IL FASCINO ANTICO DEGLI OROLOGI SOLARI – Parte 1
di
Luigi VergelliPremessa
Dopo decenni di quasi completo oblio, si assiste in questi ultimi tempi ad un insolito risveglio di interesse per gli Orologi Solari: se ne restaurano di antichi e se ne realizzano di nuovi. A prima vista i motivi di questo risveglio appaiono alquanto irrazionali in quanto ai nostri giorni forse poche cose appartengono così totalmente e definitivamente al passato come gli Orologi Solari. Probabilmente i motivi di tale risveglio sono da attribuire in parte ad una inconsapevole reazione ai serrati ritmi che la vita moderna impone a molti di noi. Quasi istintivamente si comincia a sentire il bisogno di considerare il fluire del tempo in modo più riposante di quanto ci siamo ridotti a fare. Infatti gran parte dell’umanità oggi vive consultando continuamente le lancette dell’orologio che girano veloci e scandiscono crudelmente e freneticamente il tempo che passa concorrendo così a generare, specialmente nei grandi agglomerati urbani, una sorta di fenomeno di nevrosi collettiva.
Ma proprio questa cronica mancanza di tempo a disposizione per realizzare tutto ciò che vorremmo fare in un giorno, ci fa riscoprire la vera ricchezza dell’uomo che consiste proprio nel tempo che egli può dedicare liberamente alle attività che più lo interessano.
“Omnia aliena sunt; tempus tantum nostrum est” che tradotto liberamente può suonare: nulla ci appartiene; solamente il tempo è nostro. Già così scriveva Seneca (Lettere a Lucilio, Libro I, lettera 1-3) – filosofo stoico del I secolo d.C. nonché istitutore di quel ragazzo che diverrà imperatore con il nome di Nerone – proprio ad indicare qual è la nostra vera unica ricchezza.
Ma a misurarlo non basta quella sorta di orologio biologico insito nel nostro organismo e che scandisce diversamente in ciascuno di noi sia i tempi del sonno e della veglia, sia i processi ormonali che regolano le varie fasi della nostra vita.
Non possedendo un particolare organo sensoriale preposto alla percezione cosciente del tempo, il suo fluire, ancorché irreversibile, ci appare di volta in volta variabile.
Diceva Sant’Agostino: “Cos’è dunque il tempo? Se nessuno me lo chiede lo so. Se voglio spiegarlo a chi me lo chiede, allora non lo so più” (Confessioni, libro XI, capitolo 14). Ciò perché in effetti la nostra percezione del tempo è molto soggettiva e dipende essenzialmente dal nostro stato d’animo; è infatti esperienza comune che in alcuni casi esso ci sembra correre troppo in fretta mentre in altri casi ci sembra non passare mai.
Proprio per ovviare a questo inconveniente, l’uomo intuì, già agli albori della civiltà, che il Sole, indifferente ai suoi stati d’animo, avrebbe potuto fornirgli i riferimenti oggettivi per la scansione del tempo.
Nel seguito viene riportata una breve e parziale storia dell’evoluzione della misurazione del tempo fino ai nostri giorni, suddivisa in 2 parti per esigenze editoriali. Come si vedrà, protagonista pressoché assoluto di questa storia sarà l’Orologio Solare (o Quadrante Solare) nelle sue molteplici varianti via via sempre più perfezionate.
Tutte le considerazioni che seguono in alcuni casi sono state molto semplificate al fine di renderle facilmente comprensibili anche per coloro che dispongono solamente di conoscenze elementari di Astronomia, Geografia, Geometria e Matematica.
CENNI STORICI
Parte 1 – Dalla protostoria alla caduta dell’Impero Romano
Anche se la percezione del tempo è soggettiva, tuttavia avvertiamo con chiarezza il suo trascorrere attraverso fenomeni ripetitivi che costantemente osserviamo come ad esempio il susseguirsi dei giorni e l’alternarsi delle stagioni.
Sicuramente l’uomo, divenuto da poco “sapiens”, avrà osservato in una giornata di sole che la sua figura eretta proiettava attorno a sé un’ombra che variava in direzione e lunghezza allo spostarsi del Sole lungo la sua traiettoria in cielo.
Molto probabilmente un bastone conficcato nel suolo o, molto più tardi quando apparvero le prime costruzioni in muratura, un’asta inserita in una parete verticale furono i primi elementi costitutivi di un Orologio Solare.
Queste singolari esperienze che si avvalevano dell’ombra solare proiettata su una superficie da un qualsiasi oggetto al fine di ottenere una conoscenza direzionale o calendariale, generarono il seme di una scienza nuova che in seguito dagli antichi Greci verrà chiamata Gnomonica come derivazione dal vocabolo greco Gnomone (Γνωμων cioè indice, indicatore) e con il quale si significava l’asta, lo stilo o qualsiasi corpo opaco in grado di generare ombra o di individuare un allineamento di fenomeni astronomici ciclici.
Per millenni è stata l’ombra dello Gnomone a scandire le ore della giornata per l’intera umanità con l’ausilio marginale in alcuni casi di clessidre (in greco antico “κλεψιδρα” da κλεπτω = rubo e υδωρ = acqua) sia propriamente ad acqua, sia a sabbia molto fine.
Passando a tempi storici e limitandoci alle civiltà mediterranee, certamente maestri in questa scienza furono gli antichi Egizi come è dimostrato anche dal perfetto allineamento astronomico delle piramidi. Gli obelischi altresì costituivano degli splendidi gnomoni per misurare il tempo e controllare il calendario. Il più antico Orologio Solare conosciuto è uno strumento portatile che il faraone Tuthmosis III, vissuto nel XV secolo a.C., portava con sé nei suoi viaggi (Figg. 1 e 2).


Anche nell’Antico Testamento viene citato (II Re, XX, 8-11) un Orologio Solare a gradini (Fig.3) realizzato ai tempi del re Achaz padre di Ezechia che regnò in Giudea nella prima metà del VI secolo a.C..

Ma furono i Greci che oltre a dargli il nome che ancora oggi utilizziamo, portarono la gnomonica ai massimi splendori con l’ausilio del calcolo trigonometrico da loro messo a punto sulla base dei principi della Geometria Euclidea.
Essi, per affermazione dello storico Erodoto vissuto nel V secolo a.C., avevano imparato dai Babilonesi l’uso dello Gnomone e la suddivisione dell’intervallo tra il sorgere e il tramontare del sole in 12 parti uguali (Erodoto – Storie, Libro II, 109, 3). Si ha notizia inoltre che nel V secolo a.C. Anassimandro di Mileto aveva installato nella città di Sparta (Lacedemone) un Orologio Solare. Sempre nel V secolo, l’ateniese Metone scoprì una singolare periodicità astronomica: 235 cicli lunari (o lunazioni) corrispondono quasi esattamente a 19 anni solari (o tropici) commettendo nella sua valutazione un errore di appena 1/100 000!
Famosa è la Torre ottagona dei Venti costruita nel II sec. a.C. da Andronico di Cirro nel foro di Atene (Figg. 4 e 5). In essa il fregio esterno reca scolpite le 8 divinità dei venti; successivamente vi furono incisi 4 orologi solari indicanti le ore del giorno, equinozi e solstizi mentre al suo interno era stato posizionato un orologio ad acqua del tipo a clessidra.


Roma ha avuto il suo primo Orologio Solare nel 293 a.C. (Plinio, Hist. Nat., VII 213). Una trentina di anni dopo ne venne installato un altro preso come bottino di guerra a Catania durante la prima Guerra Punica. Ma questo strumento, calcolato per la latitudine della Sicilia, ovviamente a Roma indicava ore inesatte (una discrepanza massima di circa 10 minuti). A tale proposito Plinio riporta con amara ironia e come elemento sintomatico della noncuranza romana per le scienze esatte, il fatto che ci siano voluti ben 99 anni per accorgersene e per farlo quindi sostituire con un altro calcolato esattamente!
Sempre da Plinio (Hist. Nat., XXXVI, 72) apprendiamo che il primo obelisco portato a Roma dall’Egitto (originariamente fatto erigere dal Faraone Psammetico II in Heliopolis nel VI sec. a. C.) ed eretto in Campo Marzio, servì da Gnomone ad un grande Orologio Solare (o forse solo una Meridiana) (Fig.6) tracciato su una pavimentazione in travertino conformemente ai calcoli del matematico Facondo Novio. Il complesso (Fig.7) fu inaugurato il 9 a. C. per celebrare la data di nascita di Augusto avvenuta nell’Equinozio Autunnale.


Fig.6- Obelisco utilizzato
come gnomone della
meridiana di Augusto
in Campo Marzio.
Attualmente situato
innanzi alla sede del Parlamento Italiano
Alcuni resti del tracciato originale sono stati rinvenuti a circa 8 metri di profondità sotto le fondamenta della Chiesa di San Lorenzo in Lucina durante una campagna di scavi effettuata nel 1979. (Figg. 8 e 9).

Fig.8- Ricostruzione schema
parziale della Meridiana
di Augusto.
La linea
tratteggiata evidenzia
la porzione riportata alla luce dagli
scavi del 1979

Nello stesso periodo Vitruvio Pollione, architetto ed ingegnere militare sotto Giulio Cesare ed Augusto, nel Libro IX del suo trattato “De architectura” traccia una precisa elencazione dei diversi tipi di orologi solari (13 in tutto) allora conosciuti, delle loro varianti e, quando possibile, dei loro ideatori (Figg. 10 e 11). Nel II secolo d. C. Claudio Tolomeo ad Alessandria d’Egitto redasse un’opera in seguito chiamata “Almagesto” (corruzione dall’arabo” Al- Megisti” che significa “il più grande”) nella quale al Libro 5, cap. I illustra la costruzione di uno strumento utile per individuare la posizione del Sole, della Luna ed altri Astri e che sarà l’antesignano dell’Astrolabio , uno dei più geniali strumenti per la misura del tempo.


BIBLIOGRAFIA
Per chi volesse approfondire la propria conoscenza in questo campo, possono essere utili i seguenti riferimenti bibliografici e siti internet di informazione/consultazione:
1.- Girolamo Fantoni, Orologi Solari, Trattato Completo di Gnomonica -Ed. Technimedia 1988
2.- Gian Carlo Rigassio, Le Ore e le Ombre, Meridiane e Orologi Solari -Ed. Mursia 1988
3.- Meridiane e Orologi Solari d’Italia – Ed. Edizionitalia 1997
4.- René R.J. Rohr , Meridiane,- Ed. Ulissedizioni, 1988
5.-Paolo Albèri Auber, L’obelisco di Augusto in Campo Marzio e la sua linea Meridiana – Estratto Rendiconti della Pontificia Accademia Romana di Archeologia, volume LXXXIV 2011-2012
6.- Mario Arnaldi, Tempus et Regula, Orologi Solari Medievali Italiani, Le Origini, La Storia, volume 1 – Ed. AMArte 2010
7.-Linda Perina e Renzo Zanoni, Meridiane Antiche e Moderne, Ed. DEMETRA S.r.l. 1996
8.-D.Calonico e R. Oldani, Il tempo è atomico. Breve storia della misura del tempo. Ed. Hoepli 2013
9.- Nicola Severino, Storia della Gnomonica. La storia degli Orologi Solari dall’Antichità alla Rinascenza.- Nuova Ristampa Roccasecca 2011.- independent.academia.edu/NicolaSeverinoGnomonica.
Siti Internet
