Tivoli, l’antica Via di Pomata minacciata dai Cantieri Acea
A rischio i Siti Archeologici di Età Repubblicana e il Paesaggio degli Ulivi secolari nell’area di Pomata. Ruspe e trivelle pronte all’assedio nella Buffer Zone della Villa Adriana. L’appello della popolazione alla revisione del tracciato.
di
Maria Antonietta Tomei
I cantieri ACEA: da Monte Catillo a via di Pomata
Ho seguito con crescente preoccupazione i lavori e gli enormi sbancamenti realizzati dall’Acea per il nuovo acquedotto Marcio, che dalla via Tiburtina-Valeria all’incrocio con la Sublacense si sono spostati nel territorio di Tivoli e, dopo aver (pesantemente manomesso) interessato la Riserva di Monte Catillo, si dirigono ora verso una delle zone più affascinanti, fragili e preziose del territorio tiburtino: la via di Pomata.

Nonostante il tracciato definitivo e i dettagli tecnici dell’opera non siano stati ancora precisati, i carotaggi preliminari del terreno già in corso a via di Pomata, visite di agronomi con il compito di: valutare il valore degli olivi da espiantare in previsione di possibili espropri in programma nella zona, hanno confermato, sulla base di una carta schematica con indicazioni sommarie del tracciato progettuale, che i cantieri dell’acquedotto interesseranno la zona inclusa tra la via di Pomata, i Colli di Santo Stefano e la Villa di Adriano, sito Unesco dal 1999; l’area intorno alla Villa è in parte compresa nella Buffer zona, la fascia di rispetto della Villa Adriana, dove ogni intervento che presenta un impatto significativo sull’ambiente deve essere sottoposto ad una preliminare valutazione.

Notevole l’allarme tra i cittadini, le associazioni ambientaliste e le Istituzioni, anche perché, tra l’altro, la captazione dalle sorgenti dell’Aniene di ulteriori 2.500 litri di acqua al secondo, rispetto agli attuali 4.300, ridurrà notevolmente la portata del fiume,
Pomata: la via dell’Acqua e dell’Otium
La strada di Pomata, antichissima via panoramica lunga circa 5 km e immersa tra uliveti, particolarmente amata e frequentatissima dai tiburtini, non è una semplice strada di campagna, ma un vero e proprio museo a cielo aperto, per la presenza di imponenti resti archeologici, che si intravvedono tra gli oliveti secolari in un ambiente paesaggistico unico, in parte ancora intatto e di rara bellezza.

Gli Acquedotti romani
La via di Pomata ricalca un percorso di età repubblicana (III sec. a.C.), nato come strada di servizio per il controllo dei giganteschi acquedotti e come via di accesso alle lussuose ville suburbane della ricca nobiltà romana.


La zona è attraversata infatti dai quattro principali acquedotti che dalla zona sublacense rifornivano di acqua la città di Roma (Anio vetus, Aqua Marcia, Anio Novus, Aqua Claudia) e che fin dall’epoca romana caratterizzano il paesaggio tiburtino con le loro imponenti arcate e le ardite soluzioni di Ingegneria idraulica.

Questi giganti dell’acqua – con le loro caratteristiche architetture affiorano sotto il terreno al loro posto, in parte visibili in alzato con le loro maestose strutture, come ad esempio, il Ponte degli Arcinelli, purtroppo poco visibile in quanto coperto dalla vegetazione.

Pannelli didattici realizzati dall’Amministrazione segnalano la presenza dei resti archeologici o di elementi rilevanti lungo tutto il percorso della strada, e costituiscono un valido supporto di conoscenza per tutti i visitatori.

Nella situazione descritta, scavare trincee in profondità e far transitare mezzi pesanti sopra queste fragilissime strutture sotterranee, significherebbe rischiare un danno archeologico incalcolabile.
Le grandi ville romane

Oltre agli acquedotti, nella zona di Pomata è straordinario il tessuto archeologico costituito dalle ville di otium, appartenenti all’aristocrazia romana dall’età repubblicana (II – I secolo a.C.). La loro concentrazione lungo la strada è dovuta anche alla presenza dei vicini acquedotti che consentivano l’utilizzo, anche abusivo, di una grande quantità di acqua.
La villa detta di Bruto
La prima che si incontra, a destra sulla strada di Pomata, è la villa detta di Bruto. Tradizionalmente la leggenda attribuisce questa immensa residenza a Marco Giunio Bruto, il celebre cospiratore che partecipò all’assassinio di Giulio Cesare, anche se in realtà i testi di Cicerone suggeriscono che appartenesse già da prima alla sua famiglia. Si tratta di una villa scenografica di epoca tardo-repubblicana che domina la pianura romana. È costruita su tre enormi terrazze artificiali, imponenti mura in opera incerta e poligonale.


La sua struttura a terrazze ha ispirato grandi architetti del Rinascimento, tra gli altri Antonio da Sangallo il Giovane, per il progetto di Villa Madama a Roma.
La villa ritenuta di Cassio

A seguire sulla destra della strada, un’altra villa particolarmente famosa è la cosiddetta Villa di Cassio (spesso associata o confusa con la vicina Villa di Bruto), attribuita a Gaio Cassio Longino, un altro dei principali promotori della congiura contro Giulio Cesare.


Anche questo edificio, risalente all’età tardo-repubblicana, fu edificato su tre giganteschi terrazzamenti, necessari per superare il dislivello della collina. Nella villa erano presenti sale monumentali, giardini, ninfei, peschiere e persino un piccolo teatro privato. Questa villa, a differenza di tutte le altre che non sono state scavate, fin dal Rinascimento è stata oggetto di indagini; approfonditi furono soprattutto gli scavi di De Angelis / Corradi tra il 1773 e il 1779, sotto il pontificato di Pio VI.

La straordinaria ricchezza della villa di Cassio è testimoniata dal recupero di ben 81 statue, di cui una trentina disperse. Di questo ricchissimo ciclo scultoreo fanno parte le celebri statue della sala delle Muse e numerose erme di filosofi, poeti e saggi esposte nella Sala nei Musei Vaticani.








La loro datazione perlopiù in età adriane, ci fa ritenere che con Adriano la villa subì un‘importante fase di ristrutturazione. Oggi i maestosi basamenti in opus reticulatum (in tufo e palombino) della struttura sono ancora parzialmente visibili dal basso, immersi tra gli ulivi secolari e la natura rigogliosa di questo angolo di territorio tiburtino.
Importanza paesaggistica della strada


La via di Pomata è famosa anche per la bellezza del paesaggio, che incarna il mito della Campagna Romana e che attirò intellettuali ed artisti di tutta Europa durante il periodo del Grand Tour.

Con le possenti rovine immerse in una natura incontaminata di olivi secolari, la via di Pomata è stata per secoli, e continua ad essere, un atelier a cielo aperto per i paesaggisti, tra i quali si distingue il celebre acquarellista E.R.Franz che ha celebrato la via di Pomata con le sue greggi, i suoi olivi, immergendoli con la sua luce in un’armonia senza tempo.

Lungo la strada è a lui dedicata una lapide commemorativa a testimonianza dello stretto legame tra la via di Pomata e la pittura ad acquerello del gruppo “25 della Campagna Romana”.

Abbattere i nodosi olivi, che insieme alle rovine caratterizzano questo lembo di territorio tiburtino conservatosi pressochè intatto, cancellerebbe per sempre un paesaggio unico di natura e arte.


Via di Pomata, dunque, non è solo un itinerario di grande interesse archeologico e paesaggistico, ma un luogo dove i panorami della sottostante campagna, che lambiscono la Villa Adriana, sono costituiti dalla coltivazione di olivi secolari e di genoma rari, di particolare valore ecologico ed etno-antropologico.

Paesaggisticamente suggestivo e per molti aspetti simile è anche l’itinerario san Marco Pisoni, che da Via di Pomata scende verso la pianura, costeggiando un altro importante gruppo di ville di età romana, in loc. Pisoni, dove le costruzioni antiche, vicinissime tra loro, si configurano come un unico complesso archeologico, in prossimità dell’attuale via Tiburtina e a metà strada verso Villa Adriana.


È importante ricordare che il tracciato ACEA, dopo Pomata, dovrebbe arrivare anche in vicinanza della stessa Villa Adriana, che è solo in parte compresa nel perimetro dell’attuale parco archeologico, con un’estensione all’esterno notevole, anche se ancora non precisamente definita.
La difesa attraverso i vincoli
Per salvare la via di Pomata e anche la zona sottostante compresa nel Percorso culturale San Marco Pisoni fino a villa Adriana, un patrimonio straordinario di archeologia, paesaggio e natura, non basta fare appello alla presenza massiccia delle strutture romane del luogo o alla bellezza paesaggistica, o alla presenza degli ulivi secolari o della natura incontaminata.

E’ necessario ricorrere alle leggi di tutela, fortunatamente presenti: infatti l’area interessata dai lavori ACEA è sottoposta a vincolo emesso dal Ministero dei BBCCAA con decreto 6 agosto 2001, pubblicato su GU 252 del 29 ottobre 2001: “inclusione dell’area non urbanizzata dell’agro tiburtino compresa tra la via di Pomata – Colli di Santo Stefano – Villa Adriana – Colle Cesarano, ricadente nel Comune di Tivoli tra le zone di interesse archeologico di cui all’art. 146, comma 1, lett. m) del d.lgs. 29 ottobre 1990, nr. 490”.
Il vincolo del Ministero è uno strumento assai potente di tutela e sicuramente sarà utilizzato per la salvaguardia archeologica. e paesaggistica di questo lembo di territorio con caratteristiche uniche al mondo.
Tale vincolo risulta posto anche in attuazione dell’impegno, assunto dallo Stato italiano (a seguito dell’inserimento della Villa Adriana tra i Beni UNESCO Patrimonio dell’Umanità nel 1999), a mantenere l’assetto dell’area dell’agro tiburtino che comprende la zona Buffer di protezione della Villa, su parte della quale si dovrebbero realizzare (anche se ancora non esiste un progetto definitivo) i cantieri del nuovo acquedotto.
In Italia, le aree sottoposte a vincolo (ex D.Lgs. 42/2004 – Codice dei Beni Culturali) impongono rigide autorizzazioni da parte della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio. Nessun cantiere può essere aperto senza una valutazione preventiva dell’impatto che il progetto comporta e senza l’autorizzazione della Soprintendenza.
Anche se, come in questo caso, il nuovo acquedotto ACEA si presenta come un’infrastruttura strategica, per la quale i vincoli non determinano sempre un blocco totale delle opere, la Soprintendenza ha il potere di pretendere modifiche anche sostanziali al tracciato, al fine di non interferire con le emergenze archeologiche o le piante secolari e non modificare il paesaggio; inoltre impone prescrizioni rigorose di vario tipo per la salvaguardia di un ambiente unico e particolare.
Certamente, dunque, il vincolo ministeriale è l’arma fondamentale, ma per attivare tutta la sua forza deve anche essere accompagnato da un costante confronto istituzionale tra Amministrazioni locali, Soprintendenza ed ACEA.
Importantissimo sarà anche il ruolo della mobilitazione popolare, che a Tivoli ha iniziato a muoversi, a partire dall’Associazione degli Agricustodi di Pomata, dalla Sezione di Italia Nostra e da Legambiente, le cui rappresentanze sono presenti nelle riunioni dell’Amministrazione ed attive tra i cittadini.
Conclusioni
La via di Pomata, la strada più bella e più amata dai Tiburtini, possiede tutte le caratteristiche — ambientali, culturali e legali – per richiedere la massima tutela e la più rigorosa salvaguardia delle sue bellezze storiche e paesaggistiche.
Spetta ora agli Enti preposti applicare le norme dei vincoli esistenti affinché l’opera progettata dall’Acea non faccia scempio dei notevoli valori archeologici, naturalistici e paesaggistici di un luogo simbolo di Tivoli osannato nei secoli dai Viaggiatori del Grand Tour e contribuito a rendere famosa la Città nel mondo.
Un appello alle Associazioni ed ai Cittadini tutti affinché insieme si possa riuscire a far comprendere alle Amministrazioni competenti ed all’Ufficio Tecnico Acea la necessità di rivedere il tracciato del nuovo acquedotto.
Bibliografia
Sugli acquedotti
S. Le Pera – R. Turchetti (a cura di), I giganti dell’Acqua. Acquedotti romani del Lazio nelle fotografie di Thomas Ashby (1892-1925), Roma 200, con bibl. precedente7
Sulle Ville
AA.VV. “Le grandi Ville Romane del Territorio Tiburtino» “Catalogo Mostra presso il Museo della Città di Tivoli (Marzo-Dicembre 2021); Tivoli 2021, con bibl. precedente
Sulla via di Pomata
M.A. Tomei, Itinerari turistico-culturali da Villa d’Este a Villa Adriana: Via di Pomata; Percorso San Marco-Pisoni, Tivoli 2023
Una raccolta firme sarà organizzata il 25 ottobre presso il Fontanile della Retta lungo la Strada di San Vittorino durante una festa popolare; una seconda raccolta di firme avverrà l’1 Novembre in collegamento con una manifestazione-dibattito che si terrà presso il fontanile di Pomata. (si veda locandina allegata)


