Gloria e rovina dei Pini di Roma
I pini di Roma, vanto dei parchi e giardini della capitale, vengono ora abbattuti e deturpati a centinaia.
di
Carlo Boldrighini, Italia Nostra
I pini di Roma
I pini sono senza dubbio gli alberi più caratteristici del paesaggio di Roma. Le chiome sempre verdi ad ombrello, e i tronchi con la corteccia a scaglie rossastre, si impongono alla vista nelle aree archeologiche, nei giardini, nei viali e nei parchi. Hanno ispirato pittori, scrittori e perfino musicisti: il poema sinfonico I Pini di Roma, scritto nel 1924 da Ottorino Respighi, figura di rilievo dell’avanguardia musicale europea di quel tempo, è considerato un capolavoro nel suo genere.
I pini di Roma appartengono per lo più alla specie Pinus pinea (pino domestico), dalla caratteristica chioma ad ombrello, e in misura minore alle specie Pinus pinaster (pino marittimo), più alto e con una chioma più stretta. Il pino domestico produce pinoli commestibili: per questa ragione, ed anche per stabilizzare i terreni sabbiosi, è stato ampiamente coltivato nell’area mediterranea, dove forma estese pinete lungo le coste.

Non sempre ci sono stati molti pini a Roma. Erano apprezzati come alberi ornamentali già nell’antichità, ma fino al Settecento erano poco diffusi lontano dalle coste, sia perché gli aghi di pino rendono acido il terreno, sia anche perché si tratta di un albero poco longevo, vive non più di duecento anni, un tempo breve per chi progettava i parchi nel Medioevo e nel Rinascimento. La diffusione dei pini nei parchi e giardini di Roma risale all’epoca napoleonica. C’erano pini piantati dai francesi fino a non molto tempo fa, quelli di Villa Medici, sede dell’Accademia di Francia, che sono tutti morti poco dopo il 2000.
Gestione attuale dei pini

Il pino domestico presenta specifici problemi nel contesto urbano, perché ha radici superficiali, che spesso hanno difficoltà ad espandersi per mancanza di spazio, e corrugano l’asfalto. Una causa frequente di caduta sono i lavori eseguiti sulle strade, che tagliano gli apparati radicali, come è avvenuto recentemente a Via dei Fori Imperiali. Comunque, questi problemi ci sono sempre stati e non giustificano certo i massicci abbattimenti di alberi sani, come i colossali pini del Pincio abbattuti nel 2024, di cui abbiamo detto su Vidyait lo scorso gennaio.

Oltre agli abbattimenti, dobbiamo purtroppo notare che la gestione attuata ora a Roma, soprattutto nei quartieri periferici, sembra fatta per aggravare i problemi. I pini sono infatti soggetti alla sistematica eliminazione dei rami bassi (foto a), per evitare, si dice, pericoli dovuti alla caduta di pigne e di rami.

Questa operazione però, oltre a cambiare drasticamente la naturale sagoma del pino (foto b,c,d), provoca la necrosi di parte dell’apparato radicale, e una reazione della pianta che, privata di parte delle foglie, emette nuovi rami in alto.

Si alza così la quota del baricentro, per cui il vento sulla chioma esercita un maggiore momento della forza sulle radici indebolite, ed accade che, dopo tali «cure», spesso ripetute, l’albero cade (foto e, si noti la riduzione dell’apparato radicale), o viene preventivamente abbattuto: una gestione che sembra puntare agli abbattimenti.

A conferma di ciò c’è l’assurda proposta del Comune di considerare «a fine ciclo» i pini di età superiore ai 70 anni, senza bisogno di perizia. Ben poco si fa invece per combattere la cocciniglia, che da qualche anno devasta i pini romani: le cure sono efficaci e costano poco, ma ridurebbero gli abbattimenti che, come abbiamo riportato nell’articolo di gennaio, sono remunerativamente premianti per le ditte appaltatrici. Dopo l’abbattimento, senza curarsi del decoro urbano, i ceppi vengono spesso lasciati sul posto per anni, anche se talvolta, per attutire l’impatto visivo, li decorano con vasi di fiori

La «sicurezza»
L’amministrzione comunale romana, appoggiata da alcuni giornali, invoca gli abbattimenti di migliaia di alberi per la «sicurezza». Ma le statistiche dicono che negli ultimi anni la media dei morti per caduta di alberi in Italia è di 3,5 all’anno; facendo le proporzioni, a Roma i decessi dovuti agli alberi sono circa uno ogni sei anni, quasi sempre per mancanza di manutenzione, mentre le morti evitate per gli effetti ecosistemici delle alberature, l’attenuazione delle ondate di calore, come quella che stiamo vivendo in questo giorni di agosto, e l’assorbimento delle polveri sottili PM2.5 che causano cancri, sono centinaia se non migliaia. Citando Totò, direi ai supposti fautori della «sicurezza»: ma fatemi il piacere…
Le proteste non affrontano la vera causa

Ultimamente si registrano vibrate proteste dei cittadini per i massicci abbattimenti di alberi. Molto attiva è l’associazione CURAA (Cittadini Uniti per Roma i suoi Alberi e i suoi Abitanti) che ha presentato ricorsi alla magistratura. Anche a Monterotondo è nato un comitato a cui hanno aderito centinaia di cittadini per salvare gli alberi di Piazza della Libertà. È auspicabile che vengano finalmente applicate le leggi che prevedono pesanti multe per gli abbattimenti di alberi non giustificati da necessità o perizie.
Per la gestione di alberature, parchi e giardini, serve personale esperto stabile, per una manutenzione ordinaria costante, che intervenga quando e come è opportuno, e non tramite occasionali appalti che hanno spesso tempi di spesa stretti, escludono la manutenzione, e favoriscono quindi massicci abbattimenti
Tra le grandi città europee solo a Roma, a quanto pare, si pratica questo tipo di gestione del verde, che per i suoi effetti si può ben definire rovinosa
A Parigi la Direction des Espaces Verts et de l’Environnement ha qualche migliaio di giardinieri in pianta stabile, come era per il Servizio Giardini romano, ormai mitico per la sua capacità ed efficienza, ma da tempo eliminato in omaggio al dogma della privatizzazione dei servizi. Anche a Madrid e a Vienna la situazione è notevolmente diversa da quanto avviene a Roma, a conferma della piu corretta gestione del verde. E la differenza con Roma si nota sempre di più, soprattutto in giorni come questi di estrema e prolungata calura; è stata notata anche dai giornali stranieri, come il francese Le Monde, in un articolo del 15 luglio dal titolo: Rome accablée par de forts chaleurs regrette les arbres coupés (Roma, oppressa dalla grande calura, rimpiange gli alberi abbattuti). Altri articoli sul tema sono stati pubblicati dalla CNN, il 31 luglio, e da altre testate straniere.
Si spera anche per Roma un cambiamento di rotta, per il bene della salute pubblica e un miglior decoro urbano.

Complimenti per la scelta del tema e per o contenuti. A parer mio molto appropriato In questo momento nel quale alcuni sembrano dimenticare il Genius Loci
Confermo il commento sull’opportunità della scelta di un tema su cui porre l’attenzione e che non è certo minore per le sue implicazioni. Include infatti il problema della cura che si dovrebbe a Roma, ai suoi parchi grandi e piccoli, storici e recenti, fonte di ristoro per l’anima e per chi, in una città sovraffollata come questa, cerca un posto dove rifugiarsi. E’ noto come il verde abbassi la sensazione del caldo in modo reale e come la presenza di alberi, aiole fiorite unitamente alle tante opere d’arte sparse nei giardini di Roma, da Villa Borghese all’EUR, altrove religiosamente curati, offrano tanti benefici per la salute. Basta pensare ai curatissimi parchi del mondo anglosassone, seguiti da squadre, che operano quotidianamente nella manutenzione , concetto che qui sembra ormai sparito anche dal vocabolario. Il ripristino del prezioso Servizio Giardini e di maestranze opportunamente addestrate sarebbe davvero un’opera meritoria. Ci risparmierebbe le urgenze, darebbe lavoro qualificato, eviterebbe i numerosi scempi, che stanno depauperando del nostro ricco patrimonio arboreo. E invece, quanti soldi sprecati e sbandierati per le tante ubique ciclabili, spesso causa di restringimenti e ingorghi stradali e di conseguenza smog!
Davvero molto interessante conoscere – attraverso testi di specialisti che, con la necessaria competenza, sanno scrivere in maniera semplice e ben comprensibile anche ai ‘profani’ – aspetti del nostro patrimonio altrimenti sconosciuti.
Grazie e complimenti per la chiarezza.
La liquidazione del “servizio giardini” del Comune di Roma, apprezzato ben oltre i confini della città, è stato un vero e proprio delitto, compiuto per motivi di miope (?) vantaggio economico. L’articolo di Carlo Boldrighini, utile e circostanziato, fotografa una situazione che non credo possa essere modificata. L’abbattimento generalizzato è sotto gli occhi di tutti e continuerà sull’altare della “sicurezza del cittadino”. Ammettendo che i pini di Roma siano pericolosi e vecchi, esiste in prospettiva la loro sostituzione con altre essenze (lecci, ad esempio)?
Volevo ricordare la canzone di Antonello Venditti ” Notte prima degli esami”, che dice ” Come i pini di Roma, la vita non li spezza”…., ma forse l’incuria sì.
L’articolo dedicato ai pini di Roma evidenzia con chiarezza come il verde urbano e le alberature storiche non siano semplici elementi decorativi, ma infrastrutture primarie per il benessere pubblico, la qualità dell’aria e la mitigazione del microclima urbano. Quando si parla di tutela degli alberi maturi e ad alto fusto, le dinamiche che affliggono la Capitale si riflettono puntualmente nei comuni dell’area metropolitana.
Un esempio emblematico è proprio la vicenda di Monterotondo, dove la gestione del patrimonio arboreo è al centro di un acceso dibattito pubblico e di forti mobilitazioni cittadine:
1. La ferita degli abbattimenti pasciuti e le proteste: Negli ultimi tempi, la comunità locale ha già vissuto con forte preoccupazione l’abbattimento di diversi alberi storici nel tessuto cittadino, scatenando proteste e l’intervento di comitati ambientali che denunciano la perdita irreversibile di ombra, identità storica e servizi ecosistemici.
2. La minaccia a Piazza della Libertà: Il caso più spinoso riguarda il progetto di riqualificazione e la realizzazione del parcheggio interrato in Piazza della Libertà (ex Piazza delle Erbe). Il piano prevede la rimozione e l’abbattimento di ben 24 alberi ad alto fusto (tra tigli, platani, olmi e robinie).
Come sottolinea la riflessione sui pini romani, non basta sostituire a posteriori alberi decennali con nuove piantumazioni giovani, che impiegheranno decenni per restituire i medesimi benefici ecologici. La vicenda di Piazza della Libertà a Monterotondo dimostra che la tutela del verde non può prescindere da una pianificazione che metta al primo posto la salute pubblica, la partecipazione dei cittadini e la conservazione degli alberi storici.