I cani delle cave tra Tivoli e Guidonia, quattordici anni di cure e attese: «Ora sogno serenità per loro»
di
Dajana Mrruku
Per quattordici anni Claudio Proietti ha cercato cibo, raggiunto i cani delle cave e del parco e imparato a conoscerne le abitudini. Fino a cinquanta chili di alimenti al giorno, recuperati coinvolgendo le persone della zona, per animali ai quali si è legato e dei quali ha condiviso anche la sofferenza. Tra Tivoli e Guidonia, il progetto «Liberi e accuditi» apre adesso una prospettiva diversa: sterilizzazioni, cure e monitoraggio per permettere ai cani di vivere più serenamente nel territorio che conoscono. Nelle interviste a Vidya.it, Claudio Proietti e la volontaria Debora Vargiu raccontano l’emozione di vedere una risposta concreta dopo anni trascorsi a fronteggiare bisogni quotidiani e nuove nascite.
Claudio Proietti: quattordici anni accanto ai cani
Alla domanda su cosa significhi vedere finalmente partire il progetto, Claudio fatica a trattenere l’emozione: «Viene da piangere». Dietro quelle parole c’è un impegno lungo quattordici anni, cominciato per amore degli animali e diventato una presenza costante nelle loro vite. Per procurare il cibo ha cercato aiuto in ogni modo, facendo conoscere la situazione agli abitanti della zona: «Trenta, quaranta, cinquanta chili al giorno rimediavo», ricorda. Una raccolta che gli consentiva di sfamare i cani, ma anche di osservarli da vicino e riconoscere i legami tra loro. Uno degli episodi che gli sono rimasti impressi riguarda un cane maschio che aveva raccolto del cibo per portarlo alla cagnolina femmina intenta ad allattare. Un gesto di cura seguito, nel suo ricordo, da un’assenza dolorosa: «Il giorno dopo non ho trovato né mamma né cucciolo».
La scelta delle sterilizzazioni
Nel tempo Claudio ha cambiato anche il proprio modo di guardare alle sterilizzazioni. All’inizio, spiega, era contrario perché avrebbe voluto lasciare che gli animali seguissero il corso della natura. Poi ha riconosciuto che la sua stessa presenza, attraverso la distribuzione del cibo, interveniva già su quell’equilibrio. A convincerlo sono state anche le preoccupazioni per il destino dei cuccioli. Nell’intervista Proietti riferisce di aver sospettato un commercio di piccoli: una denuncia personale, sulla quale nella testimonianza non vengono forniti elementi di riscontro, ma che aiuta a comprendere le sue paure e le speranze riposte nel progetto. Per lui limitare le nascite significa anche ridurre l’esposizione degli animali a possibili interessi esterni. Quando gli viene chiesto che cosa immagini per il futuro, risponde: «Tanta serenità». È ciò che desidera per gli stessi cani che ha visto crescere e, in alcuni casi, sparire.
Debora Vargiu: «Un’emozione unica»
Alla cura degli animali collabora da circa dieci anni anche Debora Vargiu. Per la volontaria, il progetto rappresenta soprattutto la possibilità di interrompere il continuo aumento delle cucciolate e delle difficoltà legate alla loro sopravvivenza. «Speriamo che vada avanti tutto questo progetto», dice, indicando nelle sterilizzazioni un passaggio fondamentale per ridurre la sofferenza. Vedere l’iniziativa prendere forma è «un’emozione unica», dopo tanto tempo trascorso ad assistere a nuove nascite senza una soluzione duratura. Tra i cani ai quali è più affezionata c’è una femmina che è già stata sterilizzata. Debora la chiama teneramente «una bambina» e racconta che, negli anni, ha avuto numerose cucciolate: così tante da non riuscire a quantificarle. «La porterò sempre con me», dice. È anche attraverso questo legame che si misura il valore dell’iniziativa: nella possibilità, per chi si occupa degli animali ogni giorno, di immaginare finalmente un futuro che non sia soltanto un’altra emergenza
