UNA PIETRA PREZIOSA DI TIVOLI: LA BRECCIA QUINTILINA

UNA PIETRA PREZIOSA DI TIVOLI: LA BRECCIA QUINTILINA

Sintesi dell’articolo di
Cairoli Fulvio Giuliani
(in “Le grandi ville romane del Territorio Tiburtino”, Catalogo Mostra, Tivoli 2021, pp. 85- 88)

Nell’articolo apparso nel Catalogo della Mostra “Le grandi ville romane del territorio Tiburtino”, l’autore parla della Breccia Quintilina, detta anche Breccia di Tivoli, pietra rara e colorata, che si trova solo a Tivoli, nella zona della villa di Quintilio Varo. Non proviene però da Tivoli, ma forse dalle cave della Liguria. Fu usata soprattutto per incrostazioni sottili e decorazioni di tavoli, come i due esposti a Londra, nel Victoria and Albert Museum.

Individuazione della Breccia Quintilina

La pietra fu individuata e valorizzata dal Cardinale Innocenzo Ciocchi del Monte, nipote di Giulio IIIConfinato a Tivoli da papa Pio IV (1559.1565), prese a frequentare le numerose rovine del territorio e nella villa di Quintilio Varo scoprì appunto la breccia, difficile da notare in quanto costituita da un conglomerato di sassi colorati abbastanza piccoli, scabri e ossidati. 

Del Cardinale e della breccia di Quintiliolo parla sia lo storico tiburtino Antonio del Re, che scrisse all’inizio del 1600, sia Faustino Corsi, che nel 1833 ne descrisse le caratteristiche e ne individuò la presenza, sia pure assai limitata, in alcune chiese di Roma. 

Frammento di breccia Quintilina non lavorata

Provenienza della Breccia

Questi autori confermano che la pietra è detta appunto Quintilina dalla villa di Quintilio Varo, dove ne raccolse alcuni frammenti lo stesso Corsi, il quale sottolinea che gli scalpellini romani la chiamavano in alcuni casi Breccia di Prussia, mentre come Breccia d’Inghilterra era conosciuta a Firenze. Non è escluso che, almeno per quest’ultima denominazione, abbiano avuto importanza i due tavoli del XVII secolo conservati in Inghilterra, nel Victoria and Albert Museum a Londra.

Attualmente se ne rinvengono solo minutissime schegge, che sfuggono all’occhio non esercitato, in varie zone della villa di Varo, presso la grande piscina e sopra il criptoportico.

Fascino di questa pietra variopinta

Frammento di breccia, collezione privata

La bellezza della breccia meritò anche l’onore di una quartina del vescovo ed umanista Antonio Sebastiani Minturno (1494-1597); anche Monsignor Leone Strozzi (1657-1722) utilizzò per celebrare la pietra due versi di Ovidio.

La breccia, per quanto si sa, non è stata mai rinvenuta in altro luogo che a Tivoli, ma questo non vuol dire che sia originaria della nostra città; si ritiene infatti che essa possa provenire da cave liguri. Un solo altro pezzo fu casualmente rinvenuto nel 1870 nella zona tra Anzio e Nettuno, e poi adoperato nel restauro della Confessione di Santa Maria Maggiore.

Scavi alla ricerca della Breccia

Molti furono i tentativi di scavi effettuati, prevalentemente alla ricerca della breccia, durante il XIX secolo. Nel luglio 1819 il principe Gerolamo Odescalchi in società col Vescovali, famoso commerciante di antichità in Roma, scavò in terreni delle ville di Quintilio Varo e di Cinzia.

Nel 1838 Mariano Rizzo si vide respingere una richiesta di scavo nel suo uliveto presso Quintiliolo; l’anno dopo, però, “piantando degli ulivi“ (era questo un sistema per aggirare la proibizione degli scavi), trovò due statue frammentarie.  Si infittirono pertanto le ricerche e gli scavi in quella zona. Anche il Principe Del Drago, nel 1847, richiese un permesso di scavo, in un suo terreno “a Quintiliolo”, ma si ignora l’esito dell’indagine. Nel 1852 si rimisero in luce nell’oliveto di proprietà Sestili “alla villa di Quintilio Varo” alcuni marmi squadrati, sembra privi di decorazione, che furono depositati al Palazzo Comunale.

L’attività dei clandestini

Contemporaneamente, si aprivano scavi clandestini alla ricerca soprattutto della Breccia. Nell’aprile 1843 fu denunciato tale Settimio Sterlich per aver sottratto dall’oliveto di tale Anna, vedova Pucci, alla villa di Quintilio Varo, un pezzo di marmo “detto Breccia“. Il 4 agosto 1846 l’ispettore G. Maggi denuncia al Camerlengato scavi abusivi nella villa di Q. Varo, condotti al fine di trovare la famosa breccia; i clandestini individuati provenivano quasi sempre dal “Regno di Napoli: essi si reputano autori degli scavi, tanto più che spesso si vedono in quelle vicinanze con ferri opportuni, ed hanno anche per simil titolo sofferto il carcere”.

Anche numerose altre segnalazioni attestano che la zona di Quintiliolo era ritenuta particolarmente ricca di materiali archeologici preziosi, tra cui naturalmente la breccia di Tivoli.

Utilizzo della Breccia Quintilina

Dal momento del suo rinvenimento questa pietra colorata è sempre stata usata per sottili incrostature a decorazione di mobili, soprattutto tavolini.  Oltre i due pezzi famosi conservati, come si è detto, nel Victoria and Albert Museum, altri due tavoli sono in proprietà di importanti famiglie di Tivoli, mentre una coppia di cassettoni laccati di bianco e oro del sec. XVIII, impiallacciati di questa pietra, sono apparsi nel mercato antiquario di Roma negli anni 80 del secolo scorso.

Piano con breccia Quintilina (Metropolitan Museum)

Di particolare importanza il blocco in breccia Quintilina conservato nell’Antiquarium del Celio, caratterizzato tra l’altro da una iscrizione di sicura pertinenza imperiale, che attesta quindi una commercializzazione di pietre rare attraverso istituzioni imperiali.

Frammenti di breccia sono presenti in alcune abitazioni di famiglie tiburtine; un altro esemplare, appartenente alla collezione di Raniero Gnoli, andò malauguratamente distrutto qualche decennio fa per una imprudente lavorazione. Un frammento di cm. 15 x 10, sempre proveniente dalla zona di Quintiliolo, è conservato nei magazzini del Santuario di Ercole Vincitore (Catalogo Mostra Ville Romane, p. 315).

Piano di marmo con breccia Quintilina (Paul Getty Museum)

Bibliografia

AA.VV. Millenario della Chiesa di Quintiliolo, 250° dell’incoronazione della Madonna, Tivoli 2005

C.F. GIULIANI, La Breccia Quintilina, in “Le Grandi ville romane del Territorio Tiburtino”, Catalogo Mostra, Tivoli 2021, pp. 85- 88, con bibliografia precedente.

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Redazione

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