L’Anfiteatro di Bleso e i Ludi Gladiatori. La nuova pannellistica

L’Anfiteatro di Bleso e i Ludi Gladiatori. La nuova pannellistica

di 
Maria Antonietta Tomei

“Terminati – da parte del Settore VIII del Comune – gli interventi all’anfiteatro di Bleso, nel monumento sono stati allestiti 5 pannelli didattici (grafica di Adelaide Modonesi e foto di Roberto Giagnoli): due di grandi dimensioni, che descrivono l’anfiteatro e la sua storia, e 3 più piccoli con la descrizione degli spettacoli con i gladiatori e le belve, che si svolgevano al suo interno.“

Descrizione dell’Anfiteatro

L’anfiteatro di Bleso costituisce un complesso monumentale strettamente connesso con la contigua Rocca Pia; venne infatti parzialmente distrutto nel 1461, durante la costruzione della fortezza. 

Il monumento fu scoperto casualmente nel 1948 durante la costruzione della via Aldo Moro, ma era già noto per una iscrizione, la quale attestava che Marcus Tullius Blaesius aveva inaugurato l’anfiteatro.

La costruzione consiste di due muri curvilinei, collegati da setti radiali: quello esterno costituiva la facciata, quello interno circondava l’arena, così chiamata perché coperta di sabbia per attutire le cadute durante i combattimenti. Le gradinate della cavea potevano contenere circa 6000 spettatori.

Anfiteatro di Bleso. Planimetria (Frontoni, 1997, Tav. XXIV)

Sul lato meridionale si apriva la Porta Triumphalis, dalla quale entravano i gladiatori; all’estremità opposta si trovava la Porta Libitinaria (da Libitina, la divinità preposta ai funerali), dalla quale venivano portati via i cadaveri.

Le murature dell’anfiteatro in opus reticulatum alternato a filari di mattoni sono di II sec. d. C.: la presenza della corte dell’imperatore Adriano, appassionato di cacce, certamente favorì la costruzione del monumento.

La Storia

Pannello con la storia dell’anfiteatro

L’abbandono dell’anfiteatro dovette coincidere con la cessazione dei combattimenti gladiatori, nel V secolo d.C.

La costruzione fu rimaneggiata in età medievale, come si deduce dalla presenza di murature e di sepolture di quell’epoca. Nello Statuto di Tivoli del 1305 l’anfiteatro viene chiamato Circinum per la sua forma circolare.

Nel 1461, quando papa Pio II costruì la Rocca, tagliò i resti dell’anfiteatro conservandone tre metri di altezza, per aumentare la visuale intorno alla fortezza; il materiale recuperato fu riutilizzato per costruire la Rocca.  

Nel sec. XVI, con il Cardinale Ippolito d’Este, la zona dell’anfiteatro, chiamata Barchetto, fu requisita per farne riserva di caccia. Nei secoli successivi l’area fu usata come pascolo, campo da gioco e parco per i tiburtini.

Dopo la sua scoperta, l’anfiteatro fu sottoposto nel 1982 ad opere importanti di restauro, e poi fu scavato integralmente tra il 1991 e il 1995.

Negli ultimi interventi, da poco conclusi, è stato realizzato un nuovo piano dell’arena, sono state messe a norma le recinzioni, e il monumento è stato dotato di servizi igienici e di biglietteria.

Gli anfiteatri nel mondo romano

Anfiteatro nel percorso museale della Rocca Pia

La parola anfiteatro indica un edificio disposto intorno ad un’arena, dove si svolgevano combattimenti tra gladiatori e cacce agli animali feroci (munera).

Fino al I sec a.C. gli spettacoli gladiatorii erano allestiti in edifici temporanei; il primo anfiteatro “stabile” di Roma, fu costruito nel 29 a.C. in Campo Marzio e bisognerà aspettare gli imperatori flavi perché Roma costruisse il Colosseo, la struttura più grande del mondo, che poteva ospitare fino a 80.000 spettatori.

Anfiteatro Flavio (Colosseo)

Alcuni anfiteatri, tra cui quello di Tivoli, sfruttavano i terrapieni naturali per sostenere la cavea.

L’’accesso agli spettacoli era assegnato in base alla classe sociale: il settore più vicino all’arena era riservato ai senatori, mentre in quello più alto sedevano gli stranieri e le donne. Gli anfiteatri più grandi erano protetti dal sole da una tenda. Queste costruzioni avevano numerosi locali di servizio, tra cui quelli destinati alla custodia degli animali feroci.

I ludi Gladiatori

Mosaico con scene gladiatorie, Roma. Galleria Borghese

Gli spettacoli gladiatori nell’anfiteatro occupavano generalmente l’intera giornata: la mattina era usualmente dedicata alle battute di caccia agli animali feroci, che si affrontavano con schiavi o prigionieri di guerra, che quasi sempre morivano in questi combattimenti. Dopo le cacce, seguiva un intervallo, spesso occupato da esecuzioni di condannati a morte, in attesa dello spettacolo più apprezzato, i munera, cioè le lotte tra gladiatori. Scelti tra gli schiavi con particolari qualità fisiche, i gladiatori venivano addestrati in scuole speciali.

Mosaico con scene di lotte gladiatorie dalla villa di Fiumicino (Roma)

Quando uno di essi veniva sconfitto, poteva chiedere grazia: se il pubblico ne aveva apprezzato il coraggio, mostrava il pollice rivolto in alto, e il perdente aveva salva la vita; se invece il pollice era rivolto in basso, la grazia era negata.

Jean Léon Gèrome – Pollice verso (1872)

Bibliografia

F. Boldrighini, Gli Anfiteatri nel Mondo Romano, in AA.VV. Complesso della Rocca Pia. Percorso Museale, Viterbo 2019, pp. 13 -19

F. Ferruti, L’Anfiteatro Romano di Tivoli, il suo abbandono e la sua riutilizzazione nel Medioevo, in AA.VV. Complesso della Rocca Pia. Percorso Museale, Viterbo 2019, pp 20 – 27.

M.A. Tomei, Complesso monumentale: anfiteatro di Bleso e Rocca Pia, in AA.VV. Complesso della Rocca Pia. Percorso Museale, Viterbo 2019, pp 46 – 55.

M.Notarian, in Journal Roman Archeology, 37, 1, 2024, pp. 53 ss

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