La media valle dell’Aniene nelle età dei metalli (3500-730 a.C.)

La media valle dell’Aniene nelle età dei metalli (3500-730 a.C.)

Nel presente contributo si offre uno sguardo d’insieme sulle problematiche legate al popolamento della media valle dell’Aniene tra l’Eneolitico e la prima Età del Ferro basato soprattutto sui risultati di ricerche di superficie nel territorio.

di Alessandro Guidi già Professore ordinario di Preistoria, Università Roma Tre, Roma

Per molti anni, assieme a Silvia Festuccia, mi sono occupato della Preistoria recente e della Protostoria della media valle dell’Aniene. Con poche eccezioni (ad esempio i materiali delle sepolture di Cantalupo Mandela e il ripostiglio di Canteramo) la quasi totalità dei siti individuati, quasi tutti oggetto di ricognizioni di superficie (se si eccettua il piccolo scavo condotto da chi scrive a Colle Tamburo, vicino ad Agosta) sono il frutto delle ricerche dei fratelli Antonio e Maurizio Panimolle e sono conservati nel Museo Ceselli di Santa Scolastica, a Subiaco (purtroppo chiuso da anni)

Le vicende del popolamento

Vanno considerate due tipi di difficoltà nell’esplorazione di questa regione: la forte copertura alluvionale del fondovalle e la predominanza di aree boschive, spesso impossibili da ricognire.

Cantalupo Mandela (Vicovaro), sepolture
Le Rotti (Anticoli Corrado), abitato
Roccagiovine, abitato

Nella fase più antica dell’Età dei metalli, tra Eneolitico ed antica Età del bronzo (3500-1700 ca. a.C.) conosciamo tre abitati (particolarmente importante quello individuato nel taglio del campo sportivo di Roccagiovine), preferenzialmente posti tra il fondovalle e i primi terrazzi dell’area montana, e la già citata necropoli, formata da sei tombe a inumazione (alcune con più deposizioni), di Cantalupo.

Alla stessa epoca risale, ’unico sito di tipo “simbolico-rituale”, il riparo di Morra di Colecchia, coperto da incisioni databili per la maggior parte a un’epoca assai più antica, in cui si segnala anche la presenza di un “ometto a phi”, dipinto e in posizione dominante sulla sottostante valle dell’Aniene.

L’età del bronzo

Il quadro muta in modo evidente nella successiva Media età del Bronzo e nell’età del Bronzo recente (1700-1150 ca. a.C.), periodo nel quale conosciamo ben dieci abitati, ora posti per la maggior parte in aree mediamente più elevate, su pianori, terrazzi o selle tra alture, a testimonianza di un tessuto più organizzato, con villaggi strutturati, probabilmente federati tra loro o comunque collegati anche in base a sistemi di intervisibilità (ad esempio fuochi o segnali di fumo).

Forma Focerale (Subiaco)
S.Balbina (Castelmadama)
Le Morre (Cervara di Roma)

Di questi abitati cinque (Forma Focerale, Le Morre e due posti nel territorio di Castelmadama) proseguono nel successivo periodo dell’Età del Bronzo finale (1150-950 ca. a.C.), a testimonianza di un processo, ben conosciuto in area mediotirrenica, di selezione e concentrazione dell’insediamento. All’età del bronzo finale può essere riferito anche l’abitato su altura (un vero e proprio “castelliere”) di Monte Croce (tra Anticoli Corrado e Saracinesco), parte di un sistema di insediamenti che aveva il suo epicentro nei Pratoni di Monte Gennaro, con economia basata sull’allevamento stanziale e la transumanza a corto raggio.

Le Morre (Cervara di Roma)
Colle Tamburo (Agosta)

L’età del ferro

Alla prima età del ferro (950-730 ca. a.C.) appartengono solo tre abitati, posti preferenzialmente tra fondovalle e pendici collinari, a Castelmadama, Agosta e Subiaco, gli ultimi due posti in un territorio,  per le fonti appartenente ormai agli Equi.

Un quadro dunque assai dinamico che spero possa essere presto ampliato e integrato da nuove scoperte, a testimonianza della vivacità della nostra regione.

Per saperne di più:
A. Guidi, S. Festuccia, La media valle dell’Aniene dall’Eneolitico all’Età del ferro, in Atti e Memorie della Società Tiburtina di Storia ed Arte XCII, 2019, pp. 131-140 (con bibliografia precedente).

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Redazione

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