Monterotondo: una piazza storica aggredita dal cemento

Monterotondo: una piazza storica aggredita dal cemento

Interessi economici, procedure amministrative opache e una resistenza civica che non si arrende.

A cura di Italia Nostra – Sezione Aniene
in collaborazione con l’Associazione Centro Storico in Movimento

C’è una piazza nel cuore di Monterotondo che i residenti chiamano “Piazza delle Erbe”. Un nome che racconta una storia: il mercato, la vita di quartiere, i tigli e i platani che d’estate trasformano quel pezzo di centro storico in un’oasi di frescura. Si chiama ufficialmente Piazza della Libertà, ed è sottoposta a vincolo paesaggistico — un luogo che la legge tutela perché appartiene a tutti, anche a chi non c’è ancora.

I preliminari

Tutto comincia nel 2016, quando una società privata, AJ Mobilità S.r.l., presenta al Comune di Monterotondo la proposta di un parcheggio interrato sotto la piazza, con sopra un edificio commerciale e una nuova sistemazione degli spazi pubblici, in regime di «Finanza di Progetto», cioè di investimento privato remunerato con la gestione del parcheggio.  Il comune dichiara l’interesse pubblico e il progetto inizia il suo iter. Nel 2019, la Soprintendenza competente dà un assenso preliminare, ma con una condizione precisa, che venga creata una cortina di alberi di alto fusto in piena terra lungo il fronte dei palazzi storici, nella fascia laterale del perimetro del parcheggio interrato.

Il progetto definitivo

Nel corso degli anni il progetto subisce profonde modifiche. L’ultima variante, detta VAR10, è dell’ottobre 2025. La spesa prevista passa da 5 milioni di euro a 10 milioni, e per recuperarla la ditta dovrebbe gestire un migliaio di stalli (posti macchina in fascia blu), dai 300 che gestisce ora, per 30 anni, aumentando gradatamente la tariffa dal 50 centesimi a 2 euro/ora.

Il nuovo progetto prevede lo scavo e la copertura con un solaio impermeabile di ben il 71% della piazza.L’ampliamento sotterraneo occupa la fascia che la Soprintendenza aveva prescritto di lasciare libera da cemento per la cortina di alberi di grande fusto in sostituzione di quelli, che nel progetto risultano da abbattere.  Si introduce anche una modifica radicale in superficie: l’edificio commerciale in piazza raddoppia il volume utile, passando da tre a quattro livelli – dagli iniziali 340 mq a ben 690 mq. Un manufatto commerciale in acciaio e vetro, inserito a forza nel contesto monumentale del centro storico, su cui la Soprintendenza non si è mai espressa. L’eliminazione di 24 alberi monumentali in piena terra comporta non solo uno stravolgimento dell’aspetto storico della piazza ma anche danni al patrimonio verde e ai servizi ecosistemici relativi, che si possono quantificare.

  • Un danno al patrimonio verde stimato da una perizia agronomica a 102.244 euro, che sale a 207.000 euro come proiezione a vent’anni.
  • La perdita di “servizi ecosistemici” essenziali per la salute pubblica (ombra, delle isole di calore e assorbimento delle polveri sottili cancerogene PM10, e delle PM2.5 che sfuggono ai filtri e penetrano in profondità nei polmoni). La sola perdita economica è calcolata tra i 660.000 e i 990.000 euro nei prossimi trent’anni.

Al posto dei grandi alberi indicati dalla Soprintendenza, il progetto prevede piante inserite in vasche rialzate, senza contatti con il suolo naturale, adatte ad ospitare solo alberelli di breve vita. Una soluzione che, come denunciato dalle associazioni, contrasta con le linee guida ministeriali dei Criteri Ambientali Minimi (CAM) per il verde pubblico.

Il “muro” della PEC e il paradosso del Silenzio-Assenso

A guardare bene gli atti, la vicenda assume contorni pirandelliani. Nell’atto di indizione della Conferenza dei Servizi (CdS) decisoria risulta che il comune ne ha inviato comunicazione alla Soprintendenza con un indirizzo PEC dismesso da anni. Non sorprende quindi che non sia arrivata risposta. Ma il comune, per bocca dell’assessore alle opere pubbliche, in risposta ad un’interrogazione lo scorso 22 maggio, ha confermato di volersi avvalere del “silenzio-assenso” per l’approvazione.

Le scriventi associazioni Italia Nostra – Sezione Aniene e Centro Storico in Movimento, in una osservazione inviata alla CdS, avevano ricordato l’inapplicabilità del silenzio-assenso quando si tratta di beni culturali e paesaggistici vincolati, come ribadito da una recente sentenza del TAR Lazio (la n. 06976 del 17/04/2026) ed hanno ripetutamente domandato di essere ammesse alla CdS. A questo punto, nel silenzio da parte dell’Amministrazione, le associazioni preparano un esposto da depositare alla Procura della Repubblica, con il quale intendono chiedere alla magistratura di accertare la regolarità delle procedure e la conformità alla legge degli atti adottati.

Numerose altre anomalie saltano agli occhi nella lettura del progetto, e le stesse sono state recapitate nel corso delle ultime settimane al comune, al responsabile della CdS, e a ciascun membro del Consiglio comunale. Qui basterà citare la perizia idrogeologica, che dovrebbe valutare il rischio di allagamento, ma risulta essere copia di una perizia per una località in provincia di Viterbo, riferita ad un progetto di pale eoliche (!).

Perché questa battaglia conta.

La storia di Piazza della Libertà è la storia di come la società civile, armata di competenza tecnica e di ostinazione, possa ancora difendere il paesaggio, l’aspetto storico e la vivibilità di una città dagli attacchi che continuamente la minacciano.

Per maggiori dettagli si possono consultare i video

https://www.youtube.com/@centrostoricoinmovimento1364

L’intera documentazione trasmessa al comune si trova allindirizzo

https://www.centrostoricoinmovimento.org

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Redazione

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4 pensieri su “Monterotondo: una piazza storica aggredita dal cemento

  1. Bellissimo articolo, chiaro, documentato e diretto.
    Dimostra come un’opposizione civica seria, fondata sui fatti, sullo studio delle carte e sulla partecipazione dei cittadini, possa e debba fare la propria parte per proteggere l’ambiente, il patrimonio comune e il futuro dei nostri figli.
    La tutela del verde urbano, del paesaggio e della qualità della vita non dovrebbe avere colore politico: riguarda tutti noi e le generazioni che verranno.

  2. Con il pretesto della “riqualificazione”, si rischia di sacrificare un pezzo di storia e di ambiente sull’altare del profitto privato e dei parcheggi a pagamento per l’intera collettività. Abbattere 24 alberi storici in piena terra per sostituirli con piantine in vasca non è riqualificazione, è un ecocidio urbano. Significa togliere ombra, aumentare il caldo soffocante e buttare al vento servizi ecosistemici stimati in quasi un milione di euro di danni futuri. Il verde è salute pubblica, non un ornamento!

  3. Un appello aperto alle coscienze
    È possibile, nell’anno 2026, farsi custodi e difensori di un’idea di città che il tempo, la scienza e la sensibilità ecologica più avanzata hanno già condannato alla storia?
    L’opera che si profila nel cuore del nostro comune non è solo un disegno di cemento, ma un’ipoteca che peserà sulla vita della nostra comunità per i primi trent’anni. La gestione della sosta cittadina a Monterotondo, affidata alla società AJ Mobilità Srl, rischia di trasformarsi in un carico economico permanente per la cittadinanza. Centinaia di nuovi stalli a pagamento, una distesa di strisce blu, compariranno d’improvviso sotto le finestre dei residenti, spingendosi ben oltre il centro storico, fino a colpire i quartieri più distanti ed estranei al progetto della piazza. Un sacrificio quotidiano imposto ai monterotondesi, strettamente legato al piano finanziario di un’operazione complessiva da quasi 10 milioni di euro; una cifra che, in base ai dati emersi, appare in forte aumento rispetto alle stime di partenza e destinata a crescere ancora, gravata da costi tecnici e variabili legate alla sicurezza e allo smaltimento dei materiali.
    Questo imponente sforzo economico viene preteso per compiere un passo in direzione opposta rispetto al cammino delle grandi città italiane ed europee. Lì dove oggi si abbatte l’asfalto per restituire respiro alla terra, dove si piantano alberi e si sottraggono i centri alla morsa delle automobili, a Monterotondo si sceglie la via dell’asfissia: meno spazi vivibili, più cemento, un afflusso continuo di veicoli e l’impermeabilizzazione del suolo per renderlo un’isola di calore. Si fa avanzar un progetto che comporterà il sacrificio quasi totale del patrimonio arboreo di Piazza della Libertà, recidendo alberi che sono polmoni e memoria del nostro territorio, per sostituirli con la fredda geometria di una grande soletta artificiale.
    A ferire lo sguardo, inoltre, non sarà solo la perdita del verde: il progetto prevede infatti di far emergere sulla superficie una rigida struttura in vetro e acciaio. Un volume impattante e decontestualizzato, che si staglia in netto ed stridente contrasto con le architetture storiche circostanti, alterando per sempre l’armonia visiva del nostro centro.
    Eppure, nessuno ha mai chiesto il culto del degrado. Nessuno ha mai desiderato che la piazza restasse prigioniera dell’incuria. Ma la vera alternativa non è mai stata l’aut-aut tra l’abbandono e la profanazione dell’identità del luogo. Piazza della Libertà esigeva un riscatto: un restauro poetico e funzionale, capace di restituirle dignità, ombra e respiro. Doveva rinascere nel solco della sua antica vocazione di “Piazza dell’Erbe”, tornando a essere un teatro di incontri, un fulcro di socialità e di autentica bellezza urbana per tutti noi.
    Questa non è la protesta di chi guarda al passato con nostalgia. È il manifesto di chi pretende un futuro a misura d’uomo per la propria terra.
    Noi crediamo in una Monterotondo che:
    Senta il dovere di ascoltare la voce dei suoi abitanti prima di compiere passi irreversibili.
    Custodisca lo spazio pubblico come un bene sacro e collettivo, sottraendolo alle logiche della rendita privata.
    Onori la propria memoria storica e il proprio paesaggio invece di deturparli.
    Protegga i suoi alberi, riconoscendoli come compagni di vita e di futuro.
    Per dare corpo a questa speranza, unire le forze di tutta la comunità al di là delle appartenenze politiche e opporsi a un progetto concepito oltre un decennio fa, nasce il Comitato cittadino e totalmente apartitico Salviamo Piazza della Libertà.
    Sul nostro spazio di testimonianza e documentazione abbiamo raccolto le analisi tecniche, le criticità del progetto e i sentieri per un’azione comune. Vi invitiamo a leggere, a comprendere e a firmare.

    https://www.comitatopiazzadellaliberta.com/aderisci.html

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