Sublaqueum, la Villa di Nerone e il complesso dei Simbruina Stagna. Un’ipotesi ricostruttiva.

Sublaqueum, la Villa di Nerone e il complesso dei Simbruina Stagna. Un’ipotesi ricostruttiva.

Nei luoghi ove ora sorgono i monasteri benedettini in età romana si disponevano le costruzioni e i ponti della splendida villa di Nerone dislocati lungo le rive dell’Aniene.

di
LUIGI PORZIA

PREMESSA

Che cosa significa ricostruire ciò che non esiste più? E, soprattutto, entro quali limiti è lecito farlo? Sono questi gli interrogativi presenti nel volume della Tesi di Laurea Sublaqueum”. La Villa di Nerone e il complesso dei Simbruina Stagna: un’ipotesi ricostruttiva“, che sarà presentato a Subiaco il prossimo 28 marzo.

Il libro, che è stato menzionato dal Centro di Eccellenza DTC Lazio offre la restituzione architettonica e paesaggistica della residenza imperiale neroniana di Subiaco, che non si configura come esito illustrativo, bensì come strumento di indagine che interroga le fonti, mette alla prova le evidenze e genera domande nuove più che risposte definitive.

L’adozione consapevole del termine “ipotesi”, anche nel titolo stesso della pubblicazione, traduce un preciso posizionamento metodologico: ogni ricostruzione, per quanto rigorosamente argomentata, resta per sua natura falsificabile, strutturalmente esposta alla revisione, qualora nuove evidenze ne modifichino il quadro di plausibilità. L’ipotesi plurima, adottata sistematicamente nel volume, non costituisce pertanto una moltiplicazione arbitraria di scenari, bensì una strategia di controllo che rende espliciti i margini di incertezza, pone a confronto alternative compatibili con i dati e impedisce la cristallizzazione prematura di un’unica narrazione.

L’oggetto della ricerca

L’oggetto di questa indagine è un complesso la cui portata architettonica e ideologica è rimasta a lungo sospesa nell’oblio. Tacito, Plinio il Vecchio e Frontino – le tre fonti classiche – restituiscono il profilo di un complesso di eccezionale pregio in cui l’opera dell’uomo si fondeva armoniosamente con la bellezza del paesaggio naturale, articolato in almeno cinque nuclei architettonici disseminati lungo entrambe le sponde dell’Aniene, raccordati da ponti, criptoportici e percorsi scenografici, e innervato da un sistema di tre bacini artificiali – i Simbruina Stagna – ottenuti mediante lo sbarramento monumentale del corso fluviale.

Fig. 1 – Nuclei architettonici della villa neroniana lungo l’Aniene

Un intervento di trasformazione del paesaggio che trascende la dimensione della villa d’otium per configurarsi come laboratorio sperimentale di quel linguaggio architettonico – scenografico, distributivamente libero, ideologicamente permeato di matrici tardo-ellenistiche – che Nerone avrebbe sviluppato nelle realizzazioni urbane della (coeva) Domus Transitoria e nella successiva Domus Aurea: l’opera di chi, come Tacito testimonia attraverso i magistri et machinatores Severo e Celere, tentò di realizzare “quae natura denegavisset, per artem temptare”

Il percorso metodologico

Fig. 2 – Roma, localizzazione della Domus Aurea

La sfida metodologica è consistita nel costruire un percorso di indagine autenticamente interdisciplinare, capace di far dialogare tradizioni differenti: la filologia delle fonti, l’archeologia del costruito, la geomorfologia, l’ingegneria idraulica, le scienze della rappresentazione digitale entro un quadro interpretativo unitario. Il procedimento ha seguito una progressione rigorosa: dall’esegesi critica delle testimonianze letterarie classiche e medievali (Tacito, Plinio, Frontino, Gregorio Magno, il Regesto e il Chronicon Sublacense) alla sistematizzazione dei dati archeologici d’archivio a partire dagli scavi di Rodolfo Lanciani (1883–1884) e dalle successive campagne realizzate dalla Soprintendenza dei Beni Archeologici per il Lazio (1983 e dal 1994 al 1999); inoltre dall’analisi geomorfologica della valle – con particolare attenzione alla stratigrafia dei depositi di travertino organizzati in tre terrazzi digradanti – fino all’integrazione di tali dati mediante tecnologie digitali avanzate.

Il corredo tecnologico

Fig. 3 – Elaborazione dei dati in ambiente QGIS. Elaborazione a cura dell’autore.

Il corredo tecnologico impiegato costituisce un elemento qualificante della ricerca. Rilievi LIDAR aerotrasportati hanno generato un modello digitale del terreno ad alta risoluzione; l’elaborazione in ambiente GIS ha consentito la sovrapposizione e l’interrogazione incrociata di informazioni topografiche, planimetrie storiche degli scavi e cartografia di diversa epoca, costruendo un palinsesto informativo stratificato e georeferenziato. La fotogrammetria aerea ha documentato settori della forra altrimenti inaccessibili, quali i resti degli sbarramenti a Ponte San Mauro. La modellazione CAD e 3D ha restituito gli alzati, calibrati sugli ambienti ancora conservati e validati mediante confronti tipologici con architetture coeve. Il modello tridimensionale così ottenuto non è rappresentazione passiva: è spazio operativo entro il quale le ipotesi vengono testate, rese comparabili e sottoposte a verifica prospettica e dimensionale.

Fig. 4 – Resti in opera cementizia dello sbarramento neroniano presente nella forra dell’Aniene. Foto a cura dell’autore

Le ipotesi ricostruttive

È nell’elaborazione delle ipotesi ricostruttive che il metodo trova la propria concretizzazione più significativa. Per ciascun nucleo architettonico, la proposta si è fondata sulla combinazione tra evidenze di scavo, analisi planimetrica, confronti tipologici e considerazioni storico-culturali.

Fig. 5 – Foto dei resti del Nucleo A

Per il settore termale del Nucleo A, si è sviluppata l’ipotesi ricostruttiva di un settore a vocazione termale, sostenuta principalmente dalla presenza di un calidarium, con l’adiacente camera di combustione, il praefurnium, oltre alla presenza della vasca circolare interpretabile come laconicum, di una cisterna di raccolta idrica voltata a botte e di un ninfeo di raffinata fattura, decorato con concrezioni calcaree e inserti in pasta vitrea policroma con tessere in blu egizio, che trova confronto diretto con il Ninfeo di Ulisse e Polifemo della Domus Aurea e con quello di Ercole nella Villa di Anzio;

Fig. 6 – Resti della decorazione della finta volta del Ninfeo “G1” – Monastero di Santa
Scolastica, Museo Ceselli.

per il Nucleo B (cfr fig. 1), collocato sulla riva del lago nei pressi del fosso di Santa Croce, si è configurata l’ipotesi di un padiglione belvedere e area triclinare di rappresentanza, la cui configurazione a U richiama i padiglioni tolemaici – il padiglione-tenda di Tolomeo Filadelfo, il Thalemagos di Tolomeo IV –, inscrivendo il complesso nel paradigma egizio-ellenistico al quale il programma neroniano attinse con consapevole intenzionalità ideologica. Il ninfeo del Nucleo D (cfr fig. 1), affacciato sul lago, è stato restituito mediante il confronto con i resti ancora visibili delle sostruzioni del Tempio del Divo Claudio sul Celio a Roma, dove, addossato al muro orientale della terrazza, Nerone, dopo il grande incendio di Roma del 64 d.C., fece costruire un ninfeo monumentale utilizzato come sfondo scenografico per i giardini della Domus Aurea. Il Nucleo C (cfr fig. 1), in località Pianello, è stato invece interpretato come un grande giardino di stampo ellenistico. Elemento nodale dell’intero sistema era il Pons Marmoreus, che raccordava i cd. nuclei A e D della villa.

Fig. 7 – Ipotesi ricostruttiva del pons marmoreus che collegava i nuclei della villa e del pons minimus. Entrambe, fungendo anche da sbarramento, formavano il laghi denominati simbruina stagna. Ricostruzione a cura dell’autore

La ricerca propone due ipotesi distinte: la prima lo identifica come ponte-diga, con una serie continua di venticinque arcate a sesto ribassato che, sormontate dal camminamento superiore, assolvevano simultaneamente la funzione di collegamento tra le sponde e di sbarramento delle acque, generando il primo dei Simbruina Stagna; la seconda lo interpreta come struttura esclusivamente di collegamento, concepita su ordini di arcate sovrapposte. Per i Simbruina Stagna sono state formulate tre configurazioni alternative degli sbarramenti, ciascuna coerente con i dati geomorfologici e con la tradizione di studi dal XVII secolo ad oggi, ma portatrice di implicazioni differenti sulla fisionomia del paesaggio antico. È in questa sistematica pluralizzazione degli scenari interpretativi che risiede il contributo più rilevante del volume: non la pretesa di una verità univoca, bensì la costruzione di un campo di possibilità argomentate entro il quale il dibattito scientifico possa articolarsi con rigore.

Il Sublaqueum come palinsesto

Fig. 8 – Resti dell’ambiente “A” con indicazione del forno e del bancone entrambe di epoca benedettina, e del praefurnium

Il Sublaqueum, peraltro, non si esaurisce nella propria dimensione imperiale. La metamorfosi benedettina – la trasfigurazione del calidarium in cucina monastica, il passaggio dall’otium principesco alla disciplina dell’ Ora et Labora, la fondazione del protocenobio di San Clemente sulle preesistenze termali – inscrive questo luogo in una traiettoria di significato che attraversa l’antichità e il Medioevo, configurando un palinsesto, nel quale ciascuno strato interroga e ridefinisce il precedente. La ricostruzione digitale ha inteso restituire la complessità di questo palinsesto: non come enunciazione definitiva, ma come cantiere interpretativo permanente, nella consapevolezza che solo il confronto dialettico tra evidenze materiali, fonti storiche e modelli analitici consente di avvicinarsi alla comprensione di quel Genius Loci che gli antichi riconobbero come lo spirito insopprimibile del luogo.

Bibliografia

Luigi PORZIA, “Sublaqueum”. La Villa di Nerone e il complesso dei Simbruina Stagna: un’ipotesi ricostruttiva. (Arbor Sapientiae, Collana IRAW n. 30, 2025), con bibliografia precedente completa.

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Redazione

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