“Ho denunciato mia figlia per salvarla, ora chiedo una struttura prima che sia troppo tardi”. L’appello di una madre alla Regione Lazio
Dopo anni di battaglie e un percorso terapeutico avviato anche grazie a una denuncia nei confronti della figlia, Gloria Deisori chiede alla Regione Lazio e alle istituzioni del territorio una struttura specialistica per la giovane: “Da soli non possiamo più farcela”.
“Ho paura che possa accadere una tragedia”
“Ho paura che possa accadere una tragedia. Mia figlia ha bisogno di una struttura specializzata e noi non possiamo più affrontare questa situazione da soli”. Per avviare un percorso di cura non ha avuto altra scelta che denunciare la propria figlia. Oggi, a distanza di anni, Gloria Deisori torna a rivolgersi alle istituzioni con un nuovo appello: «Aiutateci prima che accada una tragedia».
Un incubo che ritorna per la madre di una giovane di 26 anni affetta da ritardo mentale, da un grave disturbo del comportamento e da epilessia parziale. Anni fa, di fronte ai continui episodi di aggressività e alle violenze subite in casa, la denuncia. Un passaggio doloroso ma necessario, che consentì di attivare un percorso giudiziario e terapeutico culminato nell’inserimento della ragazza in una struttura specializzata.
L’incubo ritornato dopo un primo percorso terapeutic
A gennaio 2026, al termine del percorso presso l’Opera Don Guanella, la giovane è stata dimessa dopo che i sanitari hanno espresso parere favorevole al rientro in famiglia nella relazione trasmessa al magistrato di sorveglianza. La 26enne è tuttora sottoposta a una misura restrittiva con obbligo di firma e a un periodo di prova di sei mesi disposto dal magistrato, con il coinvolgimento dei servizi territoriali della Asl.
Una volta tornata a casa, però, la situazione è rapidamente peggiorata. “Ha ricominciato a manifestare le stesse crisi comportamentali che ci avevano costretto a chiedere aiuto. Viviamo ogni giorno nella paura”, racconta Gloria.
La nuova ordinanza e la soluzione che non si trova
Dopo i nuovi episodi, il magistrato di sorveglianza, con una nuova ordinanza ha disposto la prosecuzione del percorso terapeutico attraverso l’inserimento della giovane in una struttura residenziale specialistica, demandando ai servizi competenti della Asl Roma 5 l’individuazione della soluzione più idonea. Una collocazione che però non è ancora stata trovata.
«Le patologie di mia figlia non le consentono di essere autonoma. Noi chiediamo soltanto una struttura adeguata che possa seguirla e tutelare anche la nostra famiglia», afferma Gloria Deisori, che rivolge il suo appello al presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, all’assessorato regionale alla Sanità, al sindaco di Guidonia Montecelio e alle istituzioni del territorio. “Non aspettiamo che accada qualcosa di irreparabile. Servono risposte immediate”, conclude la madre.
La forza di Gloria
Gloria è una madre che da anni combatte perché alla figlia venga garantito il diritto a un percorso di cura e a un futuro dignitoso. Ogni risultato raggiunto, ogni progetto avviato, ogni possibilità conquistata è stato il frutto di una determinazione che non si è mai arresa. Si è incatenata davanti al Comune, ha trascorso giorni in una tenda aspettando risposte dalle istituzioni, ha promosso e ottenuto progetti sociali, coinvolgendo tutta la sua famiglia in una battaglia che non si è mai fermata.
A guidarla è sempre stato l’amore per la figlia e la convinzione che nessuno debba essere lasciato solo davanti alla fragilità. Oggi, però, quella forza rischia di non bastare più. Senza una risposta concreta delle istituzioni e senza l’individuazione di una struttura specialistica adeguata, davanti a questa famiglia resta un futuro segnato dall’incertezza, dalla paura e dal concreto rischio che la situazione possa precipitare.
