Tivoli, acquisto del palazzo ex Enel per trasferire il Municipio: investimento strategico o ipoteca sul futuro?
Il Consiglio comunale approva l’acquisto dell’ex palazzo Enel per 3,05 milioni di euro: per la maggioranza è un investimento strategico che farà risparmiare sugli affitti e aumenterà il patrimonio pubblico, mentre le opposizioni denunciano un mutuo fino al 2055 e costi aggiuntivi ancora incerti
Scontro tra maggioranza e opposizione sul caso
È una brillante operazione immobiliare per dare finalmente una sede moderna e funzionale al Municipio oppure un debito destinato a gravare sulle casse pubbliche per i prossimi trent’anni? A poche ore dal via libera del Consiglio comunale di Tivoli all’acquisto dell’ex palazzo Enel di viale Mazzini si accende lo scontro politico tra maggioranza e opposizione.
L’assemblea ha approvato l’acquisizione dell’immobile per 3 milioni e 50 mila euro, finanziata attraverso un mutuo con la Cassa Depositi e Prestiti. L’edificio, che ospita attualmente anche gli uffici dell’Inps, dispone di circa 4.500 metri quadrati coperti oltre a spazi esterni e aree parcheggio.
L’attacco del Pd: “Mutuo fino al 2055”
La minoranza contesta sia il metodo sia la sostenibilità economica dell’operazione. In una dura nota politica, il gruppo consiliare Pd parla di una decisione che «ipoteca il futuro della città», sottolineando come il mutuo acceso per finanziare l’acquisto possa comportare un esborso complessivo di circa 6,6 milioni di euro entro il 2055, con quasi 3 milioni di euro di interessi e una rata annua stimata in circa 228 mila euro.
«I cittadini di Tivoli sono stati condannati a pagare un debito per i prossimi 29 anni», attaccano i consiglieri, secondo i quali l’operazione sarebbe stata approvata senza un quadro economico definitivo.
Nel mirino finiscono soprattutto i costi aggiuntivi che potrebbero derivare dall’intervento: imposte, spese notarili, adeguamenti interni, trasferimento degli uffici, messa a norma degli impianti, sicurezza antincendio, eventuali interventi di miglioramento sismico e manutenzione straordinaria. «Quanto costerà davvero alla fine questa operazione? Nessuno della maggioranza ha voluto o saputo rispondere», sostengono. “Questa operazione – aggiungono – è un assegno in bianco sulle spalle della città: 6,6 milioni di euro sono infatti solo l’inizio. Si acquista un “contenitore vuoto” da ristrutturare, senza presentare uno straccio di piano economico definitivo. A questa cifra spaventosa bisognerà aggiungere:
Iva, imposte e parcelle notarili; i costi faraonici per il trasloco degli uffici e gli adeguamenti interni; la messa a norma degli impianti e la sicurezza antincendio; i costosi interventi di adeguamento sismico e la manutenzione straordinaria di un immobile che la stessa perizia definisce non in condizioni ottimali”
Il sindaco difende l’operazione
A difendere l’operazione è l’amministrazione guidata dal sindaco Marco Innocenzi. «Quando si amministra una città, la differenza tra chi guarda alle prossime elezioni e chi guarda ai prossimi decenni è nelle scelte che si compiono – ha dichiarato -. Dal 1998 ad oggi i tiburtini hanno pagato milioni di euro in affitto. Noi diciamo basta a questa politica di spreco. L’acquisto dell’immobile Inps da parte del Comune di Tivoli nasce da una precisa visione politica: aumentare il patrimonio pubblico, rafforzare l’autonomia dell’Ente e garantire ai cittadini beni e strutture che restino a disposizione della Comunità. C’è chi vede solo la spesa di oggi. Guardiamo al valore che questa operazione produrrà domani. Un immobile pubblico acquisito dal Comune significa maggiore capacità di programmare servizi, riduzione dei costi, valorizzazione di un bene strategico e tutela dell’interesse comune. Le amministrazioni coraggiose investono quando esistono opportunità concrete per il territorio. Quelle che rinunciano per timore delle polemiche lasciano invece che il patrimonio pubblico si impoverisca e che occasioni importanti vadano perdute. Difendere questa scelta significa credere che il Comune non debba limitarsi a gestire l’esistente, ma debba costruire le condizioni per una Tivoli più forte, più autonoma e più capace di rispondere ai bisogni dei cittadini. Le polemiche passano. Le opere, gli investimenti e il patrimonio che lasciamo alla città restano. Questa è la differenza tra chi fa propaganda e chi si assume la responsabilità di governare”.
Secondo la maggioranza, l’acquisto consentirà di eliminare circa 150 mila euro annui di fitti passivi, mentre il Comune continuerà a incassare circa 60 mila euro all’anno di canone dall’Inps, che manterrà una parte degli spazi attualmente occupati.
L’assessore al Bilancio Domenico Cicchetti ha ricordato le criticità dell’attuale sede di Palazzo San Bernardino, edificio storico che ospita il Municipio: problemi di accessibilità per le persone con disabilità, impianti obsoleti, carenze logistiche e costi elevati per l’adeguamento strutturale. «Per mettere a norma Palazzo San Bernardino servirebbero circa 8 milioni di euro», ha spiegato Cicchetti.
Anche il consigliere Andrea Napoleoni ha sostenuto la scelta dell’amministrazione: «Da decenni si parla della necessità di trovare una sede adeguata per il Comune. Non esistono alternative con queste dimensioni e a questo prezzo».
Le critiche sul metodo e sull’impatto non calcolato per il centro
Durante il dibattito Marco Di Nicolò (Psi) ha precisato di non essere contrario all’acquisto in sé, ma alle modalità con cui è stato affrontato il dossier. «La documentazione è arrivata soltanto l’11 giugno, lasciando appena undici giorni per analizzare atti tecnici complessi e incompleti. Manca una valutazione dettagliata dei costi complessivi e degli interventi necessari».
Damiano Leonardi (Una Nuova Storia) ha evidenziato possibili ricadute sulla viabilità e sul commercio del centro storico. «Non è stato presentato alcuno studio sull’impatto che lo spostamento degli uffici comunali potrebbe avere sul tessuto economico del centro».
“Sarebbe stato necessario aprire confronto pubblico”
Il consigliere Ezio Paluzzi (AVS) ha puntato il dito contro il mancato coinvolgimento della città su un’operazione così importante: “Arroganza e leggerezza non hanno tenuto conto delle esigenze della città. Sarebbe stata necessaria una presentazione pubblica per una discussione partecipata. Non vorrei inoltre che l’acquisto sia il presupposto per ritrovarci Palazzo San Bernardino come un cadavere ambulante, destino toccato ad altre strutture del centro storico”.
Una scelta destinata a dividere
Da una parte c’è chi vede nell’ex palazzo Enel l’occasione per dotare Tivoli di una sede comunale moderna, accessibile e di proprietà pubblica. Dall’altra chi teme che i costi effettivi dell’operazione possano superare ampiamente quelli oggi preventivati, caricando sulle future amministrazioni e sui cittadini un impegno finanziario di lungo periodo.
