Santuario di Ercole: Heroides. “Donne che svelano la fragilità degli eroi” e appuntamento a settembre con il “Certamen Ercole Vincitore”
Heroides: Cinque spettacoli per riportare il mito al presente attraverso le voci di Medea, Antigone, Ecuba, Ifigenia e delle donne di una famiglia medievale.
di
Viviana Carbonara e Sara Tarissi de Jacobis (Istituto Villa Adriana e Villa d’Este – Ministero della Cultura)
Gli Spettacoli
Si è chiusa sabato 8 agosto la prima edizione di Heroides – Donne che svelano la fragilità degli eroi, rassegna teatrale promossa dall’Istituto Villa Adriana e Villa d’Este, con il contributo del Ministero della Cultura – Direzione Generale Spettacolo, a cura di TDO Compagnia Teatrale, in collaborazione con il Comune di Tivoli e i Parchi Letterari.
Per cinque serate il pubblico, accolto dal Direttore dell’Istituto Alberto Samonà, ha potuto vivere un’esperienza unica, immerso nella straordinaria relazione tra la scena contemporanea e il teatro antico del Santuario di Ercole Vincitore, uno spazio nato in età romana nel quale la dimensione collettiva del teatro torna oggi a vivere.

Heroides
Il titolo, Heroides, evoca Ovidio e le sue celebri lettere poetiche affidate alle voci delle eroine del mito. Da questa suggestione è nata una rassegna che ha messo in scena cinque figure e cinque vicende diverse, accomunate però da una domanda: che cosa rimane dell’eroismo di grandi uomini del passato quando si guarda la storia dalla parte di chi ne subisce le conseguenze?
Medea

La risposta ha preso avvio da Medea – Drammaturgia intorno ad una Famiglia allo sfascio, dai testi di Euripide e Seneca, interpretata da Silvia Siravo, con la regia di Nicasio Anzelmo.
Medea è una delle figure più perturbanti della tragedia antica perché non consente una lettura univoca: è insieme madre, moglie, amante, straniera, vittima e carnefice. La sua vendetta contro Giasone nasce dalla crisi di un rapporto privato, ma porta con sé il tema dell’alterità: Medea è la donna della Colchide che vive in una terra straniera, la donna che non appartiene pienamente alla comunità che la circonda. La messinscena porta questo conflitto nel presente, trasformando la tragedia familiare in una riflessione sulle solitudini, sulle esclusioni e sulle fratture che attraversano la famiglia contemporanea.
Antigone

Con Antigone, cronache di un teatro di guerra, con la regia di Lia Tanzi, con Giuseppe Pambieri e Micol Pambieri, il punto di partenza è Sofocle, ma la Tebe della tragedia diventa un luogo devastato dalla guerra, un paesaggio contemporaneo. Rimane intatto il nucleo della tragedia: da una parte la legge della città incarnata da Creonte, dall’altra la legge morale alla quale Antigone si appella per dare sepoltura al fratello Polinice. La figura della giovane continua così ad attraversare i secoli perché pone una domanda ancora irrisolta: fino a che punto è possibile obbedire a una legge quando essa entra in conflitto con la propria idea di giustizia?
Ecuba

In Ecuba, di Euripide, interpretata da una magistrale Paola Quattrini diretta da Livio Galassi, è invece la guerra a essere osservata dalla parte dei vinti. Ecuba ha perso Troia, il marito, i figli, la propria condizione regale e infine anche la possibilità di vivere il dolore come semplice dolore. Alla morte della figlia Polissena, sacrificata sulla tomba di Achille, si aggiunge quella del giovane Polidoro, ucciso da Polimestore. È allora che la vittima diventa vendicatrice. Euripide porta la protagonista oltre il tradizionale lamento della madre: il dolore si trasforma in violenza e la tragedia lascia aperta una delle sue domande più inquietanti, quella sul confine tra giustizia e vendetta. Scritta nel V secolo a.C., Ecuba sembra così parlare con una voce sorprendentemente vicina al nostro presente.
Ifigenia in Aulide
Il 7 agosto è stata la volta di Ifigenia in Aulide, dalla tragedia di Euripide, con Andrea Tidona e la regia di Alessandro Machia. Qui la fragilità dell’eroe diventa quasi il tema stesso della tragedia. L’Agamennone euripideo non è il condottiero sicuro di sé della tradizione epica, tanto meno la mastodontica figura dell’Odissea di Nolan, ma un uomo lacerato tra il ruolo pubblico e quello privato di padre, tra ambizione, paura e necessità politica. Anche Achille appare lontano dall’immagine dell’eroe omerico. Il mondo del mito sembra perdere la propria compattezza e lasciare emergere uomini fragili, incapaci di governare pienamente le conseguenze delle proprie decisioni. Al centro resta Ifigenia, convocata con il pretesto delle nozze e destinata invece al sacrificio. È il corpo di una giovane donna a pagare il prezzo di una spedizione collettiva: una delle più radicali contraddizioni del modello eroico.

A chiudere la rassegna I De Broc, che ha condotto dall’antichità alla storia medievale. Al centro c’è l’assassinio di Thomas Becket, arcivescovo di Canterbury, ucciso nel 1170 per il suo conflitto con il potere di Enrico II. Ma la grande vicenda storica viene osservata attraverso una famiglia nobile, la cui ambizione e sete di potere finiscono per consumare i rapporti al suo interno. Il tono oscilla tra dramma, commedia e grottesco: ancora una volta, dietro il grande evento pubblico emergono le fragilità private degli uomini e delle donne che lo attraversano.

È forse questo il filo più interessante di Heroides. Le cinque storie non delineano soltanto figure di donne: raccontano ciò che il mito e la storia tendono a lasciare ai margini. Dietro la gloria di Agamennone c’è Ifigenia; dietro la guerra di Troia c’è Ecuba; dietro la legge di Creonte c’è Antigone; dietro l’eroismo di Giasone c’è Medea. E dietro il grande evento storico dell’assassinio di Becket c’è una famiglia che si disgrega.
Il Santuario di Ercole Vincitore, costruito attorno alla figura di uno dei grandi archetipi dell’eroe, diventa così il controcampo ideale delle storie rappresentate. In un luogo la cui stessa monumentalità celebra la forza, la vittoria e la capacità di superare le prove, il teatro porta in scena ciò che l’idea tradizionale di eroismo rischia di lasciare nell’ombra: la paura, il sacrificio, il lutto, la disobbedienza, la solitudine.
Ma il dialogo tra il teatro e il monumento non si esaurisce con la rassegna. Il Santuario sarà infatti protagonista anche dell’ultimo atto del progetto, il primo Certamen Ercole Vincitore, in programma sabato 26 settembre 2026: un concorso organizzato in collaborazione con la Fondazione Teatro di Roma, rivolto a giovani attrici e attori under 35, chiamati a confrontarsi con la figura dell’eroe attraverso brevi rappresentazioni ospitate, per la prima volta dopo i lavori di restauro terminati di recente, in uno degli ambienti monumentali della Via Tecta. Un ulteriore passaggio dal mito al presente, affidato alle nuove generazioni della scena, che saranno chiamate non soltanto a raccontare l’eroe, ma a interrogarsi su cosa significhi esserlo oggi.
Bibliografia
P. E. Easterling, , Women in Tragic Space” Bulletin of the Institute of Classical Studies, 34/1, 1987.
L. McClure, Spoken Like a Woman: Speech and Gender in Athenian Drama, Princeton University Press, Princeton, 1999.
H. P. Foley, Female Acts in Greek Tragedy, Princeton University Press, Princeton, 2001.
