Occupazione del territorio tiburtino in età romana: ville e fattorie
La natura diversificata del territorio tiburtino influenzò l’architettura e l’economia della città antica. Le strade, gli acquedotti, l’Aniene, le risorse agricole, le attività estrattive ne permisero una lunga sopravvivenza. Le sue antichità, sebbene dirute, attirarono e tuttora affascinano visitatori e studiosi.
di
Margherita Bedello (Ministero della Cultura)
Il territorio intorno all’antica Tibur
Nel 2019, nel Museo della Città di Tivoli si è tenuta una mostra sulle antiche ville del territorio, che ha reso omaggio ad uno dei più affascinanti esempi della visione architettonica e paesistica che fu propria del mondo romano. Nel percorso espositivo sono state presentate testimonianze del popolamento per ville e fattorie, iniziato nel periodo repubblicano e proseguito fino alla tarda antichità.
Villa Adriana: il sogno di un imperatore

La parte del leone, nel catalogo che ha accompagnato l’evento, l’ha fatta ovviamente Villa Adriana, la cui disposizione per padiglioni è unica, pur avendo lasciato la sua ‘ombra lunga’ anche sull’architettura contemporanea. Per il suo carattere, che riflette il sentimento e la volontà dell’Imperatore Adriano, la Villa costituisce un caso a parte in un panorama pur ricco di altre esperienze che seppero integrare l’abitare con un paesaggio dalle mille sfaccettature e risorse.
Ville d’ozio e fattorie
Da una rapida escursione sulla carta geografica, il territorio, che ad ampio raggio circonda Tivoli, rivela una diversificata geomorfologia, passando dalle aree pianeggianti ad ovest, alle zone collinose e ai rilievi montani a nord e nord est, in uno scenario mutevole e bellissimo che ne determinò la diversa produttività e, nel tempo, una crescente tendenza a sfruttarne l’amenità da parte di ricchi possidenti. Questo dell’otium è un argomento molto presente tra le élites colte ed affrontato da filosofi e letterati imbevuti di cultura ellenistica, da Virgilio a Seneca ed oltre. Ognuno ne esalterà l’importanza dal suo punto di vista e tra questi sarà Plinio il Vecchio quello che legherà esplicitamente il tema della villa a quello della cultura “agricola”, non mettendolo in contrasto con la cura del bene pubblico. Negotia privata e publica erano favoriti,in questo felice angolo di territorio, dai doni che esso elargiva e dalla vicinanza all’Urbe.
La tipologia dell’edilizia residenziale e delle fattorie


La tipologia delle opere edilizie, fattorie e ville di ozio, risente della geomorfologia del paesaggio, così che anche i primi semplici insediamenti a economia familiare si svilupparono ed ampliarono in modo differente. Le ville realizzate in area pianeggiante non ebbero la necessità, ad esempio, di valersi di planimetrie complesse e disposte su più livelli, così da non dovere necessariamente ricorrere alla costruzione di opere di contenimento e sostruzioni, come accadde nelle zone pedemontane e collinari, ove si ebbe un’intensa fioritura di ville, caratterizzate da sostruzioni sostenute da platee. Queste, a volte anche più d’una, permettevano di ricavare spazi produttivi, prossimi al settore signorile, consentendo a ricchi proprietari di dotare le loro dimore di lussuose infrastrutture e padiglioni, disposti su più piani, destinati ai momenti di meditazione, ozio e alla socialità. Ne sono testimonianza le pendici collinari intorno a Tivoli, dove ogni pendio viene occupato fino a saturazione, e nei pressi di comuni siti sui Monti Cornicolani e Lucretili. Il facile reperimento di materiale da costruzione (calce, tufo, pozzolana) e del travertino dalle cave, specie a partire dalla tarda età repubblicana, favorì l’edilizia locale e la commercializzazione di tali risorse, agevolata dalla navigabilità del fiume Aniene e dalla rete stradale, incentrata sulla Tiburtina.
Risorse del territorio e vicinanza all’Urbe
Le differenze del paesaggio, oltre a definire le forme architettoniche, determinarono anche i caratteri dell’economia, fondata, nella parte pianeggiante e collinare, sulla produzione di prodotti dell’orto, su frutteto, vigneto, oliveto. Ne sono dimostrazione i resti di semplici fattorie e il ritrovamento delle attrezzature necessarie all’espletamento delle lavorazioni: frammenti di frantoi per la produzione di vino e dell’olio, macine, metae, catilli, per la coltivazione del grano.

Le fonti antiche riferiscono anche della cura per gli armenti, ben tenuti all’ombra di recinti in legno reperito in loco. La commercializzazione dei prodotti, soprattutto se deperibili, trovava in Roma il suo mercato di riferimento. La prossimità alla capitale consentiva inoltre a ricchi proprietari, detentori di importanti incarichi pubblici, di raggiungere in giornata i luoghi del potere senza dover rinunciare all’agiatezza della loro residenza.
Aree a nord e nord-est di Tibur
A nord e nord-est di Tivoli l’economia delle zone montane si basava su altre risorse. Comprendeva il commercio della neve per la conservazione dei cibi e la pastorizia con produzione di carne, latte, formaggi, lana e legname, attività di cui restano testimonianze più labili, richiedendo tali compiti impianti stagionali, con resti poco significativi sul terreno. Non mancano tuttavia, anche in queste aree, ville terrazzate provviste di ogni confort, tra cui vasche per la pratica dell’itticoltura. Dal punto di vista paesistico la parte a monte, più distante da Roma, è quella che più degli altri ha conservato ancor oggi l’aspetto di struggente bellezza, che stregò nei secoli passati viaggiatori, artisti e uomini di penna di ogni nazionallità, che descrissero il territorio a nord-est di Tivoli con i piccoli centri di Roccagiovine, Mandela, Vicovaro (l’antico Vicus Variae), il cui insediamento fortificato dominava l’algido e tumultuoso Aniene.

Zone che attirarono nei secoli visitatori affascinati dai panorami arcaici e dalle antichità disseminate lungo la via Tiburtina e il suo proseguimento verso la Sabina, la via Valeria, di cui si conserva un settore del lastricato, messo in luce a Roviano presso il ponte Scutonico.

La c.d. Villa di Orazio a Licenza

Lungo la valle del Licenza e sulla viabilità che si dipartiva da essa si pone una delle perle di questo territorio, la c.d. villa di Orazio in località Vigne di San Pietro a Licenza. Si tratta di una delle residenze che arricchiscono il paesaggio tra Roccagiovine e Mandela-Vicovaro, fiorite nel corso del I sec.d.C.

Pur non essendoci certezza della sua appartenenza alla proprietà in Sabinis di Orazio, che gli era stata donata da Mecenate, molti elementi giocano a favore di questa ipotesi. E’infatti suggestivo il confronto tra gli scritti oraziani e la realtà geografica: l’esistenza oggi di una fonte d’acqua perenne, che potrebbe identificarsi con la fons Bandusia, il Colle Rotondo, che sovrasta i resti della villa, che potrebbe corrispondere all’oraziano amoenus Mons Lucretilis, mentre l’attuale Mandela coinciderebbe con il pagus Mandela. Infine, il santuario dell’antichissima dea Vacuna, già diruto in età augustea e ricordata anch’essa dal poeta, potrebbe collocarsi nel comune di Roccagiovine, ove si è rinvenuta un’iscrizione recante il nome della dea. Il poeta racconta che coltivava la sua piccola tenuta di 40 ettari con contadini alle sue dipendenze e descrive i particolari che gliela rendevano cara: un bosco sacro, l’area per il pascolo, alberi da frutto, olivi, fiori e un vivarium per l’allevamento ittico, che trova ragione nella vicinanza del pescoso Aniene e del suo affluente Licenza / Digentia. Della villa, oggetto di recenti progetti di salvaguardia, che l’ha resa una delle tappe nel cammino di San Benedetto, è stata messa in luce la planimetria originaria con gli ampliamenti successivi, fino all’alto medioevo, poiché il sito, forse entrato a far parte delle proprietà imperiali, non fu mai del tutto abbandonato.
Dopo le ville
La solidità di alcune strutture nel territorio pedemontano favorì la loro sopravvivenza e il riutilizzo di alcune di esse, che tra tardo impero e alto medioevo divennero polo di attrazione per comunità rurali e monastiche, che vi si imposero sfruttandone le parti edilizie ancora in essere, le solide strutture destinate alla raccolta dell’acqua piovana, la rete viaria ancora in uso.

Lo sviluppo intenso che si registra in tutto il territorio incentrato su Tibur tra la tarda età repubblicana e la piena età imperiale subisce ovunque, a partire dalla metà del III sec. d.C., una graduale contrazione delle realtà medio – piccole a favore della grande proprietà, in frangenti politici che diventeranno sempre più ingestibili e per una crisi economica che porterà con sé trascuratezza, mancata manutenzione e protezione delle preziose opere idrauliche, che culminerà nel corso della guerra greco gotica (535-553) con il taglio degli acquedotti, con note conseguenze sul paesaggio, l’economia, la salubrità dei luoghi. Ma questo rappresenta un fattore di rottura e nel contempo di diversa continuità, meritevole di un capitolo a parte sulla storia di Tivoli nel medioevo.

Bibliografia
AA.VV. ”Le grandi ville romane del territorio tiburtino”, Catalogo Mostra, marzo-dicembre 2021, a cura di A. Bruciati, M. Eichberg, G. Proietti, con il coordinamento scientifico ed editoriale di Z. Mari, S. Pietrobono, M.A. Tomei, R. Borgia, ove numerosi studiosi hanno proposta una ricca Bibliografia generale, utile per ulteriori approfondimenti.
