Marcello Conversi: lo scienziato che scoprì il Muone
Marcello Conversi è stato uno dei giganti della fisica sperimentale del Novecento. La sua figura è indissolubilmente legata alla nascita della fisica delle alte energie e a un esperimento condotto in condizioni drammatiche durante la Seconda Guerra Mondiale, che cambiò per sempre la nostra comprensione della materia subatomica.
di
Maurizio Lusignoli, Fisico Teorico (Università di Roma La Sapienza)
Le origini e il legame con Tivoli

Nato a Tivoli il 25 agosto 1917, Marcello Conversi portò sempre con sé l’orgoglio delle proprie radici tiburtine. Quinto figlio di una agiata famiglia cittadina, compì i primi studi nella sua città natale prima di trasferirsi a Roma per frequentare il liceo scientifico, poi l’Università e il prestigioso Istituto di Fisica. Nonostante la carriera internazionale, Conversi non interruppe mai il rapporto con Tivoli. La città lo ha celebrato più volte come uno dei suoi figli più illustri, e lui stesso amava tornare tra le pendici dei monti Tiburtini per ritrovare quella serenità necessaria alla riflessione scientifica.
L’Esperimento Conversi – Pancini – Piccioni

Il nome di Conversi è passato alla storia per l’esperimento condotto tra il 1943 e il 1946 insieme a Oreste Piccioni e Ettore Pancini. In una Roma occupata dai nazisti e devastata dai bombardamenti, i giovani fisici allestirono un laboratorio di fortuna nei sotterranei del Liceo Virgilio (ritenuto più sicuro rispetto alla zona universitaria, vicina allo scalo ferroviario di San Lorenzo). Utilizzando materiali di recupero, dimostrarono che il mesone trovato nei raggi cosmici non era la particella teorizzata da Yukawa (responsabile della forza nucleare forte), ma una particella del tutto nuova: il muone, una specie di elettrone più pesante.
La scoperta del muone segnò la fine dell’innocenza della fisica fondamentale: si scopriva una particella ‘inutile’ per la struttura del nucleo, aprendo la strada al concetto di generazioni di particelle. Questa scoperta fu così rilevante che Luis Alvarez, nel suo discorso per il premio Nobel nel 1968, dichiarò che la moderna fisica delle particelle ebbe inizio proprio con quell’esperimento romano.
Carriera e innovazione tecnologica

Dopo la guerra, Conversi trascorse un periodo negli Stati Uniti, collaborando anche con Enrico Fermi a Chicago. Tornato in Italia, ricoprì la cattedra di Fisica Sperimentale a Pisa, contribuendo in modo decisivo alla ricostruzione della fisica italiana. Avviò alla ricerca in fisica numerosi studiosi di grande valore, fra i quali spicca il premio Nobel Carlo Rubbia. Nel periodo pisano presiedette il CSCE (centro studi calcolatori elettronici), che segnò l’inizio in Italia delle attività sui centri di calcolo. Fu un anche un innovatore tecnologico. A lui, in collaborazione con Adriano Gozzini, si deve l’invenzione delle “flash chambers”, strumenti fondamentali per la visualizzazione delle traiettorie delle particelle cariche, che anticiparono tecnologie cruciali per i successivi esperimenti di fisica delle alte energie. Nel 1958 si trasferì all’Università di Roma, con la cattedra di Fisica Superiore. L’aula che aveva questo nome nel dipartimento di Fisica ora è intitolata a Marcello Conversi. Negli anni successivi trascorse alcuni periodi in congedo presso il CERN di Ginevra, per seguire da presso le sue ricerche a quegli acceleratori. Continuò l’attività di ricerca fino alla fine, con esperimenti in laboratori italiani e stranieri. Progettava di partecipare agli esperimenti nel laboratorio sotterraneo del Gran Sasso, ma gliene mancò il tempo.
L’eredità e il ricordo

Marcello Conversi si è spento a Roma nel 1988. È ricordato non solo come un genio della fisica, ma come un uomo di grande cultura umanistica, appassionato di musica e arte. Chi lo ha conosciuto rammenta la sua estrema vivacità intellettuale e la simpatia nei rapporti umani. La sua città, Tivoli, ha onorato la sua memoria intitolandogli spazi pubblici e promuovendo iniziative per far conoscere la sua opera alle nuove generazioni.
Per saperne di più
M. Conversi, E. Pancini, O. Piccioni, “On the Disintegration of Negative Mesons”, in Physical Review, vol. 71, 1947, n. 3, pp. 209-210
G, Battimelli, M. De Maria, La Ricerca scientifica nell’Italia del dopoguerra: il caso della Fisica”, in Storia d’Italia, Annali 7, Einaudi, Torino
