Considerazioni finalizzate alla creazione di un Polo Musicale Tiburtino

Considerazioni finalizzate alla creazione di un Polo Musicale Tiburtino

Tivoli è una Città dalla lunga storia e dalle mille potenzialità, non tutte conosciute e adeguatamente valorizzate. Tra i tanti patrimoni tiburtini c’è sicuramente quello musicale che merita di essere maggiormente conosciuto e messo in evidenza. Condividiamo con piacere un’importante riflessione che potrebbe aprire le porte a scenari importanti.

Del professore Maurizio Pastori

Dopo le Conferenze e i Concerti che tra il 2007 e il 2017 hanno raccontato il recupero della vivace tradizione musicale tiburtina, che si innesta nella grande storia della musica italiana ed europea con i nomi di G. M. Nanino, G. Pierluigi da Palestrina, G. Carissimi e numerosi altri fino ad arrivare a Franz Liszt, vorrei invitarvi ad una riflessione sulla ricchezza e sulle potenzialità del patrimonio storico-musicale del nostro territorio.

Per farlo, vorrei ripartire dalla mia esperienza presso la famiglia Vergelli, dal loro importante patrimonio storico-musicale che gli eredi hanno donato nel 2017 alla Biblioteca Comunale Maria Coccanari Fornari, e dagli sviluppi veramente straordinari che tutto questo potrebbe avere.

Il patrimonio della famiglia Vergelli

Innanzitutto voglio ricordare come durante la pluriennale frequentazione della residenza della famiglia Vergelli, finalizzata alla redazione del relativo Catalogo dell’Archivio musicale, ho avuto modo di scoprire nella Sala Musica della loro abitazione, la presenza di un raro strumento musicale, ancora funzionante ed in buono stato di conservazione: un “Fortepiano”, strumento a tastiera antenato del moderno pianoforte. 

Il fortepiano

Fu acquistato da Ignazio Vergelli attorno al 1840 e la sua denominazione specifica è “Fortepiano Viennese Gran Coda a doppia cassa armonica”. Sulla targa sopra la tastiera è riportata, in lingua tedesca, la seguente iscrizione: «Costruito dal CITTADINO F. RAUSCH nel distretto municipale di WIEDEN IN VIENNA al n° 421. MEDAGLIA D’ORO alla ESPOSIZIONE del 1839».

Il fortepiano della famiglia Vergelli scelto da Rossini

Il Fortepiano, inventato dal cembalaro Bartolomeo Cristofori all’inizio del Settecento, a seguito di alcune rilevanti modifiche – la più importante delle quali fu la cosiddetta “meccanica viennese” di Johann Andreas Stein – si è trasformato, a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, nel moderno pianoforte.

Gioacchino Rossini

La tradizione familiare dei Vergelli narra che lo strumento fu segnalato ad Ignazio Vergelli da uno dei più grandi musicisti di tutti i tempi, Gioacchino Rossini, con il quale il maestro tiburtino era in contatto epistolare in qualità di “Maestro Compositore Onorario” dell’Accademia Filarmonica di Bologna di cui Gioacchino Rossini stesso era Presidente. Sempre dalla medesima tradizione familiare sappiamo anche che il grande pianista e virtuoso Franz Liszt, invitato da Ignazio nella sua abitazione in piazza del Seminario, non mancò, come suo solito, di esibirsi su questo strumento.

Il suddetto Fortepiano, completamente restaurato nel mobile esterno e nella meccanica, si trova attualmente nella residenza di Luigi Vergelli in Tivoli.

Cos’è un fortepiano

Tale strumento si distingue dal pianoforte per il fatto che è costruito interamente in legno e con corde, inizialmente di budello animale poi in metallo, aventi una tensione notevolmente inferiore rispetto a quella del pianoforte. Così il suono del fortepiano, rispetto al pianoforte, risulta più nitido e chiaro, permettendo una maggiore intellegibilità sonora che, specie nel registro medio/alto, ricorda un poco la timbrica del clavicembalo. Dunque, rispetto al pianoforte e alle sue sonorità “orchestrali”, il fortepiano rimane più delicato e, naturalmente, il più adatto all’esecuzione di tutta la letteratura musicale concepita espressamente per questo strumento tra la seconda metà del Settecento e la prima metà dell’Ottocento.

Il ritorno in voga del fortepiano

Dalla seconda metà del Novecento, dopo un lungo periodo di oblio, il fortepiano è tornato in uso – in particolari ambienti musicali – nell’esecuzione della specifica coeva letteratura musicale. Di conseguenza alcune scuole di musica hanno avviato corsi di studio del fortepiano e addirittura ci sono diversi concorsi pianistici che propongono una sezione destinata a questi strumenti d’epoca, come ad esempio il concorso Musica Antiqua di Bruges ed il Concorso Internazionale Chopin organizzato dallo Chopin Institute di Varsavia.

La donazione alla Comunità

Con queste premesse Luigi Vergelli, amante della buona musica in accordo alla tradizione familiare, ricordando con emozione quando, nella seconda metà del secolo scorso, lo strumento veniva ancora qualche volta suonato per diletto da suo nonno e da suo padre, ha maturato l’idea di poterne estendere la fruizione alla cittadinanza tiburtina ed a quanti apprezzano tale tipo di musica, cedendolo in comodato d’uso ad una Istituzione che ne avesse potuto assicurare nel tempo la sua decorosa e buona conservazione ed il suo miglior uso concertistico.

Un polo musicale per la Città di Tivoli

Poiché nel frattempo, accomunati dalla stessa passione per la musica, sono divenuto buon amico di Luigi, quest’ultimo ha voluto coinvolgermi in questo progetto al quale ho aderito ben volentieri. Ci siamo quindi attivati per individuare un sito ed una struttura organizzativa che avrebbero potuto permettere non solamente la conservazione e l’utilizzo concertistico dello strumento, ma anche la conservazione di eventuali altri strumenti musicali, nonché la collocazione e la fruizione del notevolissimo patrimonio librario dedicato alla Musica, al Teatro ed al Cinema e Spettacolo in genere, di cui il Comune di Tivoli già oggi dispone (grazie anche ad un intervento degli Amici della Musica di Tivoli) e che da anni giace in un magazzino del Museo Civico. Abbiamo così ripreso il progetto, diffuso sin dal 2015 nelle sue linee generali, circa la fondazione di un Polo Musicale Tiburtino (ma il nome è del tutto provvisorio) con l’intento di localizzarlo possibilmente nel Museo della Città e preferibilmente nella Chiesa dell’Annunziata, del cui complesso essa fa parte. Le considerazioni che ci hanno guidato nella scelta sono in estrema sintesi le seguenti:

Ultima considerazione, ma non in ordine di importanza, qualora il progetto fosse avviato, la città di Tivoli potrebbe disporre in tempi decisamente brevi di una struttura di prestigio in grado di fornire importanti ricadute non solo culturali ma anche economiche dirette ed indirette.

  •   Tivoli, universalmente nota come città crocevia di cultura e di arte, paradossalmente ancora non dispone di una vera e propria sala concerti/conferenze degna di tal nome e della città stessa.
  •   La Chiesa dell’Annunziata, piccolo gioiello di architettura settecentesca, risulta oggi quasi  inutilizzata (a parte alcune sporadiche locazioni giornaliere a privati).
  •   La sua struttura è tale che, con qualche relativamente modesto investimento (che potrebbe essere in massima parte finanziato con una adeguata campagna di sponsorizzazione), diverrebbe in breve tempo una prestigiosa sala concerti/conferenze ed inoltre, risultando essa strettamente collegata al Museo della Città, al nuovo Centro Civico del Complesso dell’Annunziata recentemente inaugurato, a Villa D’Este ed al Centro Storico Medievale, potrebbe fornire anche un importante contributo alla valorizzazione del centro storico di Tivoli.
  • Gli spazi disponibili in tale struttura sono tali che potrebbero permettere di ospitare, anche a vantaggio dell’acustica, non solo gli archivi musicali di cui la città già dispone, ma anche di eventuali altri strumenti musicali divenendo così un Polo Musicale a tutto tondo.

La proposta

Conseguentemente, appena possibile, intendiamo proporlo alla Amministrazione Comunale confidando nella bontà della iniziativa e nell’opportunità di poter realizzare, a vantaggio della cittadinanza, un potenziale culturale e concertistico di elevato livello, di risonanza non solo locale e di vasto interesse di pubblico e di studiosi. 

Nell’ambito di tale progetto, oltre alla possibilità di fruizione pubblica di un vasto patrimonio librario che potrebbe attirare studenti e studiosi dal territorio circostante ivi compresa Roma, sarebbe possibile programmare periodicamente eventi musicali di grande spessore, con l’esecuzione di una enorme quantità di composizioni musicali del XVIII e della prima metà del XIX secolo, utilizzando proprio la tipologia di strumenti per la quale tali composizioni furono concepite, facendo così rivivere le autentiche sonorità ideate dal compositore ed offrire insieme nuove ed inattese percezioni di questa musica.

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Redazione

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