Eccellenze dal campo alla tavola nel Museo del Pizzutello di Tivoli

Eccellenze dal campo alla tavola nel Museo del Pizzutello di Tivoli

Un intreccio di storie lega la riforma fondiaria, lo sviluppo dell’agricoltura e una rassegna dedicata alle tipicità enogastronomiche del Lazio

di
Armando Finocchi

In un’Italia che stava rinascendo dalle macerie della guerra, nel 1950 venne approvata in Parlamento la legge di riforma fondiaria, che frammentò i latifondi e assegnò le terre a braccianti, mezzadri e affittuari. Questa storia inizia da qui.

Poderi al posto del latifondo

In tutto il Paese il provvedimento interessò più di centomila famiglie contadine e ridisegnò il volto dell’agricoltura, attraverso appositi enti di riforma in varie regioni, dal Lazio alla Toscana, dall’Emilia-Romagna al Veneto, fino a Puglia, Basilicata, Molise, Abruzzo, Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna. Nacquero aziende agricole, frantoi, cantine sociali e cooperative per la trasformazione dei prodotti, mentre gli assegnatari ebbero la possibilità di riscattare il terreno in trent’anni, diventando coltivatori diretti e piccoli proprietari.

In particolare, nel Lazio operava l’Ente Maremma, che nel Viterbese e nella provincia settentrionale di Roma distribuì quasi sessantamila ettari, suddivisi tra poderi e quote. I poderi avevano un’estensione di 10-15 ettari ciascuno ed erano provvisti di una casa colonica per l’insediamento stabile di una famiglia; le quote erano invece più piccole e prive di abitazione, destinate a integrare il reddito di chi aveva già un’occupazione. La riforma non fu applicata a Guidonia né a Tivoli, dove non venne ritenuta necessaria.

Cooperativa tra assegnatari della riforma fondiaria negli anni Cinquanta

Dall’Ente Maremma all’Arsial

Negli anni Settanta gli organismi di riforma divennero istituti di sviluppo dell’agricoltura. L’Ente Maremma si trasformò quindi in Ersal e dal 1995 in Arsial, Agenzia regionale per lo sviluppo e l’innovazione dell’agricoltura del Lazio, estendendo le sue iniziative all’intero territorio delle cinque province. In collaborazione con l’Assessorato all’Agricoltura, tutela le produzioni di qualità, sostiene le coltivazioni biologiche ed eleva la competitività delle imprese, aprendo nuovi sbocchi commerciali. L’agricoltura non è soltanto una risorsa economica: è anche un patrimonio di tradizioni, una forma di sicurezza alimentare e il più complesso ed efficiente sistema di presidio ambientale contro frane, incendi e abbandono dei terreni. Per questo gli agricoltori sono gli insostituibili custodi del paesaggio.

La meccanizzazione ha innovato profondamente l’agricoltura regionale dagli anni Sessanta a oggi

Il Pizzutello di Tivoli

Nel 2007 Arsial ha pubblicato in PDF uno studio molto dettagliato sul Pizzutello, la tipica uva da tavola dal caratteristico acino a forma di cornetto. La ricerca, curata da Massimo Tanca e intitolata “Storia di un vitigno. Il Pizzutello di Tivoli”, analizza il paesaggio agrario e ripercorre i sistemi di coltivazione dalle origini al Novecento, riportando statuti, listini prezzi e immagini d’epoca della Sagra, inaugurata il 1° ottobre 1933. L’autore si è documentato a lungo e ha intervistato agricoltori e ortolani. Ricordiamo che il Pizzutello è Presidio Slow Food e che è protagonista di un suggestivo museo contadino in via della Sibilla 33, nelle immediate vicinanze di Villa Gregoriana e dell’antica Acropoli.

Una conca colma di Pizzutello nel museo di Tivoli dedicato a questa tipica uva da tavola

“Autunno dal campo alla tavola”

Proprio al Museo del Pizzutello si sta svolgendo una rassegna di incontri sulle eccellenze agroalimentari, realizzata con il contributo della Regione Lazio e di Arsial: i dolci, il miele, il vino, il formaggio e l’olio. Ecco allora i giglietti di Palestrina, fragranti dolci della tradizione anch’essi Presidio Slow Food, accanto alla selezione di mieli che ha messo a confronto il millefiori dei Monti Lepini con le varietà di acacia e di castagno. Spazio poi ai vini, con il bianco Est!Est!!Est!!! di Montefiascone e il rosso Cesanese delle colline del Frusinate, seguiti dai formaggi tipici delle campagne laziali come il pecorino romano e la caciotta tiburtina. Infine l’olio extra vergine d’oliva, con l’accostamento tra le note più armoniche di quello di Tivoli e il sapore più pungente di quello del Reatino, espressioni di cultivar che meglio si adattano a differenti condizioni geografiche. I tanti giorni di apertura (da fine settembre a ogni week-end di ottobre) hanno permesso di accogliere molti visitatori, dai tiburtini ai turisti di passaggio. La presentazione dei prodotti è accompagnata da una visita guidata che riconduce ogni tipicità della tavola al paesaggio da cui proviene, in un vero e proprio viaggio nel gusto.

La rassegna ha offerto al pubblico le tipicità regionali

Bibliografia

A. Finocchi, Il nuovo volto delle campagne. Credito cooperativo e riforma fondiaria nel Lazio, Roma 2012;

M. Tanca, Storia di un vitigno. Il Pizzutello di Tivoli, Roma 2007 (https://share.google/DkFDwAdVvqVabXrZ5);

Regione Lazio – Arsial, Lazio Patrimonio Agroalimentare. Tra Biodiversità e Tradizione, Roma 2019.

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Redazione

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