Tivoli, semafori di largo San Giovanni, Leonardi al sindaco: “Non può dire che non c’entra nulla”
Il consigliere di Una Nuova Storia contesta la ricostruzione del sindaco e chiede chiarezza su costi e responsabilità: “La questione non finirà qui, attendiamo documenti e risposte”.Una lettera aperta
Lo stop ai semafori di largo San Giovanni apre un nuovo fronte politico. Dopo l’attacco del Pd, a intervenire è Damiano Leonardi, consigliere comunale di opposizione del gruppo Una Nuova Storia, che affida a una lettera aperta al sindaco Marco Innocenzi una lunga contestazione sulla gestione dell’impianto, sulle responsabilità politiche e sui costi sostenuti. E annuncia battaglia attraverso richieste di documenti e interrogazioni.
“Ho appreso che ha spento i semafori di largo San Giovanni. E, allo stesso tempo, ho assistito a un miracolo”, esordisce Leonardi. Il riferimento è alla ricostruzione con cui Innocenzi, annunciando il ritorno alla modalità lampeggiante, ha ricordato che studio e progetto risalgono alla precedente amministrazione Proietti.
“La vecchia maggioranza è ancora qui”
Leonardi non contesta l’origine del progetto, ma sostiene che il sindaco abbia omesso un passaggio politico. “È vero. Lo studio e l’approvazione del progetto risalgono alla seconda amministrazione Proietti. Quell’amministrazione che si è significativamente riversata nella sua maggioranza attuale. Assessori, consiglieri, presidente del Consiglio. Toc toc. Sono sempre loro”.
Il consigliere punta quindi il dito anche sulla gestione attuale, chiamando direttamente in causa l’assessora alla Viabilità e lo stesso Innocenzi per i Lavori pubblici, funzione mantenuta dal sindaco.
“Non dice quanto tempo ci è voluto per far funzionare tutto, a causa della mancanza di regia sull’assessorato ai Lavori pubblici – attacca Leonardi –. Una sua diretta e precisa responsabilità. Ma lei no, lei non c’entra niente”.
La battaglia sui costi
Altro terreno dello scontro è quello economico. Leonardi chiede di conoscere quanto sia costata l’operazione e contesta anche la scelta annunciata dal sindaco di commissionare un nuovo studio tecnico-viabilistico basato sui flussi del 2026, dopo che quello utilizzato per progettare l’attuale configurazione risaliva al 2020.
“Non dice quanto tutto questo sia costato, per non funzionare”, scrive. E ancora: “Non ci dice dove è scritto e chi l’ha scritto, nero su bianco, che i flussi sono cambiati, e di quanto. Motivo per il quale ha annunciato che finanzierà un nuovo studio. Altri soldi pubblici”.
Il consigliere respinge poi l’accusa lanciata da Innocenzi alle opposizioni, che il sindaco aveva indicato come protagoniste di critiche “a priori” senza soluzioni concrete e con finalità politiche e propagandistiche.
Leonardi sostiene invece che le perplessità sull’impianto fossero state sollevate da tempo. “Non è da mesi che insistiamo sul punto. È da anni. Da prima di lei”. E ricorda una commissione consiliare di due anni fa durante la quale, afferma, era stata avanzata l’ipotesi di individuare una strada per rinunciare al finanziamento ottenuto nell’ambito del Giubileo.
“Ho dichiarato io stesso che sarebbe stata l’“Apocalisse” – ricorda Leonardi –. Era la storia di quell’incrocio ad insegnarlo”. Secondo il consigliere, le risposte ricevute nel tempo sarebbero state sostanzialmente due: i semafori sarebbero stati “intelligenti” e non sarebbe stato possibile rinunciare all’intervento per gli impegni già assunti.
“La questione non finisce qui”
Adesso lo scontro è destinato a spostarsi sugli atti amministrativi. “Attendiamo i documenti che abbiamo richiesto, quelli che chiederemo e le risposte alle interrogazioni che presenteremo”, annuncia Leonardi.
Per il consigliere di Una Nuova Storia, quindi, il ritorno dei semafori alla modalità lampeggiante non chiude il caso che ha segnato l’estate tiburtina. “Se pensa che la questione finirà qui, con questo suo comunicato, sta sbagliando. Non possiamo permetterlo”.
Una battaglia che Leonardi lega alla trasparenza nell’utilizzo delle risorse pubbliche e alle responsabilità di chi amministra. E la lettera si chiude con un ultimo affondo politico rivolto al sindaco e al suo partito: “Come dice un vecchio proverbio: la mela non cade lontano dall’albero”. Fratelli d’Italia continua a essere una garanzia, dal Governo del Paese a quello delle città”.
