Il dialetto di Tivoli nel medioevo – Parte seconda
Nel Medio Evo il dialetto tiburtino acquistò caratteristiche che ancora si conservano, come l’uso dei soprannomi e la stabilità dei toponimi. Inoltre nei processi accusati e testimoni parlavano nel dialetto del tempo.
di
Franco Sciarretta
4 – L’Archivio Tiburtino di S. Giovanni Evangelista del sec. XIV.
Pubblicato da Vincenzo Pacifici nel 1922, si è rivelato una fonte preziosa per vari motivi, ma soprattutto per l’incidenza del dialetto nei soprannomi e nella toponomastica. Fra i primi ricordiamo “Boccabella”, “Capurape” (Testa di rapa), “Voccaroscia” (Bocca rossa), Scalciarigli” (Scalcia-grilli), Tuctanocte (Tutta-notte), “Pocosangue” (Suor Narda Pocosangue). Fra i secondi “Platea regine” (Piazza della Regina), che compare in due atti del 1374 e del 1420 (pp. 51,71). Dunque, Piazza della Regina è antica denominazione risalente sicuramente al 1374
5. Atti del Comune di Tivoli del 1389 e del 1414.

In questi “Atti” sono conservate lettere, provenienti da territori vicini, redatte in un linguaggio “cancelleresco” non tiburtino. Una di esse, risalente al 1389, proviene dalla rocca di Lariano inviata da Nicolaus de Lauro de Neapoli, al servizio dello Stato Pontificio, in cui rimprovera i Tiburtini per aver impedito ai suoi soldati di far preda nel territorio nemico di S. Polo. Una cosa che colpisce nella lettera sono i passati prossimi “site pusto” (avete potuto), “site trovato” (avete trovato), costruiti con il verbo “essere” al posto di “avere”. Questa “costruzione inversa” è ampiamente affermato nel Lazio ed altrove, per cui dobbiamo supporla anche per Tivoli. Ma a partire da quale data? Negli “Atti del Comune di Tivoli del 1414” ancora troviamo “aio trovata”, “aio trovati”, “avemo trovata”., che sono testimonianza della mancata “forma inversa”, la quale, dunque, deve essere successiva a quella data.
6 – Il Catasto del 1362-1399.

Nel 1987 Renzo Mosti pubblicava in AMSTSA, 60 (1987), pp. 77-140) “Un quaderno del più antico catasto di Tivoli della seconda metà del XIV secolo” che permetteva di aggiungere, ai nomi noti da altre fonti, 288 nuovi individui nella II metà del ‘300 e di confermare la presenza di toponimi tiburtini, che risultavano 72. I più ricorrenti erano “Carciano” (12 volte), “Pesuni” (11) e la “Contrata Trivii”(10), i primi due per le proprietà terriere ivi dislocare, il terzo per la posizione centrale nella città. Tra i tanti ci soffermiamo su “Votano”, il quale ha lasciato il nome alla cinquecentesca Fontana dei Votani” e che fu interpretato variamente. Esclusa la derivazione da Wotan, la spiegazione più attendibile è quella ipotizzata dal Giuliani in AMSTSA, 67 (1994), pp. 35-48 nel lavoro intitolato “Il santuario d’Ercole e il suo intorno nella toponomastica medievale”, dove si prospetta la derivazione dal greco “biothanatos” (=ucciso violentemente), evolutosi in “botànos”, da cui “botàno” e quindi “votàno”. Il termine riportava, secondo la tradizione agiografica, alla vicenda di S. Sinforosa e dei suoi sette figli, che la tradizione voleva essere stati giustiziati, al tempo dell’imperatore Adriano, all’interno del santuario di Ercole Vincitore. Il toponimo “votano” è già presente nel “Regesto della Chiesa di Tivoli”, edito dal Bruzza (doc. VII, anno 991, p. 43; doc. XI, anno 1029, p. 60) dove compare una “vinea qui appellatur votano”. Ancora in pieno Rinascimento troviamo sul posto una chiesa ed un convento detto di S. Giovanni in Votano, documentati fin dal 1571, mentre nel sec. XVIII risulta che le monache di S. Michele Arcangelo possiedono un “orto in luogo detto Votano”, come risulta da un Catasto del 1737.
7-Il Cabreo del 1402 delle chiese, degli ospedali e dei monasteri di Tivoli del 1402.

Edito dal Mosti nel 1982 presenta una ricca nomenclatura toponomastica da cui affiora la tendenza a mantenere saldi i nomi dei secoli precedenti. I più ripetuti sono: Carciano (17 volte), le Prata (14 ),Pesuni (10), Quintiliolo (10), Cesarano (9), la Montanara/Montanaria (5), Vesta (5). La ripetuta menzione di “Prata” può interpretarsi come un nuovo interesse per questa parte del territorio tiburtino. Lo stesso può dirsi per il (Colle) Cesarano. Per una migliore localizzazione dei toponimi notiamo che per Quintiliolo si aggiunge talvolta “supra Vassi”, e per Vesta si specifica “iuxta Formam”. L’incertezza che grava ancora sulla trascrizione di Soberitola si ricava dalle diverse letture nei documenti, che sono Sonevitula, Severitula, Soveritula, Soneritula, Soberitula.
BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
Cortellazzo, Marcato 1998; De Mauro, Lodi 1993; Federici 1910; Mosti 1975; Mosti 1987; Mosti 1988; Petrocchi 1956; Petrucci 2004; Rizzello 1966; Sciarretta 1999: Toponomastica Tivoli 1997; Vignuzzi 1997.
