Nella biblioteca di Tivoli si aggira Ipazia, la scienziata martire di Alessandria

Nella biblioteca di Tivoli si aggira Ipazia, la scienziata martire di Alessandria

Ipazia, celebre filosofa, matematica e astronoma, visse tra il IV e V secolo ad Alessandria d’Egitto. Il suo libero pensiero – tanto più perché donna – le procurò numerosi allievi e la stima del prefetto romano, ma scatenò l’intolleranza religiosa del patriarca cristiano Cirillo. Costui ne commissionò l’assassinio per mano di monaci al suo servizio (415), che non venne mai punito.

di Mariarosaria Barbera, già Dirigente del Ministero della Cultura

Giardino interno della biblioteca

Lo  scorso marzo 2024  il Giardino interno della Biblioteca  Comunale “ Maria Coccanari Fornari”, dopo  il suo restauro, è stato intitolato dall’Amministrazione Comunale alla sfortunata scienziata, alla presenza della scrittrice Dacia Maraini. Da allora il suggestivo spazio è stato utilizzato per importanti eventi letterari da parte di Scuole e Associazioni culturali tiburtine, tra cui “ Letture sotto le stelle” del 14 settembre 2024.

Biblioteca Alessandria
Giardino della biblioteca

Situazione religiosa ad Alessandria d’Egitto tra il IV e il V secolo d. C.

Nei decenni a cavallo tra il IV e il V secolo d.C., mentre il cristianesimo trionfava sulle religioni orientali ampiamente diffuse nelle due parti dell’Impero romano (Occidente e Oriente), la città di Alessandria d’Egitto rappresentava ancora un ambiente storicamente aperto ad elementi di ogni provenienza etnica e religiosa, dove convivevano greci, romani ed ebrei, oltre al sostrato locale. Qui era la sede della grande Biblioteca creata nel III secolo a.C., che insieme col Museo costituiva un rilevantissimo polo culturale. Eppure proprio in questa città si consumò uno dei più odiosi delitti perpetrati in antico contro una donna.

Biblioteca Alessandria

Attività di Ipazia come filosofa, matematica e astronoma

Nata intorno alla metà del IV secolo, Ipazia era la figlia del celebre Teone, illustre scienziato e direttore della Scuola Neoplatonica di Alessandria, che la indirizzò allo studio della filosofia, nonché della matematica, fisica e astronomia, facendone a sua volta un’eccellente scienziata. A lei – o forse al padre – sembra si debba l’invenzione dell’astrolabio, uno strumento per la misurazione dell’universo. Inoltre il lessico bizantino Suda (X secolo) le attribuisce vari libri di commento ad opere di matematica e geometria, incluso l’Almagesto di Claudio Tolomeo, geografo e astronomo notissimo all’epoca. In pratica, era divenuta più brava di Teone.

Ipazia e Teone

La straordinaria intelligenza e la non comune capacità didattica procurarono a Ipazia una notevole platea di allievi, sui quali esercitò grande influenza: tra loro, il nobile Sinesio di Cirene, più tardi vescovo di Tolemaide in Libia, il quale scrisse di lei che gli aveva insegnato l’importanza della filosofia come «uno stile di vita, una costante, religiosa e disciplinata ricerca della verità». Ma Ipazia praticava il suo insegnamento in maniera ancora più libera, spiegando anche pubblicamente le opere di Platone, Aristotele e altri filosofi “in mezzo alla città” come osservò il filosofo Damascio.

Ipazia insegna

Lotta religiosa tra Cristianesimo e Paganesimo morente

Imbevuta di valori classici, Ipazia manteneva ottimi rapporti col prefetto romano di Alessandria, Oreste, il cui atteggiamento laico e istituzionalista però lo mise in contrasto con il vescovo e patriarca locale, nominato nel 412; costui, noto come Cirillo di Alessandria, aveva abbracciato una rigida forma di cristianesimo, con l’obiettivo di difendere strenuamente l’ortodossia, il che portò il suo ruolo ad andare «oltre il limite consentito alla sfera sacerdotale».

Cirillo di Alessandria

Il patriarca espulse gli ebrei da Alessandria e perseguitò i cristiani che si erano allontanati dall’ortodossia, creando o favorendo un corpo di monaci oltranzisti cd. parabolani, un servizio d’ordine alle sue dipendenze. I problemi politici e di ordine pubblico che ne scaturirono alimentarono il contrasto col prefetto Oreste che, interessato a tenere sotto controllo la situazione, pare si rivolgesse per consigli alla stessa Ipazia.

Ipazia dal film Agorà

Le azioni di disturbo di Cirillo si estesero allora anche alla filosofa, cui imputava la mancata adesione al cristianesimo e gli insegnamenti neoplatonici liberamente impartiti a studenti, che affollavano entusiasti le sue lezioni: l’obiettivo, di natura politica, passò attraverso il messaggio della lotta religiosa, opponendo valori e dottrina del cristianesimo al “paganesimo” morente.

Il martirio di Ipazia ad opera dei monaci Parabolani

Dopo una serie di azioni di disturbo alla persona stessa del prefetto, i monaci parabolani furono inviati a uccidere Ipazia, già accusata strumentalmente di praticare arti magiche. Nel marzo del 415, durante la Quaresima, una turba di lugubri figuri nerovestiti guidati da Pietro, emissario del patriarca Cirillo, aggredì la filosofa tirandola giù dal suo carro e trascinandola in una chiesa. La sua morte fu atroce, accompagnata dall’accecamento e scarnificazione con l’uso di cocci aguzzi, mentre i miseri resti del suo corpo torturato furono bruciati dai facinorosi festanti.

Ass. di Ipazia

L’episodio suscitò biasimo e scalpore, evidenziati anche da alcuni scrittori cristiani del periodo: tuttavia, malgrado la relazione che Oreste inviò alla corte dell’Impero d’Oriente, il delitto rimase impunito. Sul trono di Bisanzio sedeva come reggente del giovanissimo Teodosio II la sorella Pulcheria, una cattolica rigidissima e intollerante, cosicché né gli assassini né i mandanti di quello che oggi si chiama “femminicidio” furono perseguiti, arrivando a tacitare perfino il Prefetto romano di Alessandria.

Ipazia nel film “Agorà” di Alejandro Amenábar (2009)

Per accennare brevemente all’età contemporanea, il patriarca Cirillo, già protagonista del Concilio di Efeso del 431 e subito canonizzato dalla Chiesa cattolica, fu proclamato doctor incarnationis da papa Leone XIII nel 1882. Otto anni prima, lo scultore Odoardo Tabacchi aveva dedicato a Ipazia una statua piena di pathos. Nel 2009,  Alejandro Amenábar ha fatto della sua splendida e dolente figura la protagonista del film “Agorà”, dove questa donna straordinaria è presentata efficacemente come l’eroina di una tragica storia di fanatismo religioso e misoginia.

Ipazia di O. Tabacchi

Bibliografia

Gemma Beretta, Ipazia di Alessandria, Roma, Editori Riuniti 1993 (II ed. 2014)
Silvia Ronchey, Ipazia. La vera storia, Collana Saggi italiani, Milano, Rizzoli, 2010.
Sul web: Encyclopedia Britannica, s.v. Hypatia (Michael Deakin).
Mariarosaria Barbera: Donne e violenze di guerra. Uno sguardo sull’età antica, Monte Compatri, Espera 2024, pp. 170-171 e passim.

Fonti immagini

FIG. 1: la Biblioteca di Alessandria in un’incisione ottocentesca (da Wikipedia)
FIG. 2: Ipazia e Teone nel film “Agorà” (2009, regia di A. Amenábar, da Wikipedia).
FIG. 3: Ipazia insegna ad Alessandria, acquerello del XIX secolo di R. Trewick Bone (Foto Aurimages da Internet, sito National Geographic Italia).
FIG. 4: Cirillo di Alessandria, chiesa di S. Salvatore in Chora, Istanbul (da Wikipedia).
FIG. 5: Rachel Weisz come Ipazia, nel film Agorà di A. Amenábar (da Wikipedia).
FIG. 6: Assassinio di Ipazia in un’incisione del 1876, al centro l’emissario Pietro (da Internet, Foto Akg/ Album, sul sito Storica National Geographic)
FIG. 7: Il supplizio di Ipazia (1874) di Odoardo Tabacchi (da Internet, Coll. Privata).

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Redazione

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