Villa Adriana: Ricerche e Progetti alla Casina Triboletti
Villa Adriana, al momento sotto la Direzione di Massimo Osanna e del Dirigente Delegato Elisabetta Scungio, vede numerosi nuovi interventi di valorizzazione dell’area archeologica, in particolare sulla palazzina Triboletti, chiusa da tempo.
di Sabrina Pietrobono, Funzionario archeologo, Villa Adriana e Villa d’Este
La Villa di Adriano
Allo stato attuale delle nostre conoscenze, la villa dell’Imperatore Adriano, la cui costruzione fu avviata almeno dal 118 d.C., aveva alle origini una estensione di circa 120 ha, mentre attualmente il demanio pubblico ne possiede circa 80. Dal medioevo alla tarda età moderna più o meno grandi appezzamenti ricavati nel territorio dell’ormai dismesso complesso imperiale giunsero nelle mani di diversi soggetti, da famiglie religiose a quelli di aristocratici romani, registrando numerosi passaggi di proprietà. Nel 1870, alla metà di dicembre, uno di tali proprietari, il Duca Braschi Onesti, fu costretto a lasciare che i terreni di famiglia a Villa Adriana andassero all’asta causa debiti; il nuovo Stato Italiano acquistò così la sua ampia porzione dell’antica Villa imperiale (località denominate Villa Adriana, Roccabruna, Palazzo; Pisciarello, comprensive di seminativi e migliaia di olivi).

Un lento processo di acquisizione

Questo processo spiega il perché vaste zone di estrema importanza, ad es. l’Accademia e l’Odeon – di proprietà Bulgarini, storica famiglia tiburtina – persistono al di fuori delle proprietà demaniali nelle disponibilità di differenti soggetti, pur facendo parte a pieno titolo del complesso imperiale antico. La proprietà demaniale consiste nell’attuale area archeologica, che conserva comunque la maggior parte delle strutture in elevato e visitabili dell’antica villa. Le procedure di acquisizione dei terreni comprendenti la villa antica continuano fino ad anni recenti e ad oggi: nel 1974 una storica porzione di terreno legato al Casino Triboletti poi destinato a Museo Didattico giunse in proprietà statale, grazie all’esercizio del diritto di prelazione nel corso della vendita dei beni operata dagli eredi Triboletti; altre pratiche di esproprio e/o acquisto dei terreni immediatamente a contatto con le particelle catastali già demaniali vennero condotte ancora negli anni ’80 e ultimate nel 2007 e poi nel 2012.

Nuove ricerche oltre il recinto
L’area, racchiusa dal recinto in muratura presso l’edificio del Plastico, non è aperta al pubblico; nelle brevi fasi in cui lo è stata, la frequentazione fu limitata esclusivamente alla porzione occupata dalla Palazzina, ma non si sono affrontate le problematiche relative allo stato dei luoghi a ovest e a nord della Palazzina, inclusi all’interno delle proprietà. La sempre limitata disponibilità economica ha frenato pertanto studi ed interventi sui terreni della proprietà, che sono ora in fase di studio e di analisi da parte del team della Società Sotterranei di Roma sotto la direzione della scrivente dott.ssa Sabrina Pietrobono in collaborazione con la dott.ssa Thea Ravasi della Newcastle University.

Il Casino Triboletti
Giuseppe Triboletti aveva acquistato il 18 giugno 1931 da Adele Cera vedova di Raffaele Del Re tali possedimenti, subentrati nella proprietà – un tempo appartenuta a Liborio Michilli e per un periodo al canonico Maderni e poi ai Del Re. La proprietà è costituita da una serie di strutture antiche afferenti alla porzione nord delle Cento Camerelle, su parte delle quali furono costruiti nel XVIII secolo due edifici: uno religioso (chiesetta/cappella) poi casolare diroccato e raso al suolo da bombe nel corso della Seconda Guerra Mondiale e che inglobava un edificio precedente; l’altro un Casino settecentesco ad uso abitativo. Oltre a questi due principali edifici, esistevano una serie di ambienti romani imperiali, in vario modo adattato per l’uso quotidiano.
Il complesso era circondato da vigneti e oliveti, quest’ultimi poi prevalenti. È ben noto il ritrovamento di importanti statue, forse provenienti dalla terrazza in cui furono gettate le fondazioni del Casino Michilli, giacente nella zona dove si credeva fosse “un tempio”.
La palazzina
L’edificio residuo, che sarà interessato dai prossimi lavori, sotto la direzione della dott.ssa Margherita Romano, dell’architetto Antonella Mastronardi e della scrivente, con il supporto dello staff del VAVE, amministrativo e tecnico, rappresenta una elegante palazzina a tre piani (comprensivi di muratura e scale), con una superfetazione relativamente recente. Le murature erano in ottimo stato con l’eccezione della porzione sulle scale per la quale furono condotte delle analisi adeguate. L’edificio presenta tre accessi sulla facciata principale ed un accesso posteriore: al momento dell’acquisizione, esso versava in uno stato di totale abbandono e vi furono destinate numerose risorse per adattarne le strutture a Museo Didattico. La forte umidità di risalita costrinse la direzione negli anni 2000 a chiudere l’edificio. I lavori previsti doteranno Villa Adriana di un nuovo spazio al servizio del pubblico.
Bibliografia
MARCONI N., «Museo didattico/Palazzina Triboletti», in N. Marconi, G.E. Cinque (a cura di), Villa Adriana. Passeggiate iconografiche, Foligno, 2018, pp. 181-182.
PIETROBONO S., «Villa Adriana e il paesaggio post-classico del territorio tiburtino: dati da un progetto in corso», in M. Milanese (a cura di), Pré-tirages IX Congresso Nazionale di Archeologia Medievale (Alghero 2022), vol. 2, pp. 99 – 103.
PIETROBONO S., «La dimensione rurale di Villa Adriana», in Bollettino di archeologia online Direzione Generale Archeologia Belle Arti e paesaggio, XV, 2024/3, pp. 5-29.
