Il giubileo e le sue origini
Il giubileo, connesso nel nome con la tradizione religiosa ebraica, fu indetto per la prima volta a grande richiesta di popolo nel 1300 da papa Bonifacio VIII, lasciando tracce profonde nella Divina Commedia di Dante
di
Luigi Maria Segoloni (già Università di Roma la Sapienza)Origini del giubileo: il giubileo ebraico
Il giubileo che si sta celebrando quest’anno, promulgato da papa Francesco secondo la tradizione nella festa dell’Ascensione del 2024 e da lui inaugurato con l’apertura della Porta santa di San Pietro lo scorso 24 dicembre, è il venticinquesimo giubileo ordinario cristiano: giubileo ordinario, a scadenza venticinquennale, distinto dai giubilei straordinari che i papi nel corso dei secoli hanno promulgato in occasioni e circostanze particolati, l’ultimo dei quali è stato il giubileo della Misericordia indetto sempre da papa Francesco nel 2016.
Questo giubileo del 2025 verrà certamente ricordato anche per il fatto che nel corso dell’anno ci sono stati la morte di papa Francesco, il conclave e l’elezione del nuovo papa Leone XIV. Fatto non nuovo, per la verità; anche nel giubileo del 1700 capitò lo stesso: un papa, Innocenzo XII Pignatelli (1691-1700) aprì la Porta santa e un altro, Clemente XI Albani (1700-1721), la chiuse.
Ora dunque, se il giubileo di quest’anno è il venticinquesimo della serie, quale è stato il primo, quando e come ha avuto origine e come si è svolto?
Per cominciare, va innanzi tutto precisato che il termine ‘giubileo’ è di lontana origine ebraica, così come del resto alla tradizione religiosa ebraica appartiene la festività che questo termine indica, e tuttavia giubileo cristiano e giubileo ebraico sono totalmente diversi.
Presso gli ebrei antichi il giubileo era un tempo festivo, che ricorreva ogni cinquantesimo anno, santificato con il riposo della terra, con la remissione dei debiti contratti durante i cinquant’anni, con la restituzione della terra al primitivo proprietario qualora un ricco se ne fosse impossessato, e con la liberazione degli schiavi.
Il giubileo cristiano
Del tutto differente è il nostro giubileo, il giubileo cristiano, cattolico, anche se un sottile legame esiste tra i due, e questo legame è rappresentato precisamente dal concetto di “remissione”, che per gli ebrei era remissione dei debiti materiali, mentre per i cristiani è remissione dei debiti spirituali, cioè delle colpe, dei peccati. La remissione dei debiti spirituali, cioè delle pene da scontare per le colpe e i peccati commessi, ovverosia l’indulgenza plenaria solenne, elargita a determinate condizioni dal papa a tutti i fedeli: questo è il fulcro e la sostanza stessa del giubileo cattolico.
Il primo giubileo cristiano è stato celebrato sul finire del medioevo, nel 1300, indetto dal papa Bonifacio VIII, della famiglia Caetani (1294-1303), a grande richiesta di popolo, per rispondere alle attese e alla pressante richiesta dei fedeli di ottenere il perdono e la remissione dei peccati. In una società pervasa da profondo sentimento religioso e da altrettanto profondo senso del peccato come era quella europea medievale, nel clima di eccitazione e attesa tipico della fine di secolo, nel corso del 1299 aveva cominciato a spargersi in giro per l’Italia e l’Europa la voce che l’anno successivo il papa a Roma avrebbe concesso a tutti i fedeli un grande perdono. Così, il 25 dicembre, che era allora l’inizio dell’anno, una enorme folla via via crescente di romani e pellegrini si radunò in San Pietro in attesa del grande perdono e chiedendolo a gran voce.
Bonifacio VIII promulga il giubileo, Giotto lo dipinge
Il papa e i cardinali furono colti di sorpresa: essi non ne sapevano nulla e d’altra parte non c’era modo di arginare una simile ondata di entusiasmo religioso. Furono fatte ricerche negli archivi per vedere se qualcosa di simile era accaduto nel precedente anno centenario, il 1200, ma le ricerche non dettero alcun risultato. Incerto sul da farsi, il papa ci pensò a lungo, consultò i cardinali e alla fine emise la bolla di indizione del giubileo: era il 22 febbraio, festa liturgica della Cattedra di san Pietro, quasi due mesi dopo l’inizio dell’anno. Come condizione per ottenere l’indulgenza plenaria Bonifacio VIII stabiliva la confessione e la visita delle basiliche di San Pietro e San Paolo, 30 volte nel corso dell’anno per i romani e 15 volte per i pellegrini.

In quel periodo era presente e operava a Roma il grande Giotto. Nel primo pilastro della navata intermedia destra della basilica di San Giovanni in Laterano, è collocato il frammento di un affresco, a lui attribuito, che raffigura Bonifacio VIII che indice il giubileo proprio dal Laterano che era allora la residenza dei papi.

I giubilei successivi
Sorto in questo modo improvvisato e spontaneo, il giubileo del 1300 rappresenta l’inizio e il modello dei giubilei che si sono susseguiti nel corso dei secoli fino a quello di quest’anno 2025.
Nei giubilei successivi si è passati dall’intervallo originario stabilito da Bonifacio VIII di cento anni a quello di cinquanta anni e poi, a partire dal 1475, a quello definitivo di venticinque anni; sono state aggiunte le basiliche di San Giovanni e di Santa Maria Maggiore quali basiliche giubilari ed è stato introdotto il rito emblematico dell’apertura della Porta santa delle quattro grandi basiliche, ma la sostanza – pellegrinaggio a Roma e visita delle basiliche allo scopo di ottenere l’indulgenza giubilare – resta quella del primo giubileo del 1300.

Il racconto di Giovanni Villani
Il cronista e storico fiorentino Giovanni Villani (1280 circa – 1348), in un capitolo del libro IX della sua opera Nuova cronica dedicato al giubileo, descrive tra l’altro l’enorme afflusso di pellegrini provenienti dall’Italia e dall’Europa a Roma – “romei” venivano chiamati i pellegrini diretti a Roma –, afflusso che egli calcola di 200.000 persone al giorno, cifra che appare inverosimile, tenuto conto del ridotto numero di abitanti della città in quel tempo (circa 60-70.000), ma che può dare comunque un’idea delle proporzioni imponenti del fenomeno, confermate del resto anche da altri cronisti locali, che descrivono il flusso continuo per le strade d’Italia di pellegrini diretti a Roma, di “romei”.

Statua di Giovanni Villani, Firenze
Dante e il giubileo

Anche Dante, nella Divina Commedia, menziona il giubileo e testimonia il grande afflusso di pellegrini. Nel canto XVIII dell’Inferno, vv. 28-33, per descrivere il procedere in senso opposto di due lunghe schiere di peccatori che affollano la prima bolgia del cerchio ottavo (sono i ruffiani e i seduttori), ricorre ad una similitudine che si riferisce proprio alla grande schiera dei pellegrini diretti verso San Pietro, similitudine che deriva molto probabilmente dalla sua esperienza di pellegrino giunto a Roma per l’indulgenza giubilare.

Dante dice dunque che le due schiere di peccatori che lui incontra si muovono in due file che procedono in direzione opposta, come i pellegrini a Roma sul ponte Sant’Angelo, l’unico ponte (di età romana) allora esistente per andare a San Pietro, dove i romani nell’anno del giubileo hanno trovato un sistema per far passare la grande folla (lui dice l’essercito molto), tale che, da un lato del ponte, tutti hanno davanti a sé Castel Sant’Angelo e avanzano verso San Pietro, mentre dall’altra parte vanno in senso opposto verso monte Giordano (piccolo rialzo artificiale di detriti su cui si trova il palazzo della famiglia degli Orsini fatto costruire dal cardinale Giordano Orsini): in sostanza questo sistema trovato dai romani consisteva in due corsie di senso opposto.

Ecco i versi di Dante: le due schiere di peccatori procedono
“come i Roman per l’essercito molto,
l’anno del giubileo, su per lo ponte
hanno a passar la gente modo colto,
che da l’un lato tutti hanno la fronte
verso ’l castello e vanno a Santo Pietro;
da l’altra sponda vanno verso ’l monte.“
(Inferno XVIII, vv. 28-33)
Il giubileo e la Divina Commedia
L’enorme affluenza di pellegrini di cui parla Villani e confermata da Dante dimostra la straordinaria risonanza che questo giubileo ha avuto nell’Italia e nell’Europa cristiana del tempo, e a proposito di questa risonanza, dato che ho ricordato Dante, voglio aggiungere un’altra osservazione: il giubileo del 1300 ha lasciato nella Divina Commedia un segno ben più significativo di quello rappresentato dalla sua menzione nei versi dell’Inferno qui sopra riportati. (Un altro più breve riferimento al giubileo si trova nel Purgatorio, II, vv. 94 ss., l’episodio di Casella).

Dante immagina che il suo viaggio ultraterreno descritto nella Divina Commedia attraverso l’inferno e il purgatorio fino al paradiso avvenga precisamente nella Settimana santa del 1300, l’anno del giubileo. Ora, la scelta di questo anno giubilare come data del suo viaggio non è casuale, ma è certamente intenzionale e voluta e possiede un profondo significato teologico e spirituale. Il giubileo non è per Dante l’occasionale momento storico del suo viaggio, non è una pura e semplice coincidenza cronologica. Nel pensiero del poeta, il giubileo, di questo suo viaggio di purificazione e ascesa verso la visione di Dio, rappresenta il tempo sacro, il “tempo propizio”, e soprattutto il fondamento teologico e il modello esemplare che gli indica la via da percorrere (il pellegrinaggio, il viaggio) e la meta da perseguire (il perdono dei peccati e la visione di Dio). Si può dunque ragionevolmente pensare che l’evento grandioso del grande perdono promulgato da Bonifacio VIII, come ha mosso grandi folle di pellegrini, così abbia toccato la sensibilità religiosa e l’anima profondamente cristiana di Dante, abbia acceso la sua fantasia di poeta e sia stato come la prima scintilla da cui è divampata la grande fiamma del suo “poema sacro”. Insomma, la cosa non è di poco conto: il giubileo del 1300, il primo giubileo cristiano, può essere in certo modo considerato come la causa prima e il motivo ispiratore del più grande capolavoro della letteratura italiana e, diciamo pure senza timore, non solo italiana: la Divina Commedia.
Il giubileo e Roma
Intanto il giubileo, dai tempi di Bonifacio VIII a quelli di papa Francesco e papa Leone, è diventato ricorrenza peculiare e emblematica di Roma, anzi, l’evento per eccellenza di questa città. Nel corso dei secoli i giubilei hanno segnato la storia di Roma, hanno plasmato il suo aspetto e la sua struttura urbana e hanno prodotto, anche al di fuori della città, effetti di grande rilievo – tralasciando quelli spirituali che non compete a noi valutare – sul piano economico, sociale e culturale. Tra questi effetti, quello di avere proprio agli inizi ispirato la Divina Commedia direi che non è tra i minori.
Bibliografia essenziale
P. Bargellini, L’Anno Santo nella Storia, nella Letteratura e nell’Arte, Firenze 1974
F. Cilli, Giubilei. Breve storia degli Anni Santi, Roma 2025
P. Golinelli, Il libro del giubileo nella Roma del Trecento, Milano 2025
