Montecelio in un disegno di Mauritz Cornelis Escher
di
Alfonso Masini
Presidente Associazione Nomentana di Storia ed Archeologia onlus*Articolo pubblicato nel 2015 sugli Annali della Associazione Nomentana di Storia ed Archeologia onlus (questo più piccolo e in corsivo)
Il Museo Escher
Il Museo Escher de L’Aia ha acquistato dalla famiglia dell’artista e successivamente esposto un disegno su carta di cm 33 per 63 eseguito con punta di matita ed inchiostro di china.
Al momento dell’acquisto non si conosceva quale fosse il Borgo rappresentato poiché sul retro del foglio c’è scritto unicamente “marzo 1924“. E quindi l’opera non era mai stata pubblicata.
Successive ricerche eseguite dal Curatore del Museo Escher dott. Micky Piller, hanno dimostrato senza ombra di dubbio che si tratta di Montecelio, con ogni evidenza, visto dalla collina di Monte Albano.
Ma chi era e perché è famoso Escher?
Riportiamo qui la sua biografia ripresa dal sito
http://www.settemuse.it/pittori_scultori_europei/m_c_escher.htm

Mauritz Cornelis Escher nacque il 17 giugno 1898 a Leeuwarden, Olanda. Dopo aver provato vari e discontinui studi finalmente si iscrive alla scuola di grafica e di disegno avendo trovato in questo la sua passione. A 24 anni terminati gli studi visita l’Italia e la Spagna e viene colpito, in particolare dalla la prodigiosa complessità dalle decorazioni moresche dell’Alhambra, il castello di Granada. proprio in Spagna scopre la tecnica dei “disegni periodici“, caratterizzati da una divisione regolare della superficie piana, disegni che diventeranno una costante di certe sue illustrazioni che lo renderanno celebre ed inconfondibile, nonché simbolo di un’arte contaminata dal pensiero scientifico. Nel 1923 il pittore torna in Italia dove incontra Jetta Umiker, svizzera e l’anno dopo la sposa e compra casa a Roma, dove resterà per undici anni e da dove partiva per i suoi numerosi vagabondaggi. Durante gli anni italiani Maurits Escher prende moltissimi disegni e schizzi che si trasformeranno in litografie e comincia ad eseguire le incisioni su legno, servendosi di blocchi di faggio, della consistenza più dura, che gli permettono di tracciare delle linee sempre più sottili e di scolpire le sue sfere. Per trovare idee e spunti nuovi, viaggia molto, visitando ad esempio gli Abruzzi a piedi e molte località Italiane: è del 1929 la prima litografia “Veduta di Goriano Sicoli, Abruzzi”.
Dalla natura alle visioni interiori.
In questo periodo la sua produzione è ispirata alla natura ed ottiene un notevole successo con la sua prima mostra allestita Siena, primo passo in un susseguirsi di successi e affermazioni con esposizioni personali via via più corpose, nelle città europee fino in Olanda. In Italia, si afferma il regime fascista e il clima politico del paese diventa pesante, così alle prime avvisaglie di guerra si trasferisce con la famiglia in Svizzera, dove nel 1938 nasce il figlio Jan, avvenimento che lo allontanano dalla visione della natura per concentrarsi sulle sue immagini interiori. In seguito, Maurits Escher, parlando della sua vita, definì l’anno della nascita di suo figlio come quello in cui maturò la svolta della sua vita: ” In Svizzera e in Belgio ho trovato molto meno interessanti sia i paesaggi che l’architettura, rispetto a ciò che avevo visto nel Sud Italia. Mi sono così sentito spinto ad allontanarmi sempre di più dall’illustrazione più o meno diretta e realistica della realtà circostante. Non vi è dubbio che queste particolari circostanze sono state responsabili di aver portato alla luce le mie “visioni interiori”. La sua arte, ormai matura, riflette la sua visione del mondo che lo circonda e le elabora attraverso la fantasia, le realizza in architetture, prospettiva e spazi impossibili; le sue opere grafiche sono celebri per l’uso fantasmagorico degli effetti ottici. Il campionario sviluppato da Escher, contempla le sorprese più spettacolari che vanno da paesaggi illusori, prospettive invertite, costruzioni geometriche minuziosamente disegnate e altro ancora, frutto della sua inesauribile vena fantastica, che incanta e sconcerta.

Arte ambigua tra geometria, metamorfosi e illusioni, che unisce creatività e matematica.
Nelle opere di Escher, l’ambiguità visiva diventa ambiguità di significato e dall’ osservazione delle opere e invenzioni di questo artista si intuiscono gli interessi e fonti di ispirazione, che vanno dalla psicologia alla matematica, dalla poesia alla fantascienza, che animano la sua mente geniale, affiancandolo a Michelangelo, Leonardo da Vinci, Duhrer e Holbein “La metamorfosi”, realizzata nel 1940 rappresenta una sorta di riassunto delle sue opere: densa di richiami alla geometria è una splendida storia per immagini in cui tutti i soggetti rappresentati si trasformano rapidamente in un qualcosa d’altro, in un continuo processo di mutazione. Le case sul mare diventano scatole, perdono via via le loro caratteristiche, si trasformano in semplici cubi, in esagoni e alla fine in ragazzini cinesi; sono questi passaggi da una forma all’altra, dalla seconda alla terza dimensione che sconcertano l’osservatore.Due anni dopo venne pubblicato “M.C. Escher en zijn experimenten”. Nel 1941 si trasferisce in Olanda, a Baarn e, dal 1948, in concomitanza di mostre personali, tiene una serie di conferenze per illustrare il senso del suo lavoro.Nel 1954 M.C. Escher stabilisce un primo contatto con il mondo scientifico grazie alla sua esposizione al Museo Stedelijk di Amsterdam, in coincidenza con il Congresso Internazionale dei Matematici e, nel 1955, il 30 aprile riceve una onorificenza reale. Per il sessantesimo compleanno di Escher la Città dell’Aia organizza una grande mostra retrospettiva per celebrare il suo genio, viene pubblicato “Divisione regolare delle superfici” e realizza la sua prima litografia dedicata alle sue celeberrime costruzioni impossibili : “Belvedere”. Dopo una lunga permanenza in ospedale, nel 1964 il pittore intraprende un viaggio in Canada, dove viene ricoverato ed operato d’urgenza. Oltre ad essere un artista grafico, M.C. Escher si occupa di illustrazioni per l’editoria, progetta arazzi, francobolli e murales, un’attività senza sosta che gli vale il premio della Cultura della città di Hilversum. Nel 1969, in luglio, realizza la sua ultima xilografia, “Serpenti”, ma l’anno dopo subisce un’operazione e resta ricoverato per lungo tempo in ospedale, dopo di ché si trasferisce in una Casa di Riposo per Artisti a Iaren e muore il 27 marzo del 1972. La parte più originale della ricerca del pittore-matematico è quella riguardante la distribuzione del colore nei disegni periodici, per facilitare l’individuazione delle singole figure, ognuna delle quali deve svolgere alternativamente il ruolo di figura e di sfondo. Ad esempio, nei suoi Uccelli/Pesci, gli uccelli sono acqua rispetto ai pesci e i pesci sono cielo rispetto agli uccelli. La sua teoria della “simmetria di colore” sui disegni periodici a due o più colori contrastanti, verrà scoperta solo parecchi anni dopo dai cristallografi che l’applicheranno con notevoli vantaggi nella classificazione dei cristalli e delle loro proprietà. Maurits Escher, popolare per le sue cosiddette strutture impossibili, come “Ascending e Descending”, “Relatività”, le sue stampe di trasformazione, come “Metamorfosi I”, ” Metamorfosi II “, ” Metamorfosi III “e ” Sky & Water I o rettili “, non voleva dire nulla di più di quanto si vede nelle sue opere.La sua ricerca estetica è semplicemente una ricerca geometrico-formale, e la sua idea di bellezza risiede nella purezza del segno, nell’armonia, anche apparente, delle composizioni e nei paradossi illusionistici che solo la matita può creare. Eppure, al di là delle intenzioni consapevoli o inconsapevoli dell’artista e al di là dell’adesione ufficiale a un particolare movimento pittorico, le opere di Maurits Escher lo collegano al Surrealismo.

Ma perché Escher si trovava a Montecelio nel 1924?
Non lo sappiamo. Il Museo Escher e la famiglia hanno affermato che nei suoi diari il nome Montecelio non appare mai.
Di sicuro in quegli anni nessun artista che volesse essere definito tale poteva esimersi dal venire in Italia. E una volta in Italia Roma era d’obbligo. Come era d’obbligo, una volta raggiunta Roma, recarsi a Tivoli.

Succedeva poi che da Tivoli, stupendo balcone sul Lazio non si potesse fare a meno di notare i Monti Cornicolani. Quante vedute da Villa d’Este, anche di artisti famosi, li immortalano? Tantissime. E succedeva pure che qualcuno di questi artisti si incuriosisse e volesse visitare Montecelio che vedeva lì di fronte a pochi chilometri, con la simmetria delle due cime così regolari, dominate una dal Convento, una dalla Rocca. Ogni tanto si scopre qualche disegno, litografia o quadro raffigurante Montecelio, da dentro e da fuori. In effetti io credo che questa ricerca sia ancora un campo non arato e che grazie anche ad internet darà in futuro molti frutti e gradevoli sorprese.
Questo disegno di Escher è importante perché corrisponde ad un periodo di apparente scarsa produzione dell’Artista. In effetti nel 1924 non risultano sue opere famose.
Ma è l’anno del suo matrimonio e sappiamo che abitava a Roma e che da Roma partiva, spesso a piedi, per scoprire nuovi luoghi e paesaggi. Faceva disegni, prendeva appunti, probabilmente faceva fotografie perché il disegno “Montecelio” è di una precisione tale che può derivare soltanto da una memoria fotografica.
La prima sua litografia, frutto delle numerose ricognizioni ritrae un Borgo per certi versi simile a Montecelio: Goriano Sicoli in Abruzzo ed è di 5 anni successivo al “ Montecelio”: la tecnica si è affinata ma la mano è visibilmente la stessa. Ne seguiranno altre, anche di borghi dell’Italia meridionale.

Per quale motivo il disegno di Montecelio non divenne una litografia restando così unico non lo sappiamo. Banalmente si potrebbe ipotizzare che l’artista non ricordasse più il nome del Borgo, che non è indicato sull’opera e non è mai menzionato nei diari, Chissà.
Ma com’era Montecelio nel 1924?
Intanto era più popoloso, contava intorno ai 4000 abitanti a fronte dei circa 3500 di oggi. Da 8 anni nella piana a sud est del paese esisteva l’Aeroporto “Alfredo Barbieri” nato come Campo di Addestramento al Volo durante la I Guerra Mondiale e tuttavia non aveva l’importanza e la fama che acquisterà subito dopo. Anzi per certi versi era in disuso perché finita la guerra servivano pochi piloti e in pratica nella Base era rimasta solo l’attività del Reparto Dirigibilisti della quale rimangono splendide foto aeree. Tuttavia nel dicembre 1923 era entrato in scena a Montecelio colui che avrebbe dato il nome alla futura Città dell’Aria, il maggior generale Alessandro Guidoni, con l’incarico di Direttore del Genio e delle Costruzioni aeronautiche.
Quindi già nel 1923 veniva prevista una Sezione Sperimentale della Direzione Superiore del Genio e Costruzioni Aeronautiche, costituita dall’Istituto Sperimentale Aeronautico di Roma.
Nel 1924 fu costruita a Montecelio la prima galleria aerodinamica. Niente a che vedere con le meraviglie inaugurate nel 1935, si trattava di un piccolo impianto all’interno di un capannone e tuttavia si potevano condurre già esperimenti. Allo stesso tempo già funzionano una sala prove motori ed una officina di precisione per mettere a punto, o costruire ex novo strumenti indispensabili quali i primi rudimentali registratori di bordo, altimetri, anemometri, contagiri.
E sempre a Guidonia veniva posta grande attenzione e studio al problema della salvezza dei piloti e dell’equipaggio in caso di abbattimento del velivolo. Si studiavano protezioni più efficaci delle persone e dei serbatoi del carburante, si provavano e riprovavano con grande cura nuovi tipi di paracadute. Proprio la sperimentazione di un paracadute, il “Salvator B” fu la causa della morte eroica di Alessandro Guidoni.
Sviluppo del Borgo e possibile passaggio di Escher.
L’economia del Borgo già risentiva positivamente dei molti posti di lavoro offerti dall’Aeroporto e si svincolava dalla dipendenza dei lavori agricoli. Del resto gli oltre 200 ettari delle “Prata” occupati dall’aeroporto non erano più disponibili per piantare il grano.
Considerati i tempi la gente viveva bene, il paese era ben collegato alla Stazione Ferroviaria con uno stabile servizio di corriere e dalla Stazione si potevano raggiungere in poco tempo sia Roma che Tivoli e i paese della valle dell’Aniene.
Fino alla II Guerra mondiale la prosperità fu sempre crescente: la creazione della Direzione Superiore Studi ed Esperienze, la nascita di Guidonia, la costruzione di uno dei più grandi cementifici europei, il validissimo “ Istituto di Avviamento Professionale” crearono molta ricchezza che però in larga parte venne consumata durante la guerra per approvvigionarsi di derrate alimentari nei paesi limitrofi, in special modo Palombara Sabina, che erano rimasti agricoli.
Sempre nel 1924 venne scoperta la caverna di Collelargo, sopra il Casal Bruciato usata nell’età della pietra, che conservava resti della frequentazione umana ed anche sepolture. Purtroppo venne distrutta ma d. Celestino Piccolini fece in tempo a documentarla grazie all’aiuto del comandante dello “ Aerodromo” ( così lo definisce lui stesso) che mandò un capitano a fare delle fotografie. Di questo ritrovamento d. Celestino diede conto con 3 articoli pubblicati nello stesso 1924 in Atti e Memorie della Società Tiburtina di Storia ed Arte.
Tornando al nostro disegno non ci addentreremo nell’analisi stilistica ed artistica, materia per noi ostica. Abbiamo letto di un influsso “ giapponese” consistente nella imbrunitura dei contorni delle montagne e per certi versi sarebbe “ giapponese” anche l’albero in primo piano a destra. Questo lo lasciamo giudicare ai critici. Però rimane da fare un’ultima osservazione: ai primi di ottobre ci siamo recati sul Monte Albano convinti che la piazzetta Intitolata a Jean Coste davanti alla Chiesa di s. Michele fosse il punto da dove Escher ritrasse Montecelio. Tuttavia ci è venuto un dubbio: che egli si trovasse invece ad una quota più bassa e leggermente spostato a sud-ovest. Forse all’interno del Villino Sinibaldi o dell’adiacente Villino Balzar. Il disegno è estremamente preciso, quasi una fotografia. Ed il paese poco è cambiato, si potrà verificare. Questo non implica ovviamente nulla di importante se non la possibilità di un soggiorno non proprio fugace, qualche conoscenza, delle relazioni, forse, nel paese.
Altre volte ottimi artisti stranieri si sono innamorati di Montecelio e vi hanno soggiornato a lungo: il grande compositore e direttore d’orchestra svedese Siegfrid Naumann ad esempio o Charles Stanley pittore americano che si faceva chiamare “ Carlo Pittore” proprio come l’aveva chiamato un ragazzino di Montecelio.
Ma Escher nel 1924 non era famoso e del suo soggiorno a Montecelio, breve o lungo che sia stato, non è rimasta traccia. O forse sì? Meglio cercare.
