delle terre già appartenute ai Gesuiti e ai Fede-Centini, trasformò le murature in casa colonica, il cosiddetto Casino Braschi.
La formazione dell’Antiquarium e l’organizzazione museografica

Gli interventi principali, diretti da Salvatore Aurigemma con la collaborazione di Roberto Vighi, portarono al recupero degli ambienti della sostruzione, in parte messi in comunicazione e destinati a magazzini o adattati a funzioni museali.
Dopo la campagna di scavi nell’area del Canopo, che rimise in luce parte delle sculture disposte lungo l’Euripo, si decise di ricollocare in situ i calchi realizzati dopo la scoperta, trasferendo gli originali in una struttura museale. La scelta cadde sulle sostruzioni del terrazzamento occidentale, i cui spazi furono radicalmente trasformati: i vani vennero collegati mediante aperture parallele e pavimentati con frammenti di diversi tipi di marmo rinvenuti nella villa, assemblati secondo il gusto dell’epoca. L’intervento comportò un forte stravolgimento dell’organismo architettonico romano; inoltre, l’ostruzione dell’intercapedine tra il muro di fondo delle sostruzioni e quello di contenimento del terrapieno alterò il microclima interno, causando aumento dell’umidità e danni alle murature e alle sculture esposte.
Ad Aurigemma si deve l’ideazione dell’Antiquarium del Canopo e la scelta di ricollocare all’esterno copie delle sculture, così da preservare gli originali e al tempo stesso restituire la leggibilità scenografica dell’intero complesso. Negli spazi dell’Antiquarium confluirono principalmente le sculture provenienti dal bacino centrale della valle del Canopo: le quattro repliche delle Cariatidi dell’Eretteo, i due Sileni canefori, il coccodrillo in marmo cipollino, le statue dei fiumi Nilo e Tevere, una statua di guerriero forse identificabile con Ares, le copie dell’Amazzone di Fidia e di quella di Policleto, il torso dell’Afrodite Cnidia di Prassitele, ritratti imperiali ed elementi decorativi.
Il riallestimento in vista del riconoscimento UNESCO

Una seconda stagione di lavori precedette la presentazione ufficiale di Villa Adriana come Sito del Patrimonio Mondiale UNESCO (13 aprile 2000). L’intervento riguardò la bonifica dell’umidità nei livelli inferiori e il recupero del piano superiore, alterato dalla trasformazione nel Casino Braschi. Il nuovo progetto museografico si fondò su criteri di rispetto del contesto archeologico, chiarezza del percorso di visita e integrazione tra spazio e opere. Basamenti continui, impianto assiale e illuminazione controllata contribuirono a costruire una narrazione coerente del programma decorativo del Canopo, in gran parte riallestito al piano superiore per migliorarne conservazione e leggibilità. Fanno eccezione le Cariatidi, mantenute al piano terra per il loro peso.
La Soprintendenza e, successivamente, l’Istituto autonomo Villa Adriana e Villa d’Este hanno inoltre utilizzato questi ambienti per mostre temporanee e per l’esposizione di nuovi rinvenimenti.
Il rilancio recente e il nuovo percorso Mouseia

Più recentemente l’Antiquarium del Canopo è stato rilanciato con un nuovo percorso espositivo denominato Mouseia – Musei del Canopo, che conserva le sale storiche e amplia la fruizione includendo stabilmente anche il livello inferiore del complesso. L’iniziativa valorizza il Canopo, uno dei settori più iconici dell’intera Villa , dove è ancora leggibile un articolato programma decorativo strettamente connesso alle concezioni politico-religiose e culturali di Adriano. Tale operazione sollecita, tuttavia, alcune riflessioni di ordine storico-critico.
L’uso della denominazione originaria di Antiquarium appariva come una prudente ammissione dei limiti delle collezioni esposte, alla luce della dispersione moderna del patrimonio scultoreo di Villa Adriana, che rende tuttora problematica la ricostruzione dell’originario programma decorativo e cultuale e determina una frammentazione strutturale del sito sul piano museografico.
Il recente passaggio al nome Mouseia, pur ambizioso sul piano comunicativo — assimilabile a un’operazione di rebranding culturale — introduce tuttavia una categoria interpretativa contemporanea. L’idea di un intento museale attribuito ad Adriano è infatti, il risultato di una riflessione storiografica moderna, sviluppatasi in ambito novecentesco attraverso il concetto di “museo immaginario” applicato alla Villa.
Ne deriva una riscrittura del sito complessa da comunicare al pubblico, che rischia di attenuare il lungo percorso di studi, scavi, restauri e scelte museografiche che hanno condotto alla configurazione attuale degli spazi espositivi. A conferma che la memoria scientifica di un luogo non può essere ridefinita unicamente attraverso un mutamento nominale.


Collocazione delle Cariatidi nella sala inferiore, mantenute al piano terra per ragioni strutturali connesse al notevole peso. © Stefano Gizzi
Bibliografia
S.AURIGEMMA , Villa Adriana, Roma 1961 (rist. 1984).
E.CALANDRA, Oltre la Grecia. Alle origini del filellenismo di Adriano, Napoli 1996.
S. GIZZI, Les dix dernières années de restaurations à la Villa Adriana, in Hadrien. Trésors d’une villa impériale, Catalogo della Mostra (Paris 1999), Milano 1999, pp. 123-.139.
C.MOLLE, La decorazione pittorica delle volte delle sostruzioni occidentali del Canopo di Villa Adriana, in Plafonds et voûtes à l’époque antique. Actes du VIIIe Colloque international de l’AIPMA, Budapest 2004, pp. 385-388. A.M.REGGIANI (a cura di), Villa Adriana: paesaggio antico e ambiente moderno, Milano 2000
