Lo Stadio di Villa Adriana: la riproposizione di un monumento scomparso
Lo studio e il rilievo dello Stadio di Villa Adriana, da parte dell’autore dell’articolo, hanno permesso di ricostruire con maggior precisione gli edifici che lo costituivano
di
Adolf Hoffmann, Università di Cottbus, già Direttore dell’Istituto Archeologico Germanico di Berlino
Studi precedenti sul Monumento

Lo Stadio-giardino della Villa Adriana, un’area rettangolare con chiusura semicircolare, a causa della sua forma, è stato considerato, fino agli scavi di Roberto Vighi negli anni ’50 del XX secolo, un impianto sportivo. Nella pianta generale della villa, realizzata da Francesco Piranesi nel 1781, l’area compresa tra il Pecile a nord-ovest, le Terme con Heliocaminus a nord-est e le Piccole Terme a sud-ovest, è indicata come Stadio, ed anche da Hermann Winnefeld nel 1895, mentre Roberto Vighi, nella sua pianta del 1958 parla di Ninfeo, già creduto Stadio.
Nei modelli della Villa Adriana realizzati da Italo Gismondi e Pierino Di Carlo negli anni Cinquanta, lo Stadio rimane, come in Piranesi e Winnefeld, sempre una superficie vuota e non strutturata..
Su suggerimento di Friedrich Rakob, il sottoscritto, su incarico della Soprintendenza e dell’Istituto Archeologico Germanico, ha condotto, tra il 1971 e il 1973, indagini storico-architettoniche su tutti i resti architettonici portati alla luce, fino ad allora non valutati e in parte ricoperti dalla vegetazione. Tali indagini furono effettuate dopo i necessari lavori di pulizia e un’analisi esaustiva dell’intero complesso.
Elementi caratterizzanti degli Stadi/giardini

In seguito all’adozione di elementi ellenistici provenienti dai ginnasi e dai giardini dei filosofi, nell’architettura delle ville romane, a partire dalla metà del I secolo d.C., lo Stadio e l’ Ippodromo, tipologicamente affini, divennero elementi comuni nei palazzi e nelle ville (come ad esempio lo Stadio di Domiziano sul Palatino). Secondo Marziale, in un ippodromo/stadio da giardino si potevano organizzare vere e proprie corse di cavalli, data la lunghezza di circa 120 metri, per cui sarebbe adatto anche lo Stadio della Villa Adriana. Nelle descrizioni delle ville che ci lascia Plinio il Giovane in queste costruzioni rivestivano un ruolo centrale le piantagioni ombrose e tutti i tipi di giochi d’acqua, capaci di offrire refrigerio nelle calde giornate estive.
Come si inserisce lo Stadio della Villa Adriana in questo contesto? Chiarire questa questione era l’obiettivo delle ricerche condotte negli anni ’70.
Descrizione dello Stadio di Villa Adriana

All’interno della recinzione, ad eccezione di una serie di stanze sul lato nord, la superficie dello Stadio/ giardino (o Ninfeo) è suddivisa in tre compartimenti sostanzialmente indipendenti e di struttura molto diversa, che ne escludono a priori la funzione di Stadio tradizionale. Delimitato a nord e a sud da portici monumentali, al centro si trova uno spazio quadrato aperto, simile a una piazza, abbellito a est da una serie di sculture che, a giudicare dalla forma dei piedistalli conservati, erano forse pertinenti a statue equestri o a raffigurazioni di altri animali. La struttura stessa di questa area – forse incompiuta – e quindi il suo utilizzo, sono oggetto di accese discussioni tra gli archeologi. (cfr. Guidobaldi 1994, 151; Salza Prina Ricotti 1998, 383–384).
La zona settentrionale

Il settore settentrionale, diviso in due parti, è circondato su tre lati da un portico in marmo bianco e, mentre l’area aperta a nord è ornata da una vasca lunga e stretta, un euripus (canale di acqua) circondato da fioriere, nella parte meridionale si trova una grande sala, anch’essa divisa in due parti, con le fronti aperte. La parte sud, da considerare un vestibolo, è caratterizzata da colonnati laterali a mo’ di oecus corinthius, mentre la parte nord, ricca di finestre e con una vista ampia, si può considerare un atrio con una vasca centrale (un impluvium).
Numerose fontane e statue, di cui sono rimasti solo i piedistalli come nella piazza centrale, sono parte integrante dell’architettura, sia all’interno che all’esterno. Poiché le pareti sono solo parzialmente conservate, non è possibile fornire dettagli sulla loro struttura, ma si può presumere che fossero riccamente decorate, come il pavimento in opus sectile, composto da piccole tessere di marmo pregiato, che unisce i due compartimenti della sala.
La zona meridionale

Gli stessi elementi fondamentali: padiglione con finestre, spazi aperti, acqua e piante, caratterizzano anche la parte meridionale del c.d. Stadio, ma in modo completamente diverso. Al centro si trova una sala monumentale situata a nord, che qui occupa quasi completamente l’area disponibile, ridotta a un deambulatorio pavimentato in marmo. Anche questo settoreè aperto su entrambi i lati frontali, affacciati su corsi d’acqua con effetti acustici. L’acqua gioca un ruolo importante, enfatizzato a sud dalla presenza di un ninfeo a grotta a forma di teatro, attorno a una vasca semicircolare con fontana. È ipotizzabile che il terreno roccioso in forte pendenza a est, così come il muro di confine a ovest, fossero ricoperti da vegetazione. Piantumazioni appositamente realizzate in olle fittili perforate ed elementi scultorei in marmo bianco e nero, forse pertinenti a un gruppo statuario di Niobidi, facevano parte delle decorazioni, ed erano frequenti nei giardini delle ville come nei famosi Horti Sallustiani. Completavano il magnifico insieme elementi architettonici bianchi e neri nel padiglione sud, e un altrettanto ricco pavimento di marmo in opus sectile.
La destinazione d’uso del monumento
L’area centrale di Villa Adriana, interpretata come impianto riservato alle funzioni pubbliche di rappresentanza (mentre la parte più privata era concentrata nella parte orientale della Villa) appariva pertanto come un giardino, multiforme, caratterizzato principalmente dall’architettura interna tipica di uno stadio.
Al centro si trovano i due grandi padiglioni dalla variegata articolazione che, accanto ai portici perimetrali nella parte nord, probabilmente avevano la funzione evocata da Marziale, di sale ombreggiate con vista, di ambulationes per passeggiate, forse anche di sale da pranzo, coenationes.
Completavano il quadro giochi d’acqua e piante di vario tipo, così come ricchi arredi e sculture. L’acqua in movimento e le piante, ma soprattutto l’ombra, costituiscono gli elementi caratterizzanti del complesso, in linea con quanto tramandato dalla letteratura antica che caratterizza la concezione architettonica dello Stadio-giardino, acquista un suo valore peculiare: all’estremità settentrionale dell’area era stato allestito un gruppo separato di tre stanze, di cui la piccola sala centrale, forse era destinata all’imperatore in splendid isolation, il quale, sdraiato sulla kline, poteva godere di una magnifica vista che arrivava fino alla grotta ninfeo a forma di teatro a sud.

Sulla base delle nuove scoperte sono stati realizzati dei disegni ricostruttivi che hanno permesso di sottolineare soprattutto l’importanza dei due padiglioni situati a nord e a sud del complesso. Un plastico, realizzato da Pierino Di Carlo a Roma, è stato donato al Museo di Villa Adriana, ed è stato esposto nella mostra „ Le grandi ville romane del territorio Tiburtino“, allestita nel Museo della Città nel 2020.
Bibliografia
R. VIGHI, Villa Hadriana (Rom 1958)
A. HOFFMANN, Das Gartenstadion in der Villa Hadriana, Mainz 1980
E. SALZA PRINA RICOTTI, Adriano: architettura del verde e dell’aqua, in: M. Cima – E. La Rocca ,Horti Romani, Atti del convegno internazionale, Roma, 4–6 maggio 1995, BullCom Suppl. 6 (Rom 1998), pp. 383–385
E. SALZA PRINA RICOTTI, Villa Hadriana. Il sogno di un imperatore (Rom 2001)
