Tivoli, parte “Liberi e accuditi”: il progetto hi-tech che punta a diventare un modello nazionale contro il randagismo
Droni termici, gabbie smart, ospedale da campo e libertà monitorata: così “Liberi e accuditi” vuole trasformare l’emergenza randagismo in un modello innovativo.La svolta
Per mesi era sembrato un progetto destinato a restare sulla carta. Oggi, invece, “Liberi e accuditi”, il piano con cui Tivoli vuole affrontare il randagismo nell’area del Barco e delle cave attraverso sterilizzazioni di massa e tecnologie innovative, è a un passo dal diventare realtà.
La novità non è soltanto l’accordo raggiunto tra i Comuni di Tivoli e Guidonia Montecelio, la Lav e la Asl Roma 5. Dietro lo sblocco del progetto c’è soprattutto una modifica della legge regionale sul randagismo che ha risolto un problema rimasto aperto per quasi trent’anni.
Presentato lo scorso febbraio, il piano prevedeva una gestione completamente diversa dei circa ottanta cani presenti nell’area tra Tivoli Terme e Guidonia: monitoraggio con droni termici anche nelle ore notturne, cattura con gabbie domotiche controllate da remoto, sterilizzazione in un ospedale veterinario da campo e successivo rilascio degli animali nel territorio di provenienza, dove continueranno a essere monitorati e accuditi dalla Lav
Perché il progetto era fermo
Un modello che punta a sostituire il ricorso sistematico ai canili con una gestione controllata della popolazione canina. Ma proprio qui nasceva il problema.
La legge regionale n. 34 del 1997 consentiva infatti la presenza dei cosiddetti “cani di quartiere”, senza però disciplinare un intervento complesso come quello previsto in questo caso, dove non si parla di pochi animali ma di un’intera popolazione randagia, almeno 80. Restavano poco chiare le responsabilità tra Comuni, servizi veterinari e associazioni animaliste, rendendo difficile l’avvio operativo del progetto.
La modifica della legge regionale
La modifica approvata dalla Regione Lazio ha chiarito il quadro: i Comuni mantengono la responsabilità della gestione e della copertura assicurativa, mentre le associazioni potranno occuparsi della sorveglianza, delle cure e del mantenimento dei cani. Gli animali, inoltre, potranno essere reimmessi sul territorio solo dopo sterilizzazione, vaccinazione, identificazione e registrazione, mentre un successivo regolamento regionale definirà le procedure per accertarne la non pericolosità.
È proprio questo aggiornamento normativo ad aver consentito di arrivare all’intesa raggiunta nelle ultime ore tra Tivoli, Guidonia, Lav e Asl Roma 5 sulla convenzione che disciplinerà le attività operative.
Come funzionerà “Liberi e accuditi”
Il progetto prevede una campagna intensiva di sterilizzazioni con l’obiettivo di ridurre progressivamente il fenomeno del randagismo senza ricorrere alla permanenza nei canili. I cani verranno individuati anche grazie ai droni con telecamere termiche, catturati con gabbie domotiche controllate da remoto, operati in un ospedale veterinario da campo e successivamente reimmessi nel loro habitat, dove saranno monitorati e accuditi dalle associazioni.
Una strategia che punta a garantire il benessere degli animali e, allo stesso tempo, a ridurre nel tempo i costi e le criticità legate al randagismo.
L’intesa tra gli enti
“È un passo fondamentale per affrontare una questione che si trascina da decenni”, ha commentato il sindaco Marco Innocenzi, sottolineando come il risultato sia stato possibile grazie al lavoro congiunto di tutte le istituzioni coinvolte.
Per Antonello Livi, incaricato del sindaco alla tutela degli animali, si tratta invece di «una promessa mantenuta». «Abbiamo unito le forze e armonizzato le competenze per garantire dignità a chi non ha voce», afferma, spiegando che l’obiettivo è privilegiare «forme di libertà monitorata e controllata» rispetto alla permanenza a vita nei canili.
Un modello che punta a fare scuola
Se il cronoprogramma sarà rispettato, nelle prossime settimane prenderà il via una sperimentazione che, per tecnologie utilizzate, impianto organizzativo e modifiche legislative che l’hanno resa possibile, potrebbe diventare un riferimento anche per altri territori alle prese con il randagismo. Un progetto nato per risolvere un’emergenza locale che ambisce a trasformarsi in un modello di gestione innovativa del fenomeno.
