Dopo la Sentenza: quali Prospettive per Villa Adriana?

Dopo la Sentenza: quali Prospettive per Villa Adriana?

Con una Sentenza dello scorso luglio il Consiglio di Stato ha scongiurato il pericolo che la Villa Adriana sia estromessa dal Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO. Si apre ora il problema di gestire l’area di rispetto (Buffer zone) della Villa. Italia Nostra si è rivolta al Ministro della Cultura Alessandro Giuli.

di Carlo Boldrighini,
Presidente della sezione «Aniene» di Italia Nostra

Da Adriano all’UNESCO

La Villa Adriana, come noto, fu costruita dall’imperatore Adriano tra il 118 e il 138 d.C, non tanto come villa di otium, quanto come centro di rappresentanza dell’impero. Lo testimoniano le ricostruzioni, al suo interno, degli edifici e dei luoghi più celebri dell’impero e le audaci innovazioni degli architetti adrianei.

Teatro Marittimo

Le strutture si estendono su 120 ettari e furono in uso fino all’epoca tardo-antica. Nel 1434 Ciriaco d’Ancona riconobbe i resti di Villa Adriana come residenza imperiale. Fu seguito da numerosi visitatori illustri, tra cui il papa Pio II Piccolomini, costruttore della Rocca Pia, Leonardo, Raffaello e Michelangelo. Ne trassero ispirazione anche famosi architetti quali il Sangallo e il Borromini, e le immagini delle strutture antiche furono diffuse dalle famose incisioni di Giambattista Piranesi.

Dalla Villa Adriana provengono centinaia importanti opere d’arte, ora al Museo Vaticano, al Museo Capitolino, e in altri Musei in Italia e all’estero.

L’attuale Area archeologica, di proprietà dello Stato, fu istituita nel 1870 e si estende su 80 ettari, di cui circa la metà visitabili. Aperta al pubblico, ebbe da subito un grande successo di visitatori, anche per gli importanti risultati degli scavi e dei restauri, che ancora continuano.

Nel 1999, come una delle massime testimonianze della civiltà romana, Villa Adriana ebbe un importante riconoscimento: fu inclusa nel Patrimonio dell’Umanità (World Heritage, WH) dell’UNESCO.

Villa Adriana ha rischiato l’espulsione dalla lista UNESCO

L’accordo tra il Governo italiano e l’UNESCO prevede un’area di rispetto (Buffer zone), con l’obbligo di sottoporre ogni intervento urbanistico ad una valutazione d’impatto (Heritage Impact Assessment, HIA). In ottemperanza a ciò, nel 2001, il Ministero dei Beni Culturali appose un vincolo paesaggistico, ma nel dicembre 2011 il Comune di Tivoli approvò nell’area Buffer una lottizzazione, cosiddetta «Nathan» dal nome del precedente proprietario, il sindaco di Roma, noto – ironia della sorte – per il contrasto alla speculazione edilizia.

Vani furono gli appelli delle Associazioni ambientaliste di rispettare il vincolo. Italia Nostra presentò ricorso al T.A.R; nel 2012 apparve anche un’altra minaccia: la Regione Lazio propose una discarica per i rifiuti di Roma in una cava di pozzolana a poche centinaia di metri da Villa Adriana.

Obbligo dell’ Heritage Impact Assessment (HIA)

Informato della lottizzazione “Nathan”, nello stesso anno 2012, il Comitato dell’UNESCO ricordò al Governo italiano l’obbligo della valutazione d’impatto detto HIA (fu il primo caso di richiesta di HIA in Italia) e il Ministero affidò l’incarico ad una esperta di sua fiducia, l’arch. Jane Thompson. Nella dettagliata relazione che ne seguì, consegnata nel luglio 2014, si dichiarava che la lottizzazione avrebbe avuto un forte impatto negativo, e la sua realizzazione avrebbe aperto un procedimento di esclusione per la Villa Adriana dalla lista UNESCO, fatto gravissimo a livello internazionale, con pesanti ricadute negative su Tivoli.

La vicenda ebbe ampia diffusione mediatica, anche all’estero. Il ministro Franceschini annunciò una revisione degli atti, ma poi non se ne seppe più nulla, e nello stesso 2014 la società proprietaria della lottizzazione Nathan chiese al Comune di Tivoli il permesso di costruire, che fu negato dall’allora sindaco Proietti, per l’impatto che avrebbe avuto sull’area di esondazione (zona R4) dell’Aniene.

Le Associazioni e i cittadini in difesa di Villa Adriana

Il divieto del Comune fu un ostacolo imprevisto, che bloccò la situazione. In proposito c’è da dire che fin dal 2004 l’Agenzia Regionale per la Difesa del Suolo, al fine di eliminare la zona R4, aveva concluso un progetto assai invasivo di difesa idraulica, chiudendo il romano Ponte Lucano e il Mausoleo dei Plautii tra argini alti 5 m.

Le Grandi Terme

Lo scempio scatenò forti proteste delle Associazioni e dei cittadini: solo a Tivoli furono raccolte oltre 2000 firme, e fu anche coinvolta la Presidenza della Repubblica. Tralasciamo qui la vicenda che richiederebbe un articolo a parte; basti dire che il muro di cemento che ha tolto gran parte della bellezza al complesso Mausoleo-Ponte Lucano-Aniene, immortalato nei secoli da molti artisti, non ha impedito i danni delle esondazioni.  In conclusione, l‘opera non fu collaudata e la zona R4 rimase.

Il «muro di Ponte Lucano»

Le proteste per le sorti della Villa Adriana e di Ponte Lucano ebbero notevole risonanza: fu memorabile, per il suo intervento appassionato, un discorso dello storico dell’arte Philippe Daverio. Il giornalista Sergio Rizzo scrisse sul Corriere della Sera (14/05/2014) che, favorendo la speculazione edilizia, le Amministrazioni locali avevano annullato l’effetto positivo dell’ingresso di Villa Adriana nella lista UNESCO; ed infatti secondo i dati ministeriali citati da Rizzo, nei 14 anni successivi i visitatori della Villa Adriana diminuirono del 34%.

Sentenza finale sulla lottizzazione “Nathan”

Negli anni seguenti la società titolare della lottizzazione (Impreme S.p.A.) fu acquisita da un fondo americano. Il ricorso presentato da Italia Nostra andò in aula nel 2023. Il T.A.R. del Lazio lo accolse, e annullò gli atti autorizzativi, riconoscendo che l’area era vincolata, come riportato nelle tavole del Piano Territoriale Paesaggistico Regionale (PTPR), in cui, tra l’altro, si raccomandava al Comune di delocalizzare gli insediamenti previsti.

La Impreme S.p.A. presentò ricorso al Consiglio di Stato, che lo scorso luglio 2025 l’ha respinto, confermando la nullità degli atti (l’approvazione del Comune e il parere Paesaggistico Regionale) per «falso presupposto», cioè che l’area fosse edificabile, mentre non lo era. Nessun indennizzo è stato riconosciuto alla ditta, che chiedeva più di 90 milioni di risarcimento, dato che la falsità del presupposto era facilmente verificabile consultando il PTPR.

La lunga e complessa vicenda giudiziaria sembra ora conclusa felicemente, permettendo alla villa Adriana di rimanere, come merita, nella lista del Patrimonio dellUmanità dellUNESCO.

Prospettive dell’area Buffer

Si presenta ora il problema della gestione dell’area Buffer, per la quale è previsto un Piano di Gestione. E’ un problema urgente, perché l’area della lottizzazione Nathan e le aree agricole abbandonate contigue si stanno trasformando in discariche a cielo aperto

Su questo punto il Presidente nazionale di Italia Nostra, prof. Edoardo Croci, ha inviato una lettera aperta al ministro Giuli. Si ricorda che la Villa Adriana ha una chiara vocazione paesaggistica, perchè conserva un lembo del paesaggio storico dell’Agro Romano, ora in gran parte scomparso. Parte dell’area Buffer potrebbe essere acquisita o comunque gestita in funzione paesaggistica, anche usando l’istituzione dei Paesaggi Rurali Storici del Ministero dell’Agricoltura (MASAF)

Nell’area Buffer è ora in vendita la Tenuta Colleoni, un paesaggio agrario storico della Campagna Romana tra i meglio conservati, con uno splendido casale cinquecentesco. La presenza del vincolo consentirebbe al MiC di esercitare, come auspichiamo, il diritto di prelazione.

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Redazione

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