Tivoli, il Pd dopo lo stop ai semafori di largo San Giovanni: “Il sindaco chieda scusa e si dimetta”

Tivoli, il Pd dopo lo stop ai semafori di largo San Giovanni: “Il sindaco chieda scusa e si dimetta”





Il gruppo consiliare dem attacca il sindaco dopo lo stop alla sperimentazione: “Fallimento annunciato, vogliamo conoscere i costi e le responsabilità”.

La retromarcia del sindaco accende lo scontro politico




La retromarcia sui semafori di largo San Giovanni accende immediatamente lo scontro politico. Dopo la decisione del sindaco Marco Innocenzi di interrompere la sperimentazione iniziata il 17 luglio e riportare l’impianto in modalità lampeggiante, il gruppo consiliare del Partito democratico va all’attacco e chiede al primo cittadino di assumersi la responsabilità di quanto accaduto. Fino a invocarne le dimissioni.


“Un fallimento annunciato”


“Un fallimento annunciato. Innocenzi chieda scusa e si dimetta”, è l’affondo con cui i consiglieri del Pd intervengono sulla vicenda, contestando anche la ricostruzione fatta dal sindaco sull’origine del progetto.

Innocenzi, annunciando lo stop alla sperimentazione, aveva ricordato che l’installazione dei semafori nel 2021, così come il progetto e i lavori successivi, erano stati programmati, approvati e finanziati durante la precedente amministrazione guidata da Giuseppe Proietti. Aveva inoltre spiegato di aver portato avanti l’iter per “dovere di continuità amministrativa”, pur avendo avuto fin dall’inizio delle perplessità.


Lo scontro sulle responsabilità


Una ricostruzione che il Pd respinge. “Sui semafori di largo San Giovanni assistiamo all’ennesimo show di ipocrisia amministrativa – sostiene il gruppo consiliare –. Il sindaco Innocenzi annuncia la fine della “sperimentazione” e il ritorno ai semafori lampeggianti, cercando disperatamente di scaricare le colpe sull’amministrazione Proietti”.

Per i dem, il riferimento alla precedente amministrazione non sarebbe sufficiente a sollevare dalle responsabilità chi governa oggi Palazzo San Bernardino. Il Pd contesta inoltre a Innocenzi e all’assessore competente di aver sostenuto pubblicamente il nuovo sistema nelle settimane precedenti alla decisione di fermarlo.

“Solo poche settimane fa – prosegue la nota – l’assessore alla viabilità e lo stesso sindaco rivendicavano orgogliosamente questo impianto come l’unica soluzione “intelligente” per il traffico tiburtino”.

Il confronto si sposta quindi sui costi sostenuti per l’opera. Il Pd parla apertamente di «spreco di fondi pubblici» e sostiene che le criticità emerse durante l’estate fossero prevedibili. “Non servivano sperimentazioni per accertarsi del fallimento, lo sapevano i cittadini e lo avevamo denunciato noi, inascoltati”.

Secondo l’opposizione, la scelta di mettere i semafori in lampeggiante sarebbe arrivata soltanto davanti all’impossibilità di proseguire con l’attuale configurazione, soprattutto alla vigilia del rientro dalle ferie e della riapertura delle scuole, quando i flussi di traffico sono destinati ad aumentare.

“Oggi, di fronte all’evidenza, il sindaco fa marcia indietro per evitare il collasso totale”, attacca ancora il gruppo consiliare.

La richiesta: “Fuori i conti”

Il Pd chiede ora di andare oltre il confronto politico sulle responsabilità tra vecchia e nuova amministrazione e di fare chiarezza sulle risorse pubbliche impiegate per l’intervento.

“Basta con la propaganda e lo scaricabarile. Chiedere scusa ai cittadini per i disagi causati non basta: vogliamo i conti dello spreco e che qualcuno ne risponda in prima persona”.

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Elena Ceravolo

Elena Ceravolo, giornalista professionista, cronista che da più di 30 anni racconta fatti e storie della provincia di Roma. Dalla cronaca nera alla bianca, con una passione speciale per l’archeologia e i viaggi, piccoli e grandi.