Olio e Archeologia a Norma
Nel Museo della città laziale si svolge la terza edizione della manifestazione “Inviridis“, un esempio di valorizzazione dell’olivicoltura che Tivoli potrebbe seguire
di
Carlo Boldrighini, Presidente della Sezione “Aniene” di Italia Nostra
La città
Norma è una cittadina di circa 3500 abitanti sul ciglio dei Monti Lepini, che domina la Pianura Pontina. E’ una meta turistica di non poca importanza per la bella posizione, il suggestivo borgo medievale, e la vicinanza, a circa 500 m dall’abitato, delle rovine dell’antica città di Norba, che fu colonia romana e fu distrutta nel corso della guerra civile tra Mario e Silla.

Il parco archeologico di Norba, gestito in modo egregio dal comune di Norma, è gratuito, e a pagamento solo per le visite guidate. Contribuisce all’attrattiva dell’area il vicino Giardino di Ninfa, considerato uno dei più bei giardini d’Europa.

Il museo e l’olio
A testimonianza dell’interesse dei Normesi per la loro città, Norma ha un museo cittadino, il Museo Civico Archeologico “Padre Saggi”, con un direttore scientifico di chiara fama nell’archeologia nazionale, la Professoressa Stefania Quilici Gigli. Il museo, sito nella vecchia sede del Comune, presenta reperti antichi, accompagnati da moderne ricostruzioni multimediali. Oltre a materiale relativo all’antica Norba, nel museo è presente la ricostruzione di una cucina romana. Nei sotterranei sono conservati orci settecenteschi in terracotta per la conservazione dell’olio; sono in ottimo stato, alloggiati, ancora ai loro posti, in appositi banconi, e ornati da bei dipinti.

La presenza di queste antiche vestigia della cultura dell’olivo ha indotto il comune di Norma, l’associazione CAPOL (Centro Assaggiatori Produzioni Olivicole Latina), promotrice della cultura dell’olio extra vergine di oliva, ed i locali produttori, ad una intelligente iniziativa di valorizzazione. Ne è nato l’olio Inviridis, prodotto da dodici produttori di Norma, caratterizzato dalla forte presenza della varietà itrana.

Il marchio comune, Inviridis, Monocultivar Itrana, ha come simbolo uno degli orci settecenteschi conservati nel museo civico archeologico. Il disciplinare di produzione dell’olio Inviridis prevede la produzione da olive della sola varietà Itrana; inoltre le olive devono essere molite lo stesso giorno della raccolta e sono vietati additivi chimici. L’olio viene per lo più commercializzato in alcuni negozi di Norma, ed è anche usato e venduto con successo nei ristoranti della zona.
Le iniziative dell’olio
La produzione dell’olio ha una valenza storica e culturale, e non solo economica, e la sinergia con il museo è quindi naturale. Nel museo si organizzano conferenze e incontri, e da qualche anno vi si svolge anche un evento annuale per la presentazione dell’olio nuovo Inviridis, che quest’anno si terrà il prossimo 5 dicembre, e prevede l’intervento di esperti, produttori, consumatori e storici, oltre al tradizionale assaggio dell’olio. Negli anni scorsi il comune di Norma, in collaborazione con il Sistema Integrato dei Musei, Biblioteche, e Archivi Storici dei Monti Lepini, ha anche arricchito gli eventi legati all’olivicoltura con rievocazioni storiche in costume, accompagnate da visite guidate al museo e ai resti archeologici di Norba, che hanno riscosso un significativo successo di pubblico.
E a Tivoli?
Quello di Norma è un esempio che potrebbe imitare la nostra Tivoli, a cui non mancano certo i requisiti per una valorizzazione dell’olio e della sua produzione. Tivoli vanta un’olivicoltura documentata dall’antichità classica fino all’epoca moderna, e ancora in tempi recenti aveva circa 150.000 ulivi, in gran parte alberi centenari, alcuni anche millenari, appartenenti a una ventina di varietà selezionate localmente nei secoli e registrate dall’ARSIAL (Agenzia Regionale per lo Sviluppo e l’Innovazione dell’Agricoltura del Lazio). Esattamente duecento anni fa, nel 1825, l’autore umbro Filippo Alessandro Sebastiani soggiornò a Tivoli per circa tre mesi e ne ricavò un libro “Viaggio a Tivoli”, un prezioso documento che descrive paesaggio, monumenti, economia, usi e costumi del territorio tiburtino.

L’olivicoltura a Tivoli

Non poche pagine sono dedicate all’olivicoltura, con una descrizione dettagliata delle varietà locali. E’ noto che il paesaggio degli ulivi secolari tra le rovine delle antiche ville di otium nei dintorni di Tivoli è stato riprodotto in quadri e stampe dal Cinquecento in poi. Dovrebbe essere una priorità conservare e valorizzazione questo patrimonio, sempre più depauperato da incendi e abbandono. Attualmente è in corso un progetto dell’AIAPP (Associazione Italiana Architettura del Paesaggio) e di Italia Nostra di inserire un tratto degli oliveti tiburtini nel Registro Nazionale dei Paesaggi Rurali Storici presso il Ministero (MASAF). Sarebbe un primo passo per la valorizzazione di un patrimonio unico, e si spera di poter ottenere il necessario sostegno dell’Amministrazione comunale.
* Ringrazio la Prof. Stefania Quilici Gigli per avermi fatto conoscere il museo di Norma e le importanti attività del Comune per la tutela e la valorizzazione della olivicoltura
Bibliografia
(1) F. Sciarretta: Tivoli tra gli olivi. Tivoli,Tiburis Artistica ed., 2005
(2) F.A. Sebastiani: Viaggio a Tivoli, Foligno, 1828

