UN SORPRENDENTE VIAGGIO DA VILLA ADRIANA AL LOUVRE ABU DHABI
Tra Tivoli e il Louvre Abu Dhabi si snoda un sorprendente itinerario culturale, segnato dal viaggio di una scultura colossale di Villa Adriana: un percorso che dal cuore dell’impero romano approda alle vetrine di un museo globale.
di
Anna Maria Reggiani, Già Direttore Generale del MIC
VICENDA ANTIQUARIA

Dall’età moderna, il patrimonio scultoreo della Villa è stato progressivamente disperso. Durante gli anni del Grand Tour (1713–1793), mentre si formavano le grandi collezioni europee, numerose campagne di scavo incrementarono il flusso di materiali destinati al mercato antiquario. Nonostante le severe normative pontificie sull’esportazione, molti reperti confluirono in raccolte private e pubbliche del continente. Questa diaspora antiquaria, pur complicando la ricostruzione dei cicli figurativi originari, contribuì a diffondere la fama di Villa Adriana e a proiettare Tivoli in una dimensione internazionale. Un esempio significativo è la statua femminile colossale oggi esposta al Louvre Abu Dhabi con la denominazione di Iside. La statua fu rinvenuta in due momenti distinti. Il corpo, presumibilmente acefalo (sebbene non disponiamo di dati certi), emerse già nella seconda metà del XVI secolo durante gli scavi estensivi condotti da Pirro Ligorio per conto del cardinale Ippolito II d’Este, governatore di Tivoli dal 1550.
Documentata nelle collezioni di Villa d’Este almeno dal XVII secolo, fu poi alienata da Francesco III d’Este, duca di Modena, e nel 1753 acquistata da papa Benedetto XIV, che ne dispose il trasferimento ai Musei Capitolini, dove figura nell’elenco delle nuove acquisizioni con la dicitura “Statua di una mora egizia di basalto”. In seguito al trattato di Tolentino, fu requisita per arricchire le collezioni del museo fondato durante la Rivoluzione francese e noto, tra il 1793 e il 1803, come Muséum central des arts, futuro Louvre.
La testa fu rinvenuta invece nel 1726, durante gli scavi diretti da Francesco Antonio Lolli nel Pantanello, e seguì la sorte delle antichità cedute al cardinale Melchior de Polignac (1661–1742). Quest’ultimo aveva iniziato a formare la propria raccolta antiquaria nel 1724, quando, in seguito alla sua nomina a chargé d’affaires della Francia presso la Santa Sede, si stabilì nella residenza da lui scelta nei pressi di Piazza Navona. Alla morte di Polignac la collezione si disperse rapidamente passando prima a Mathias François Petit e poi a Federico II di Prussia, che la trasferì a Potsdam e successivamente a Berlino, dove fu esposta nella Kunstkammer del castello reale. La testa di Iside fu prelevata nel 1806 da Dominique Vivant Denon per il Musée Napoléon (denominazione del Louvre dal 1803 al 1815), dove venne ricongiunta al corpo nel 1815, al termine dell’età napoleonica.
Dopo la sconfitta di Napoleone a Waterloo nel 1815 e il nuovo assetto europeo definito dal Congresso di Vienna, le potenze alleate avviarono le procedure diplomatiche per la restituzione dei beni sottratti. Mentre l’opinione pubblica europea chiedeva con forza il ritorno delle opere ai paesi d’origine, la Francia oppose resistenza sostenendo la presunta legittimità delle acquisizioni tramite trattati come quello di Tolentino. La Prussia fu la prima a ottenere risultati concreti, seguita dai Paesi Bassi e Austria con l’appoggio del governo britannico. Sebbene Pio VII avesse incaricato Antonio Canova di negoziare a Parigi per conto dello Stato Pontificio, l’artista — per una scelta politica concordata — rinunciò alla restituzione di vari dipinti destinati a chiese e musei francesi e decise di non richiedere alcune sculture ritenute marginali o troppo difficili da trasportare. Tra queste figurava anche la statua di Iside, che rimase nelle collezioni del Louvre, divenendo un caso emblematico della spoliazione napoleonica e delle difficoltà nel ricomporre integralmente il patrimonio artistico romano.
PRESENTAZIONE DELLA STATUA

La scultura, scolpita a tutto tondo e finemente lucidata, è una statua-pilastro alta 2,56 m e dal peso superiore alla tonnellata. Rappresenta una figura femminile stante con le braccia lungo i fianchi e con tunica aderente modellata secondo il tipico effetto del “panneggio bagnato”. La frontalità accentuata, l’impostazione rigida e la monumentalità della posa suggeriscono un’intenzione cultuale. Il volto, privo di espressione, è incorniciato da una folta acconciatura a boccoli. L’identificazione con Iside, pur tradizionalmente accolta, non è fondata su attributi iconografici certi: mancano infatti sistro, nodo isiaco, corna lunari e situla, per cui l’associazione resta convenzionale. Numerosi sono stati gli interventi di restauro di particolare rilievo. Il primo, eseguito in vista dell’esposizione a Villa d’Este, comportò non solo l’integrazione con una testa moderna, ma anche la riparazione di una porzione del panneggio sulla gamba sinistra. Il secondo più articolato, condotto secondo i criteri estetici e antiquari dell’epoca, fu realizzato nel 1754 nei Musei Capitolini da Bartolomeo Cavaceppi, che ne registrò meticolosamente ogni fase nel suo manoscritto: installazione sia di una nuova base marmorea fissata mediante perni metallici, che di una barra di sostegno. Per essere esposta a Villa d’Este, era stata integrata con una testa moderna, eseguita nel 1568 da Pirrin del Gagliardo.
Anche il materiale merita attenzione: la scheda del Louvre lo identifica come marmo nero (Bigio morato), mentre alcune fonti d’archivio lo descrivono come basalto, litotipo più prestigioso e, nella percezione antiquaria, tipicamente egiziano. Questo dato si inserisce nel più ampio quadro della ricercata varietà litologica che caratterizzava il programma decorativo di Villa Adriana – marmo proconnesio, nero di Göktepe, rosso antico di Milas e altri tra i più pregiati – testimonianza della collaborazione tra artigiani egiziani e maestranze locali.
Tra le statue del gruppo egizio o egittizzante provenienti da Villa Adriana, figurano diverse raffigurazioni di Iside che possono essere escluse dal confronto perché appartengono a un diverso registro stilistico e sono riconducibili alla tipologia tolemaica canonica. La statua più prossima al nostro esemplare è invece quella oracolare in marmo nero, rinvenuta nel Pantanello e passata nella collezione Polignac, oggi conservata a Berlino (Ägyptisches Museum, inv. SMBPK 7996; alt. 1,70 m). L’attribuzione si basa sulla medesima acconciatura a boccoli “libici”.
RAFFRONTI ICONOGRAFICI
Confronti significativi rimandano all’ambiente cirenaico, il cui linguaggio figurativo offre elementi utili per la comprensione della statua in esame. La resa dei boccoli a spirale, tipica dell’Africa settentrionale berbera, ricorre in diverse raffigurazioni e, in particolare, nelle personificazioni di Libya, tradizionalmente connotata da riccioli avvolti “a cavatappi”. Le più antiche testimonianze di Libya compaiono sulla monetazione cirenaica, dove le cosiddette “ciocche libiche” sono un tratto distintivo già dalla fine del IV sec. a.C. Divenuti poi un elemento tipico dell’iconografia isiaca, questi riccioli costituirono anche l’acconciatura più frequente – in numerose varianti – delle regine tolemaiche raffigurate come Iside.

Particolarmente eloquente è l’accostamento con il rilievo offerto da Karpos, in gratitudine per l’ospitalità ricevuta in Cirenaica (120–140 d.C.), proveniente dal Tempio di Afrodite di Cirene e oggi conservato al British Museum. Vi compaiono le ninfe Cirene e Libya: la testa di quest’ultima mostra una evidente affinità con quella della nostra statua. L’acconciatura, fortemente caratterizzante, fu impiegata spesso per evocare tratti esotici o “etnici”, di figure allegoriche di alcune province africane – in particolare Mauritania e Numidia – e ricorre anche sulla Colonna Traiana in relazione ai cavalieri ausiliari Mauri. Non solo personaggi mitici o regine adottarono questa pettinatura: un’ampia serie di maschere funerarie femminili, provenienti dall’Egitto e oggi conservate in numerosi musei egiziani ed europei, documenta infatti la suadiffusione tra anonime dominae dei ceti abbienti nei primi secoli dell’Impero

COLLOCAZIONE IN VILLA ADRIANA
La collocazione originaria della statua a Villa Adriana rimane incerta. Nel manoscritto ligoriano il punto di rinvenimento del gruppo scultoreo è situato all’estremità della curvatura del ninfeo meridionale di Piazza d’Oro, immaginandola parte di un ciclo marino con Teti e ninfe acquatiche; un’ipotesi problematica, sia per le dimensioni monumentali dell’opera, da verificare se compatibili con le nicchie del ninfeo, sia per la sua iconografia egittizzante, poco coerente con un contesto acquatico.
Secondo Agostino Penna, la statua sarebbe stata rinvenuta invece presso l’esedra del Canopo, in coppia con un’altra simmetrica: una notizia che egli attribuisce a Ligorio.
La provenienza dal settore del Canopo è sostenuta da altri studiosi, tra i quali Jean-Claude Grenier, che inserisce l’opera nella sua ricostruzione del programma figurativo del Serapeo, oggi rigettata, ma ancora recepita dalla scheda del Louvre.
Pettinatura a boccoli libici (Foto Museo del Louvre).



FORTUNA E DIFFUSIONE DEL TEMA EGIZIO
Tra le opere che illustrano la fortuna moderna dell’immaginario egizio spicca un busto in basalto tradizionalmente chiamato Isis, oggi conservato nelle riserve del Louvre (MR 18 / N 15780). Si tratta di una creazione in stile egittizzante, nata in un clima culturale dominato dal gusto antiquario e dal crescente interesse europeo per l’Egitto. Il volto idealizzato e la scelta del basalto – materiale immediatamente associato alle sculture faraoniche – favorirono la precoce identificazione dell’opera come un reperto autentico, contribuendo a un fraintendimento tipologico destinato a durare a lungo.
Il busto, che presenta dimensioni insolitamente monumentali per una produzione moderna (H 76 cm), venne collocato nella Salle des Antiques del Louvre. Nel 1810 entrò a far parte dell’Inventaire Napoléon, e tra il 1814 e il 1824 comparve nel grande catalogo dei Musées royaux, registrato tra le “antichità egiziane” con la formula, tanto vaga quanto significativa, di basalte des Antiquaires.
Nel corso del XIX secolo la scultura fu trasferita al Musée National du Château de Compiègne, dove rimase per decenni nel deposito museale di antichità. Solo nel 1998 fece ritorno al Louvre, dove tuttora è conservata, non esposta al pubblico.
Riconosciuto oggi come il prodotto di una bottega antiquaria, il busto rappresenta un caso emblematico per comprendere la ricezione moderna dell’Egitto nella cultura occidentale-europea e il modo in cui lo sguardo estetico e le esigenze ideologiche potessero indistintamente accogliere, sotto l’etichetta di “antico”, tanto gli originali faraonici quanto le loro suggestive reinterpretazioni moderne, senza un esame tecnico-stilistico che ne verificasse l’effettiva antichità.

CONSIDERAZIONI FINALI
La statua cosiddetta di Iside, oggi esposta al Louvre Abu Dhabi, rappresenta un caso emblematico dell’eclettismo adrianeo e della complessa dispersione moderna delle sculture di Villa Adriana. Sottratta al contesto simbolico e rituale della Villa, dove si inseriva in un programma iconografico dalle precise implicazioni religiose e politiche, essa perde inevitabilmente quella dimensione interculturale che costituiva uno dei suoi significati più profondi. Nel nuovo allestimento finisceinvece per assumere un ruolo prevalentemente scenografico, collocata entro una narrazione che privilegia l’impatto visivo a scapito di una lettura critica pienamente consapevole.
BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
N.BONACASA – S.ENSOLI, Cirene, Milano 2000.
B. CACCIOTTI, Le collezioni estensi di antichità tra Roma, Tivoli e Ferrara. II. Le provenienze delle antichità estensi dagli scavi del XVI secolo, in Studi di Memofonte 5, 2010, pp. 77-111.
B. CACCIOTTI, Statue egittizzanti da Tivoli tra rappresentazione e ritualità, in Horti Hesperidum 2, 2012, 1, pp. 473-502.
J-L.MARTINEZ, Les antiques du musée Napoléon. Edition illustrée et commentée des volumes V et VI de l’inventaire du Louvre de 1810, Paris, Réunion des Musées nationaux, 2004
A.MÜLLER, Ägyptens schöne Gesichter. Die Mumienmasken der römischen Kaiserzeit und ihre Funktion im Totenritual, AF 39, Wiesbaden 2021.
A.M.REGGIANI, Un viaggio insolito da Villa Adriana al Louvre Abu Dhabi, in Atti e Memorie della Società Tiburtina di Storia e d’Arte, XCVIII (2025), pp. 7-66.
