Subiaco. Dalla Città Compatta alla Città Diffusa
di Benedetto Luciani.
Recensione del libro, pubblicato nell’ambito delle manifestazioni del Ministero della Cultura
“Subiaco Capitale del Libro 2025”di
Carlo Boldrighini
Il libro presenta una storia urbanistica di Subiaco, città di grande importanza monumentale e storica, dalla preistoria fino ai giorni nostri, con una accurata ricostruzione sostenuta da una dettagliata cartografia e ricca bibliografia.
Subiaco e i monasteri

Subiaco, nell’alta valle dell’Aniene, è una cittadina di circa 8500 abitanti, con una straordinaria importanza culturale. Qui infatti agli inizi del VI secolo ebbe origine il movimento monastico fondato da San Benedetto. Ne sono testimonianza i monasteri di Santa Scolastica e il Monastero di S. Benedetto (Sacro Speco), che conservano non solo importanti opere d’arte, ma anche documenti di grande rilevanza storica, raccolti dal X secolo in poi nella biblioteca di Santa Scolastica, l’unica biblioteca monastica in Italia a sfuggire in parte alla dispersione, dovuta alla confisca del beni ecclesiastici. In realtà nel 1873 la biblioteca fu confiscata e messa all’asta, ma già nel 1867 i monaci avevano nascosto i documenti più importanti per sottrarli ai saccheggi dei garibaldini, in marcia verso Roma. Il governo italiano ne riconobbe poi l’importanza e fu ricostituita come biblioteca nazionale, affidata alla comunità monastica, quale è tuttora.
L’ordine benedettino

I benedettini ebbero un ruolo fondamentale nello sviluppo della cultura dell’Europa occidentale. Basterà ricordare l’etica del lavoro, che connette il lavoro al divino nel motto Ora et Labora, la conservazione e la riproduzione dei codici della cultura classica antica, che fu alla base della civiltà rinascimentale e lo sviluppo dell’agricoltura, testimoniato dal fatto che molti formaggi e vini hanno nomi collegati ai monasteri. Molte sono le figure di spicco del mondo benedettino, come il venerabile Beda (672-735), che scrisse la prima storia dell’Inghilterra, a cui diede anche il nome, e Alcuino di York (735-804), ispiratore del Rinascimento Carolingio. Ma la figura che meglio rappresenta la multiforme attività culturale dei monasteri è forse Ildegarda di Bingen (1098-1179). Mistica e visionaria, come badessa tenne testa a vescovi e feudatari, e allo stesso imperatore Barbarossa, di cui era consigliera. Scrisse testi di medicina e di erboristeria ancora attuali, ed una sua personale interpretazione della regola di San Benedetto. Fu anche poetessa e scrisse testi musicali, introducendo per la prima volta gli strumenti musicali nella liturgia.
Origini e sviluppo di Subiaco

Il libro presenta una sintesi dell’evidenza archeologica degli insediamenti nell’area, dalla preistoria agli insediamenti degli Equi, e poi all’epoca romana con le grandi opere di Nerone sui laghi, che alimentavano gli acquedotti di Roma. Un’attenzione particolare è data alla ricostruzione dei primi insediamenti monastici, anche alla luce dei contributi recenti.
La città attuale nacque all’epoca dell’incastellamento (IX- X secolo), attorno al castellum, primo nucleo dell’attuale Rocca abbaziale, e fu poi infeudata ai monasteri. Nei secoli successivi la città si sviluppò rapidamente verso la valle e nel Trecento raggiunse considerevoli dimensioni, all’interno di una cinta muraria. Nel 1302 una tremenda alluvione fece crollare le dighe neroniane, con enormi danni, a cui si aggiunse nel 1347 un devastante terremoto. Nel secolo successivo iniziò il periodo degli abati commendatari, che si occupavano di organizzazione e di amministrazione, mentre la gestione dei monaci era affidata ad un abate claustrale. Il primo commendatario fu Torquemada, spagnolo, che ottenne il riconoscimento di Subiaco come libero comune, e favorì l’espansione edilizia della città. E’ in questo periodo che nasce a Subiaco, nel 1465, nei locali del monastero di S. Scolastica, la prima stamperia in Italia ad opera di discepoli di Gutenberg provenienti da Magonza. Da qui
A Torquemada successe il cardinale Rodrigo Borgia, poi papa Alessandro VI, che trasformò la Rocca abbaziale in residenza signorile. Qui nacquero i suoi figli Cesare e Lucrezia. Divenuto papa, il Borgia affidò ai Colonna la commenda, durante la quale sorsero diverse opere monumentali e venne fondata la cartiera, che produceva carta bianca pregiata per la Santa Sede. Negli anni successivi la commenda passò poi ai Borghese (1608) e ai Barberini (1738). Subiaco si arricchì di opifici per la produzione artigianale e di nuovi monumenti, dei quali il più insigne è il rifacimento neoclassico della chiesa di Santa Scolastica ad opera di Giacomo Quarenghi, che fu poi uno dei principali architetti di San Pietroburgo.
Pio VI

Il futuro papa Pio VI, al secolo Giovannangelo Braschi divenne abate commendatario nel 1773 ed eresse Subiaco a sua dimora, mantenendo la commenda anche dopo la sua elezione. A lui sono dovute numerosi interventi sul tessuto urbano di Subiaco, tra cui la trasformazione della Rocca Abbaziale in palazzo residenziale, l’erezione della monumentale chiesa di S. Andrea e il miglioramento della viabilità, realizzato anche con pesanti sventramenti. Nel 1789 Subiaco eresse a Pio VI un arco trionfale all›ingresso della città. L’ottocento non portò a Subiaco modifiche altrettanto significative.
Dal Novecento ai giorni nostri

Nel 1901 fu inaugurata la ferrovia Mandela Subiaco che però ebbe vita breve. La città si sviluppò lentamente, mantenendo sostanzialmente intatto il nucleo storico, fino alla seconda guerra mondiale. Ma tra il 21 maggio e il 2 giugno 1944 su Subiaco occupata dai tedeschi si abbatterono continui bombardamenti americani, che distrussero anche parte del monastero di Santa Scolastica, sebbene ospitasse un ospedale di campo. La popolazione si rifugiò in gran parte nelle campagne per cui le vittime furono limitate, ma il centro storico fu distrutto per il 70%. Fu un danno enorme e irreparabile, ma ancor peggiore fu, come commenta l’autore, il danno della successiva ricostruzione, frutto di speculazione e di una scarsa pianificazione. I problemi continuarono negli anni del boom, con la proliferazione edilizia in campagna e nelle aree montane, dove si sviluppava il turismo sciistico. Modelli di sviluppo ora in grave crisi, che hanno lasciato problemi difficili da gestire.
Il volume si conclude con un’attenta descrizione della situazione socioeconomica attuale e delle prospettive: l’urbanistica e la gestione del territorio, che a Subiaco negli ultimi decenni è stata del tutto inadeguata. Ma anche nella situazione presente vi sono aspetti favorevoli, come l’inclusione del territorio circostante nel Parco dei Monti Simbruini, che, con le sue estese foreste evoca un tema centrale del movimento benedettino, quello del loro uso culturale e non solo utilitario.
L’autore, che dirige il gruppo attivo di Subiaco di Italia Nostra, non si scoraggia: Subiaco, ci dice, è una città di provincia con un passato glorioso che non merita un destino di declino e di abbandono.
Il libro è corredato da una ricca e accurata cartografia, da numerose citazioni, e si avvale di contributi di studiosi quali l’archeologa Luchina Branciani. l’architetto Fabio Orlandi e l’archeologo Piero Sebastiani del Grande.
E’ sicuramente a mio avviso un testo da tenere in considerazione, anche per i futuri sviluppi urbanistici nel territorio.
Carlo Boldrighini, presidente della sezione Aniene di Italia Nostra
Il libro verrà presentato nella Biblioteca Comunale di Subiaco
sabato 3 gennaio 2026 alle ore 17:00

