Montecelio, Valentina Cipollari indossa la Vunnella: la storia di un abito e delle donne che lo custodiscono
Dopo anni trascorsi a studiare il passato del territorio, l’archeologa tiburtina Valentina Cipollari ne ha indossato una tradizione. Al Museo archeologico Rodolfo Lanciani, la vestizione della Vunnella, l’abito ricamato in oro delle spose di Montecelio, è diventata anche un omaggio alle donne che l’hanno accompagnata nelle sue ricerche.
La Vunnella di Montecelio, una memoria da indossare
Ci sono abiti che raccontano un paese attraverso i ricami, i gesti necessari a indossarli e le storie delle famiglie che li hanno conservati. A questo patrimonio il Museo Lanciani e l’associazione La Munnella hanno dedicato un pomeriggio che ha affiancato il racconto della professoressa Maria Sperandio alla vestizione dal vivo di Cipollari.
Un procedimento lungo, fatto di strati sovrapposti, a partire dalla biancheria intima fino agli elementi che completano l’abito. La vestizione ha permesso di mostrare al pubblico anche il lavoro e le conoscenze necessari per tramandare questa tradizione.
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Un legame personale con la storia del territorio
Per Valentina Cipollari, originaria di Tivoli, indossare la Vunnella ha avuto un significato che va oltre l’interesse di studiosa. L’abito apparteneva alla bisnonna di Maria Teresa Petrara, una delle donne che, insieme a Maria Sperandio, hanno accompagnato il suo percorso di conoscenza del territorio.
L’archeologa le ricorda come figure di riferimento, in un certo senso maestre, e descrive la possibilità di indossare quell’abito come un onore. Alla storia delle spose di Montecelio si intreccia così una memoria personale: quella degli incontri e dei rapporti attraverso cui la conoscenza dei luoghi passa da una generazione all’altra.
